Di recente ci eravamo occupati di una mesticheria di Firenze, i cui titolari non riescono a trovare acquirenti e che, probabilmente, sarà costretta a chiudere. Ora ci soffermiamo sui numerosi bar che, vuoi per un motivo vuoi per un altro, sono stati costretti ad abbassare le serrande. Ne parla un interessante articolo uscito su La Nazione, che prende il via da un dato: solo nel 2025 diciotto bar hanno chiuso nella provincia di Pisa, con un calo di questo tipo di attività commerciale del 22% negli ultimi dieci anni.
È il tema, spesso dibattuto, della desertificazione commerciale (e non solo) dei centri urbani. Credevamo che i bar riuscissero in qualche modo a salvarsi, ma evidentemente non è sempre così.
L’articolo dell’edizione pisana del quotidiano ha intervistato Romano Vanni, titolare di una pasticceria molto conosciuta di Riglione, frazione alle porte di Pisa. Ecco alcune cose che ha detto: “Trenta o quarant’anni fa, nei duecento metri del corso di Riglione c’erano settanta negozi, oggi ne restano una dozzina. La domenica il quartiere è vuoto e noi abbassiamo le serrande, mentre una volta il pomeriggio festivo valeva metà del lavoro settimanale”.
Un quadro molto triste e preoccupante. Vanni attribuisce la colpa ai “centri commerciali“, che sicuramente hanno inciso non poco nelle abitudini e nell’aggregazione delle persone.
Resistere è difficile, come lo stesso titolare della pasticceria ammette. La sua attività è riuscita a salvarsi reinventandosi e offrendo diversi servizi, serate a tema e mettendo in campo altre buone idee (ad esempio servendo i b&b). Resta il problema enorme dei prezzi. Aumenta tutto (dagli affitti all’energia, tanto per fare alcuni esempi), ma i prezzi dei prodotti al consumo più di tanto non possono salire, sennò sarebbe come spararsi sui piedi da soli.
Che fare, dunque? Il problema non riguarda solo Vanni e le attività commerciali come la sua o altre simili. Il problema riguarda le città e i paesi, riguarda il benessere e la sicurezza stessa dei cittadini.
“Non puoi portare tutta la vita nel centro storico o nei centri commerciali – lamenta Vanni – altrimenti restano solo luoghi di passaggio e un centro turistico senza identità”.
È proprio così: in gioco c’è il nostro futuro, quello dei nostri figli e nipoti. Ricordiamocelo, anche quando, con un click, facciamo un acquisto pensando di risparmiare tempo e denaro. E, ci permettiamo di lanciare un appello, le amministrazioni locali, d’intesa con la Regione, facciano il possibile per aiutare chi resiste e, tra mille sacrifici, tiene aperta un’attività.
Foto: Pixabay

