Marina Sacchelli

Lungo le sponde dell’Arno, l’antichissima Pieve di San Casciano nel comune di Cascina (Pi) ha ospitato venerdì sera il complesso dei Cameristi dell’I.S.A. (Istituzione Sinfonica Abruzzese) per il settimo concerto organizzato dall’Associazione Fanny Mendelssohn. Il complesso affronta un repertorio che spazia dal barocco alla musica contemporanea non trascurando la sperimentazione. L’undicesimo Festival Musicale Internazionale sta procedendo a gonfie vele registrando ad ogni serata il tutto esaurito.

Ci accoglie Don Elio pronunciando dall’altare alcune parole di benvenuto e immediatamente ci accorgiamo dell’incredibile acustica che fin da subito crea aspettative alte per la buona riuscita dello spettacolo. Poi è la volta della direttrice artistica del Festival, Sandra Landini, che presenta la formazione musicale e finalmente inizia la magia. Ad aprire il concerto sono la viola di Luigi Gagliano e il primo violino di Ettore Pellegrino.

Quest’ultimo l’avevamo già ascoltato ed applaudito durante l’esibizione del 26 aprile scorso al Teatro Verdi di Pisa e non abbiamo dubbi che ci incanterà anche stavolta. Infatti il primo brano eseguito è un Duetto in Sol maggiore di Mozart scritto nel 1783 a Salisburgo. I tre tempi della composizione (Allegro, Adagio e Rondò) si chiudono armoniosamente con i due musicisti che avvicinano i loro strumenti per le note finali per poi iniziare il movimento successivo dimostrando una perfetta sintonia e capacità interpretativa.

Dopo il meritato e caloroso applauso entra in scena l’intero complesso per eseguire il Quintetto in La maggiore per clarinetto e archi K 581 di Mozart. Sull’altare della Pieve prendono posizione il clarinetto di Gianluca Sulli, il violino di Antonio Scolletta e il violoncello di Andrea Crisante che uniti ai primi due artisti iniziano ad eseguire i quattro tempi dell’opera mozartiana considerata una delle pagine più dolci e struggenti della storia della musica.

L’opera fu dedicata ad Antonio Stadler, grande amico di Mozart e abilissimo clarinettista del tempo. Non a caso notiamo l’importanza del clarinetto che in alcuni momenti sembra predominare con il suo timbro sensuale per poi intrecciarsi con gli altri strumenti dando vita ad un’opera eccelsa, commovente e profonda. Il primo movimento” Allegro” ci porta in una piacevole dimensione primaverile mentre con il “Larghetto” gli archi sembrano sussurrare in sordina accompagnando la melodia dello strumento a fiato. Gli ultimi due tempi “Minuetto” e “Allegretto con variazioni” ci riportano ad una musicalità un po’ più energica che ricorda una danza tirolese nel primo e rivela un’ampia e completa espressione di tutti gli strumenti nel secondo.

Richiamati in scena dai generosi applausi i cinque musicisti ci regalano un intenso, struggente ma brevissimo “notturno”, scenografia perfetta insieme al falcetto di luna che brilla in questa magica notte che sembra darci un arrivederci mentre usciamo dall’antica Pieve.

Marina Sacchelli

Foto di Alessio Alessi

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