Il territorio di San Miniato è sempre stato molto attento alla cultura in tutte le sue accezioni attraverso l’organizzazione di importanti manifestazioni anche internazionali e la creazione di luoghi culturalmente molto vivi e attivi. Uno di questi è l’Orcio d’Oro, un’officina culturale del comune di San Miniato sita nella Torre degli Stipendiari in via Augusto Conti 48, aperta al lavoro degli artisti che appoggia a valorizza in ogni modo. Questo è il quinto anno di lavoro in cui offre mostre, spettacoli di musica, teatro, danza, presentazione di libri, film e altro.

In questo periodo ospita l’interessante mostra  pittorica “Umanità” di Giulia Gerace che ci è parsa degna di attenzione per cui siamo andati a cercare la pittrice per farla parlare della sua arte.

Come diciamo sempre a tutti si presenti..

“Mi chiamo Giulia Gerace, sono nata a Pisa un bel po’ di anni fa ma sono ormai residente nel Comune di Montopoli Val d’Arno da circa quindici anni. Qui ho ristrutturato la casa colonica che i miei genitori avevano comprato quando ero piccola, in piena campagna, isolata. e che ho sempre amato moltissimo, dove vivo con tre gatti e un cane”.

La sua formazione?

“Dopo aver terminato l’Accademia delle Belle Arti di Carrara sono tornata a Pisa e pian piano, alla pittura ho affiancato altri linguaggi espressivi quali cortometraggi di video-arte, fotografia, scultura in legno, fil di ferro e creta. Ho imparato anche l’arte del restauro e della falegnameria, dato che lavorare il legno mi piace molto, che mi hanno permesso di lavorare anche come restauratrice di mobili e di sfogare la mia creatività realizzando oggetti e mobili per arredamento. Ho tre laboratori: pittura, falegnameria e di oggetti di piccole dimensioni”.

Che genere di pittrice è?

“Non riesco a definirmi e non amo le definizioni in genere perché  penso che limitino il senso di libertà in tutti i sensi e campi. La mia ispirazione va a periodi, spaziando da  quadri figurativi ad altri di paesaggi e astratti. Non ho una tecnica univoca e sperimento molto sui materiali”.

Quindi non si limita solo all’arte figurativa e si dedica anche alle arti plastiche?

“Tengo tre laboratori: pittura, falegnameria e scultura di piccoli oggetti. Vado a periodi, spazio da quadri figurativi ad altri di paesaggio e ad altri materici. Ciclicamente, finito un periodo di lavoro, interrompo per il tempo che basta per ricaricarmi e ricominciare; delle volte ripartendo da dove avevo interrotto e altre volte cambiando”.

Quali sono i pittori, le pittrici e gli artisti in genere di suo riferimento?

“Mi hanno segnata tanti artisti a seconda dei periodi, di anni passati e presenti: Kate Kollowitz, Francis Bacon, Lucian Freud, William Turner, Anselm Kiefer, Giacometti, l’arte bizantina, Vangi, Viani. Solo per citare alcuni a caso e come mi vengono alla mente”.

 Cosa rappresenta per lei la pittura e l’arte in genere?

“Per me la pittura è cosa vitale e non potrei vivere senza, ma questa è una cosa a parte, mia personale. Per quanto riguarda invece cosa pensi a proposito dell’arte in genere e di chi all’interno ci lavora, potrei citare una metafora.  Da una parte c’è un ampio pubblico di persone che ha sete (di emozioni, di bellezza, di stimoli al pensiero e allo scambio…) e la sete è esigenza primordiale, dall’ altra parte c’è l’acqua (l’arte), nel mezzo ci sta il tramite, quello che distribuisce l’acqua, (l’artista): niente di più niente di meno”.

Quante opere sono presenti in questa mostra?

“Nella mostra ci sono 26 quadri dipinti in un lasso di tempo di circa un anno frutto di una cernita”.

Il territorio nel quale vive la influenza dal punto di vista artistico?

“La campagna intorno casa, al di fuori del paese di Castel del Bosco, nel comune di Montopoli Val d’Arno è essenziale per me. Il silenzio, l ‘isolamento, le passeggiate nei campi con il cane sino all’ Arno che mi scorre vicino; il cambio delle stagioni, e con queste le erbe e le piante che mutano, seccano, rinascono, fioriscono e poi riseccano e rinascono in una ciclicità che sembra la solita ma non lo è, ogni volta c’è qualcosa di nuovo da osservare. Il cielo, tanto cielo, senza ostacoli, e le notti che si vedono le stelle perché non ci sono illuminazioni cittadine, e che quando c’è la luna piena e passeggi hai l’ombra che ti segue. E poi c’è il vento, ho sempre tanto vento sia d’ inverno che d’estate: e poi ci sono le rondini, che ogni anno tornano da me a riprendere possesso dei propri nidi che ho nelle stalle, la volpe che passa ogni sera a vedere se ci sono degli avanzi del cibo del cane che io le lascio fuori; gli istrici con le loro tane sotterranee, i cinghiali che devastano il terreno e le corse elegantissime dei caprioli la mattina presto presto…”.

Una domanda ricorrente che formulo a tutti gli artisti che incontro è se, secondo Lei,  l’ arte in genere salverà il mondo, cosa sa dirmi lei al riguardo?

“No, l’arte non salverà il mondo, ci credo poco alla salvezza del mondo sino a che ci saremo noi umani. L’arte semmai può salvare qualche umano, come me del resto, o comunque aiutarlo a vivere meglio”.

Prossimi suoi impegni artistici?

“Chi lo sa! Qualche idea, ma ancora da definire”.

 Un ringraziamento, un saluto e un invito a seguire quest’artista molto interessante e l’arte nel suo complesso perché, citando tale Antonio Aschiarolo, “l’arte non ha epoca, è l’emozione che dorme su guanciali d’eternità”.

 

Guido Martinelli

Foto di Giulia Gerace

 

 

 

 

 

 

 

Scrivi un commento