Questa volta, cari amici de L’Arno, ci occupiamo di un piccolo e delizioso comune della provincia di Pisa, Palaia, di poco più di 4500 abitanti. Lo facciamo perché ci è stato segnalato un “caso” su cui abbiamo deciso di indagare. Dal palazzo del Comune da poco sono sparite tutte le lapidi storiche. A cosa è dovuto? Sono stati fatti dei lavori importanti per ridare lustro all’edificio, eliminando la passerella di metallo che permetteva l’accesso ai disabili (creandolo su altro lato della struttura) ed è stata rifatta la facciata riprendendo tutte le storture del tempo (fili elettrici semi penzolanti) e altri obbrobri ben visibili. In questo pregevole restyling, avvenuto sotto stretta osservazione della Soprintendenza (visto che si tratta di un edificio del Settecento), alla fine le vecchie lapidi sono state rimosse, collocate in un fondo- garage che, in futuro, potrebbe essere riconvertito a spazio multifunzionale. Lì potrebbero essere ricollocate le lapidi. Non più, quindi, in bella mostra sulla facciata del palazzo comunale. E già su questa decisione c’è chi non è d’accordo.

La storia non si cancella“, lamenta qualcuno nel paese. Chi ha seguito da vicino i lavori rassicura: “Non abbiamo alcuna intenzione di rimuovere la storia, anzi, ne vogliamo essere i più stretti difensori. Le lapidi sono state solo spostate, per preservarle. Poi verranno ricollocate in un luogo consono”. Sì, ma quando avverrà? E siamo proprio sicuri che quella sistemazione ipotizzata sia la più adeguata? Di sicuro non saranno più visibili da tutti i passanti.

Il Municipio ha sede nell’ex palazzo Cecchi, uno degli edifici storici del borgo. Fu venduto al Comune nel 1920, che ne fece sede del Municipio, apponendovi sulla facciata le lapidi presenti sui muri della sede precedente. Nell’atrio all’interno del palazzo si possono ammirare gli antichi e pregevoli stemmi dei Podestà che hanno governato il borgo dal 1500 al 1800. Lungo le scale e in alcune sale, invece, si trovano alcuni pregevoli affreschi di fine Settecento attribuiti a Luigi Ademollo (1764-1849) e Gaspare Bargioni. Un tesoro da tutelare e far conoscere.

Ma anche la storia è importante. Ora, non tutte le lapidi/targhe lo sono, ma quella in cui si ricorda il voto (plebiscito) del 1860 per l’annessione al futuro Regno d’Italia, con l’annotazione del numero esatto di votanti a favore dell”unione alla monarchia costituzionale” (regno sabaudo), per un “regno separato”, ed i “voti nulli”, è un pezzo importante di storia. È indicato anche il numero complessivo dei votanti, 386.445 in tutta la Toscana. Un’altra lapide ricorda il primo centenario della patria unita, mentre una commemora il cinquantesimo anniversario dello Statuto Albertino, citando anche la “visione di Mazzini”. Ce n’è infine una che ricorda il trentesimo anniversario della “liberazione dalla oppressione nazi-fascista”, in cui si sottolinea che il Comune di Palaia “ricorda il generoso sacrificio che i suoi figli migliori offrirono per la libertà e la democrazia e lo pone ad esempio alle future generazioni”. Tenete a mente quest’ultima frase/auspicio: affidare alle generazioni future l’onore e l’onere di ricordare il sacrificio di chi ha perso la vita per la libertà. Non è una frase bellissima e, per certi versi, commovente?

Un ottimo e architettonicamente ineccepibile restauro è giusto che rimuova completamente i segni della storia che le precedenti generazioni hanno voluto imprimere nella pietra e, per giunta, all’insaputa del Consiglio comunale e nell’interregno tra due amministrazioni, considerate le imminenti elezioni amministrative? Ce lo chiediamo con serenità e pacatezza. Ben venga il palazzo riportato al suo antico splendore, con le lesene (elementi decorativi consistenti in un fusto a pianta rettangolare, con tanto di capitelli e base) sistemate a dovere. Ma si rispettino anche i segni (e il senso) della storia, quantomeno nei suoi passaggi più importanti.

 

 

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