Tra i tanti eventi in programma in questo mese nella città della Torre pencolante non poteva mancare una bella iniziativa cinematografica, “Trame Indipendenti”, dedicata ai corti cinematografici, che negli anni passati ha riscosso un grosso successo di pubblico e di critica, e che vedrà quest’anno la sua conclusione tra pochi giorni. Per questo abbiamo cercato d’incontrare uno degli organizzatori.

Abbiamo qui uno degli organizzatori di “Trame indipendenti”, festival internazionale dei cortometraggi indipendenti, che invitiamo a presentare se stesso, l’ente organizzatore e la manifestazione.
“Mi chiamo Abramo Tesoro, ho 52 anni e faccio lo sviluppatore web. Ho iniziato a occuparmi non solo da spettatore appassionato di cinema con l’esperienza del TRA (Teatro Rossi Aperto) uno straordinario percorso collettivo a cui ho contribuito provando a organizzare prima dei cineforum e poi il festival. Non sono “l’organizzatore”, ma una delle persone che lo organizza, magari tra le più attive ma non da sola. Il festival è nato infatti da un collettivo che si è formato proprio in seno all’esperienza del TRA e proprio da quella deriva il suo nome, è infatti dall’acronimo di Teatro Rossi Aperto che siamo partiti per inventare il nome “TRAme Indipendenti”. Essendo un’esperienza di autogestione e autoproduzione culturale è sembrato naturale rivolgere lo sguardo del nostro festival verso l’indipendenza, cercando di dare un pubblico a registi che si vogliono mettere alla prova con la settima arte e provano ad autoprodursi e che molto spesso non trovano un “palcoscenico” e una “platea” per le loro opere. Con la complicità di pandemia e lockdown il Teatro Rossi Aperto è stato chiuso per essere restituito all’abbandono degli ultimi 3 anni, il festival è però riuscito a sopravvivere, si è costituito in associazione di promozione sociale e oggi cammina sulle sue gambe.La serata finale di questa edizione si svolgerà venerdì 28 giugno alle 21.00 al Parco delle Concette di Pisa”.

Abramo Tesoro

Ha questa passione perché ricopre o vorrebbe ricoprire qualche ruolo nel mondo del cinema?
“No, sono solo un appassionato di cinema e animazioni”.

Chi sono i suoi principali collaboratori?
“La nostra associazione ha un’organizzazione molto collettiva, i soci sono 17, l’impegno delle singole persone varia di anno in anno anche in funzione degli impegni personali, a questo gruppo si uniscono altre persone appassionate che ci affiancano nel lavoro di selezione dei cortometraggi in gara, quest’anno il gruppo dei selezionatori era composto da 35 persone”.

I vostri punti di riferimento culturale nel settore?
“I membri dell’associazione sono variegati ed hanno gusti e riferimenti culturali molto diversi tra loro. Ci sono amanti del cinema d’autore che guardano a registi come Kim Ki-Duc o i fratelli Dardenne, appassionati di horror e fantascienza, fino agli amanti di serie TV. 
Questa diversità ci permette di realizzare un festival ricco di stili e punti di vista differenti sulla settima arte”.

Chi sono i vostri sponsor?
“Abbiamo avuto un paio di sponsorizzazioni da banche locali, ma in questa edizione nessuna. Ogni anno partecipiamo al bando cultura del Comune di Pisa. Abbiamo avuto diversi patrocini negli anni, il Comune di Pisa nelle ultime 3 edizioni, ma prima ancora di altri comuni come Capannori, Rosignano, Vecchiano, Vicopisano, Volterra”.

Difficoltà principali per organizzare un simile evento?
“Le cose da fare sono molte, gestione delle piattaforme informatiche, processo di selezione dei cortometraggi, gestione dei tirocini universitari, rapporti con i partner, organizzazione delle serate finali, accoglienza degli ospiti, comunicazione… la difficoltà principale è seguire in maniera coordinata tutte le attività e portarle avanti fino al loro compimento”.

I pregi del corto cinematografico come genere quali sono?
“Il genere cortometraggio mi piace molto perché costringe chi li realizza ad un grande sforzo di sintesi e li forza alla rinuncia di fronzoli ed estetismi, per questo stesso motivo credo sia un anche un genere molto efficace nella comunicazione contemporanea così compressa nel breve, anche se forse per alcuni questo può essere un limite più che un pregio. Inoltre i cortometraggi richiedendo budget inferiori rispetto ai lungometraggi, anche se non sempre così modesti, permettono a nuovi registi e produttori di mettersi alla prova, per la stessa ragione sono potenzialmente una forma d’arte più libera”.

Da quanto si svolge questa manifestazione?
“Siamo all’ottava edizione, la prima edizione si è tenuta nel 2017”.

Questa è la serata finale perché ce n’è stata un‘altra, vero?
“Si, questa è la finale della sezione principale, che chiamiamo narrativi. Si è già svolta la serata finale delle sezioni animazioni e documentari, venerdì 14 giugno, al Cantiere Sanbernardo a Pisa” .

Quanti erano i corti presenti la volta scorsa, da dove provenivano, quante erano le sezioni coinvolte e chi sono stati i vincitori?
“Nella scorsa edizione i cortometraggi partecipanti sono stati 199 e i finalisti 23, 10 narrativi, 7 animazioni e 6 documentari. Suruaika, un corto rumeno realizzato da Vlad Ilicevici e Radu C Pop, si è aggiudicato sia il premio del pubblico che quello della giuria per la categoria animazioni. Tra le animazioni è stato premiato anche Phonorama dello spagnolo Alex Rey che si è aggiudicato il premio speciale Arsenale. Il documentario italiano Bhaktapur di Nicola Bozzo ha invece vinto il premio del pubblico e il premio della giuria, nel secondo caso ad ex aequo con il francese Parallèles di Ambroise Carminati. L’Iran ha invece dominato la categoria narrativi, Corruption on Earth di Omid Mirnour, ufficialmente una produzione tedesca ma realizzato da iraniani sull’onda del movimento Donna, vita, libertà ha vinto il Premio del Pubblico. A questo si è affiancato Suite Night di Mahtab Pishghadam, produzione iraniana che si è aggiudicata il Premio della Giuria”.

Quanti sono i corti in programmazione per la sezione “narrativi” e da quali nazioni provengono?
“I dieci cortometraggi finalisti della categoria ‘narrativi’ sono: A House Near The Sun di Maryam Samadi; Roni Schamlian (Germania); A Nightmare on Elm Street di Michael Marie, Anthony Légal (Francia); Breaking News di Ricardo Greenough-Guerreiro (Portogallo); Frogs di Vehbi Bozdağ (Turchia); Life Hacks for Lovers di Marc Grey (Israele); Little di Meka Ribera, Álvaro G. Company (Spagna);  Shtander, shtander, Katya! di Alexandra Shadrina (Estonia); The Wake Up Chirp di Kaan Orgunmat (Svezia); The Waters di S.C. Teles (Spagna) Varanus di Kiarash Bokaeyan (Iran)”.

Chi giudica i corti?
“Il pubblico presente conferisce un premio mentre c’è un’altra giuria di esperti che ne conferisce un altro. I giurati dell’edizione 2024 sono i seguenti: Michele Sinisi (attore, regista teatrale e drammaturgo) Presidente di Giuria, l’abbiamo visto nella scorsa stagione nel film Palazzina Laf di Riondino;Luca Cappelli (montatore); Alberto Iorio (film-maker e montatore, collaboratore del Cinema Arsenale); Roberto Merlino (direttore artistico di “Corte Tripoli Cinematografica”); Anna Moretto (studentessa di Beni culturali all’Università di Pisa); Marco Romeo (TRAme Indipendenti); Nicola Trabucco (regista, docente di videomaking presso l’Università di Pisa, tecnico scientifico presso il Laboratorio multimediale del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere)”.

C’è un sito internet per avere informazioni ulteriori?

“Trameindipendenti.it
  in versione italiana, inglese e spagnola”.

Per concludere, quanto è importante il cinema nel mondo?
“Molto, non è per caso che ogni potenza sullo scacchiere geopolitico abbia una propria offerta cinematografica commerciale che in parte è distribuita in “circuiti separati”, contemporaneamente esiste una scena internazionale del cinema d’autore che cerca di divincolarsi da queste narrazioni collettive. Nel corso del ‘900 il cinema si è affermato come la forma d’arte più importante in termini di costruzione dell’immaginario e della narrazione collettiva, influenzando profondamente la cultura e la società. Dopo la seconda guerra mondiale questo ruolo ha raggiunto la sua apoteosi, oggi, con l’esplosione di internet e delle piattaforme, il panorama cinematografico è diventato molto più frammentato in nicchie di pubblico affezionato a specifici stili e generi. L’avvento delle serie sta contendendo al cinema tradizionale il primato. Anche per questo il nostro festival credo sia molto interessante, offre un piccolo spaccato su questo linguaggio artistico proponendo stili e racconti da paesi diversi. La nostra sfida è persistere in questo lavoro e riuscire ad attirare molti più lavori da oriente, ad oggi, infatti, i cortometraggi asiatici iscritti sono stati 7, escludendo l’Iran che fa eccezione avendo partecipato fin dalla prima edizione e quest’anno con ben 35 lavori”.

Bel colpo! Complimenti e auguri per questa e le future edizioni.

 

Guido Martinelli

Foto dell’organizzazione

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