Con piacere vi parliamo del romanzo di un’autrice toscana, Barbara Guazzini, che esercita la professione forense. Con “Il corpo inverso” (8tto Edizioni) è stata finalista, con menzione speciale della giuria, alla fellowship per scrittrici esordienti LetteraFutura, e finalista al Premio Walter Mauro.

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Dante ha sei anni quando, a seguito di una caduta durante l’ora di ginnastica, viene sottoposto a una radiografia che rivela in lui una rara conformazione congenita: gli organi sono invertiti rispetto alla posizione consueta (situs inversus). La scoperta segna Dante che da quel momento sente su di sé lo stigma del “diverso”, nonostante il padre Leonardo cerchi di tranquillizzarlo e di convincerlo che nello specchio può ritrovare il suo doppio perfetto.

La vita sembra riprendere il suo corso finché, due anni dopo, il padre di Dante viene incarcerato per l’omicidio di un uomo. La realtà carceraria, così come la lontananza forzata dal padre, sono incomprensibili per un bambino di otto anni, e la madre (che, non a caso, è l’unico personaggio del romanzo senza un nome), pur restando accanto al figlio, diventa disattenta e algida, dimostrandosi del tutto incapace di prendersene cura.

Proprio come il suo corpo inverso, anche la vita di Dante sembra andare al contrario: quando infatti arriva il momento di riunirsi al padre tanto desiderato, il corso delle cose vira di nuovo per la direzione opposta ai suoi programmi, questa volta in maniera definitiva. Dante si impegnerà, con fatica, a costruire per sé una esistenza ordinaria, concedendosi di vivere un amore acerbo e complicato con una ragazza di nome Elisabetta, e trovando nella dottoressa Marta (la psicologa che lo ha avuto in terapia sin da bambino) e in Riccardo (una guarda carceraria) un surrogato delle figure genitoriali che gli sono venute a mancare.

Il nucleo portante del romanzo è il rapporto padre-figlio, un legame intenso che parrebbe interrompersi con un taglio netto, che invece si fortificherà nell’assenza, e proprio per questo struggente e segnato dalla nostalgia e dall’attesa.

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