Paolo Lazzari

Dopo quella pausa lunga anni, in molti avevano pensato che ormai avesse deposto le armi. Che ne era di quell’artista che apriva i concerti di Bruce Springsteen e poi riusciva a piazzare i gomiti nell’élite del pop-rock internazionale con quella sua voce prodigiosa, profonda e ruvida, l’attitude da avvenente e dannato, la qualità dei testi che erompeva ovunque?

Si era perso, Paolo Nutini, tra i corridoi chiusi a doppia mandata della sua mente. Così gli album These streets, (2006) Sunny side up (2009) e persino Caustic love (2014) sembravano ricordi destinati a sfumare in dissolvenza. Otto lunghi anni di digiuno, di conflitto interiore, alla ricerca di una via d’uscita, anche se la musica non se n’era mai andata. Fino alla resurrezione artistica, nel 2022, con il progetto Last night in the Bittersweet, che era stato accolto come uno di quegli amici che non vedi da troppo. Lui non se l’aspettava, aveva detto. E forse non poteva crederci nemmeno il 22 giugno, quando a La Prima Estate, il prato sconfinato di Lido di Camaiore (Lucca) che aveva di fronte era tappezzato di gente che chiamava il suo nome.

Sotto, mischiati tra quella folla, c’erano i genitori e la sorella, cioè la famiglia che gli si è stretta intorno riuscendo a non farlo affondare quando la corrente tirava forte. “Mamma e papà venivano qui quando avevano diciassette anni. Stasera assistono ad un mio concerto nello stesso posto, sono davvero felice”, ha detto Paolo, sul finale, la voce un po’ crepata.

Il pubblico l’ha accolto come se non se ne fosse mai andato e lui ha restituito un intenso show di due ore, composto da sonorità estratte da tutti i suoi album, generando mosaici emotivi quando ha imbracciato l’acustica, ma facendo anche balzare al ritmo del sintetizzatore che rivisitava pezzi storici.

Il pubblico s’è lasciato cullare dalle atmosfere tiepide e nostalgiche di Candy, ha accettato di struggersi con Through the echoes e Hearth filled up, ha danzato lungo il bordo degli accordi che spingevano Acid Eyes e saltato un mucchio con Shine a light. Nutini ha tenuto nella coda una versione chitarra e voce di Last request e si è nutrito della tenera approvazione di chi l’ha acclamato per tutto il tempo, al punto che sembrava non volersene più andare.

Forse gli spettri del passato non sono ancora del tutto lavati via, e lo racconta quell’espressione che a volte pare un po’ assente, ma la musica e l’amore, almeno ieri sera, hanno coperto tutto. Paolo Nutini lascia ancora una volta la sensazione nitida di avere il dieci sulle spalle: abbiamo tutti ancora bisogno del suo appassionato talento.

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