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Quel cubo nero nel cuore di Firenze è un pugno nell’occhio

- Primo piano
6 Febbraio 2026

La notizia è che ci sono diversi indagati, più di dieci, per una storiaccia esplosa nell’agosto 2025 perché, nel cuore di Firenze, dopo la ristrutturazione dell’ex Teatro comunale è spuntato un “cubo nero” in un’area sottoposta a vincolo dell’Unesco. Sono indagati dalla procura di Firenze per falso, abuso edilizio e violazione della legge che tutela il paesaggio. Si dovranno accertare le eventuali responsabilità di persone che, a vario titolo, hanno avuto un ruolo nel rilascio dell’autorizzazione a tirare su il cubo nero. Tra loro vi sono anche dirigenti e tecnici del Comune.

L’inchiesta aveva preso il via l’estate scorsa, con l’apertura di un fascicolo conoscitivo, senza indagati, per verificare se per realizzare il famigerato “cubo nero” fossero state violate o meno le norme edilizie. Alla fine di settembre carabinieri e uomini della guardia di finanza avevano prelevato tutte le carte presso l’ufficio direzione urbanistica del Comune e nella sede della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio.

La vendita dell’ex Teatro comunale (ridotto a un vero e proprio rudere) parte da lontano: nel 2008 fu deciso il cambio di destinazione urbanistica. Due anni dopo fu decisa la vendita. Dopo alcune aste andate deserte l’immobile passò alla Cassa Depositi e Prestiti per 23 milioni e, nel 2020, al fondo Future Living (Blue Noble e Hines) per 27 milioni. L’autorizzazione paesaggistica è stata concessa nel 2020 e il permesso di costruire è arrivato nel 2021, quando è avvenuta la demolizione. Sono stati realizzati tre palazzi a uso turistico-ricettivo, con 156 appartamenti di lusso e il discusso cubo bianco e nero che domina Corso Italia. È fondamentale appurare se vi sia una differenza tra il progetto approvato e ciò che è stato effettivamente costruito. E, in caso vi siano differenze (anche nei colori), se siano state autorizzate o meno.

Struttura architettonicamente audace o inguardabile? Sentendo cosa dicono i fiorentini da mesi propendiamo per la seconda opzione. C’è da dire che a Londra lo skyline di zone storiche è profondamente cambiato a seguito dell’edificazione di grattacieli ultramoderni e sfavillanti. Certo, non ha molto senso fare paragoni tra la capitale del Regno Unito e il cuore del centro storico di Firenze. Però è solo per sottolineare che il problema non riguarda solo la culla del Rinascimento.

Nel pieno della polemica dell’estate 2025 Antonella Ranaldi, soprintendente, disse che “le estese superfici vetrate e specchiate poco si addicono a edifici e contesti storici”, aggiungendo di essere “colpita dalla mole dell’intervento e dal suo effetto sulla skyline. Preferisco inserimenti più cauti e in linea con la tradizione”. Mentre Antonio Bugatti, vicepresidente dell’Ordine degli architetti, denunciò l’assenza di un vero processo partecipativo. Non mancarono, ovviamente, le solite polemiche politiche. Poi è partita l’inchiesta, di cui vedremo a breve gli sviluppi.

Una cosa è certa: le città non sono musei a cielo aperto, possono cambiare nel tempo, così come questo cambiamento è già avvenuto nel corso degli anni e dei secoli. In certe realtà, però, è bene procedere con cautela e massimo rispetto delle regole. Perché il rischio di rovinare un capolavoro con una scelta scellerata è troppo grande.

Foto: Abusivismo e degrado Firenze (Facebook)
   

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Giornalista.

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