– Ilaria Clara Urciuoli –

Le neuroscienze incontrano l’intelligenza artificiale in un dialogo inclusivo che abbraccia (forse necessariamente) filosofia, fisica, comunicazione, scienze della formazione: il risultato o dono da mettere in valigia al termine di questa prima edizione del Festival delle neuroscienze è un fagotto di nuove domande, qualche chiarimento, tanti stimoli.

Ad ospitare l’evento, concepito da Alessandro Rossi, professore di Neurologia e di Fisiologia umana all’Università di Siena, e sostenuto dalla Clinica di Riabilitazione Toscana, dalla Fondazione Gianfranco Salvini, dalla Regione Toscana e dal Corriere della Sera, è il Castello dei Conti Guidi di Poppi (Arezzo) nella cui Sala dei banchetti sabato 1 e domenica 2 giugno si sono incontrati, microfono alla mano, docenti delle diverse discipline con l’obiettivo dichiarato di far confrontare in un evento a carattere divulgativo acquisizioni scientifiche e ipotesi, non opinioni (“che spesso generano i falsi miti e le grandi illusioni della società contemporanea”) per favorire la costruzione di un’opinione pubblica.

La plasticità del cervello che sa adattarsi a nuove condizioni e “riciclare” per funzioni moderne sue aree rispondenti a funzioni più antiche, il legame imprescindibile che quella massa gelatinosa ha con il resto del corpo dal quale riceve e al quale trasmette; le affinità tra le reti neurali (composta da neuroni e sinapsi) e reti come il web o i social; emozioni e razionalità e la loro responsabilità nelle scelte che il genere umano compie, il libero arbitrio e il determinismo comportamentale: questi alcuni dei temi trattati nei primi interventi di Alessandro Rossi e del collega dell’Università di Padova Maurizio Corbella.

Molti altri gli argomenti affrontati dai relatori intervenuti: Matteo Lucchetti (direttore operativo di Cyber 4.0, il Centro di competenza nazionale ad alta specializzazione sulla cybersecurity) ha esaminato alcuni tra i più discussi problemi legati all’intelligenza artificiale: dai bias che questi sistemi possono ereditare dai dataset di origine umana e quindi replicare attraverso i loro algoritmi, alle conseguenze delle deepfake, dal trattamento dei dati personali al tema delle responsabilità, dai forum underground del dark web che utilizza l’AI per scopi criminali ai diversi approcci governativi (e normativi) presenti nel panorama internazionale.

Inevitabile una discussione sul linguaggio, non più prerogativa umana, e sulla distinzione (necessaria?) tra sintassi e semantica, tra forma e conoscenza, tra capacità acquisita e frontiera prossima. Partendo dal considerare i Large Language Models (i modelli utilizzati dalle intelligenze artificiali generative) uno specchio per guardare noi stessi, Riccardo Manzotti, professore di Filosofia teoretica all’Università IULM di Milano, è giunto a parlare di coscienza e della sua relazione con il mondo (rispetto al quale il relatore ipotizza una non alterità di essa) e della non esistenza dell’interiorità umana vista invece come direzione metaforica (proprio come l’alto e il basso per Paradiso e Inferno), di informazione condizionale (perché generata da un sistema di intelligenza artificiale che usa il calcolo delle probabilità) e di creatività come scelta di valori del tutto personali. Sul tema della comunicazione si è inserita la professoressa della LUISS Business School di Roma, Marzia Sandroni, mentre Loretta Fabbri, docente di Scienze dell’educazione all’Università di Siena, partendo dall’assunto che noi siamo ciò che facciamo e gli oggetti che usiamo (ma anche quelli non usiamo), ha sostenuto che l’intelligenza artificiale è parte del nuovo umano e non può dunque essere esclusa dai processi di apprendimento.

Dei diversi tipi di memoria umana ha dunque parlato Simone Rossi, professore di Neuroscienze all’Università di Siena, abbracciando con Emanuela Scribano, insegnante di Storia della Filosofia alla Ca’ Foscari di Venezia, e Gavina Luigia Giuseppina Cherchi, professoressa di Estetica all’Università di Sassari, i temi di spazio, tempo e creatività.

La seconda giornata ha affrontato la discussione sulla natura della coscienza attraverso un’ipotesi che chiama in causa la fisica quantistica. A supportare studiosi e curiosi in questo difficile percorso, insieme al professor Alessandro Rossi, il fisico del Cern di Ginevra Sergio Bertolucci.

Coloro i quali si siano incuriositi possono recuperare gli incontri (tutti moderati da Luigi Ripamonti, responsabile Salute del Corriere della Sera) on line attraverso il canale Youtube della Clinica di Riabilitazione Toscana. Una sfida forse per i neofiti ma sicuramente uno stimolo per il nostro cervello e, chissà, per la nostra stessa coscienza.

Ilaria Clara Urciuoli

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