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A Pisa l’ultimo libro di Dacia Maraini e il docufilm sulla sua vita in Giappone durante la guerra

- Cultura, Primo piano
3 Ottobre 2026

Venerdì 2 Ottobre Dacia Maraini al Pisa Book Festival ha presentato il libro “Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il
mondo con le parole”, un viaggio intimo nella storia della letteratura femminile, attraverso brevi saggi, articoli ed elzeviri. In serata, invece, al Cinema Lanteri, è intervenuta alla proiezione del documentario “Dacia,Vita mia – Dialoghi giapponesi”, presentato al Festival del Cinema di Roma l’anno scorso, tratto dal suo libro ”Vita mia. Giappone 1943. Memorie di una bambina italiana in un campo di prigionia”, uscito nel 2023. Il documentario è stato ideato e diretto dall’ottima regista italo-giapponese Izumi Chiaraluce, e la Maraini si è presentata in sala dopo la proiezione per un confronto-dialogo col folto pubblico presente.

Il docufilm è una bella e approfondita testimonianza, molto ben girata e documentata, sia del tragico momento di prigionia vissuto durante la seconda guerra mondiale nell’infanzia dall’autrice italiana più seguita al mondo, che della sua intera vita. Ne è uscito fuori un quadro dettagliato e sincero di un percorso di vita dell’autrice nata a Fiesole, in quel di Firenze, novant’anni fa, coerente e ispirato a valori come il rispetto degli altri, e in particolar modo dei più deboli e del mondo femminile in genere, trasmessi dalla famiglia.

Dacia è infatti figlia del fiorentino Fosco Maraini, antropologo, orientalista, fotografo, e scrittore, e della pittrice, scrittrice e gallerista palermitana Topazia Alliata di Villafranca, del ramo siciliano dell’antico casato degli Alliata. Il padre della scrittrice, Fosco, amante della cultura giapponese, si stabilì proprio nel paese del Sol Levante con moglie e le tre figlie, Dacia, Toni e Yuki. Nel 1943 i due genitori rifiutarono di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò non condividendo le politiche razziste del regime, e per questo, tutta la famiglia venne rinchiusa per due anni in nel piccolo campo di concentramento di Nagoya, ex campo da tennis trasformato per la bisogna, con un’altra dozzina di persone.

Lì vissero condizioni di vita tremende e soprattutto contraddistinte dalla scarsità di cibo che li portò persino a contrarre malattie ed essere, alla fine, salvati da un gesto eroico e simbolico del padre che provocò uno dei loro sadici carcerieri tagliandosi un dito e buttandoglielo contro come un obbligo, secondo l’antica legge dei Samurai. Questi riconobbe il valore simbolico del gesto e dopo una settimana consegnò al nucleo familiare una capretta che, con il suo latte proteico, riuscì a far sopravvivere il nucleo familiare fino alla fine del conflitto.

Nonostante questa atroce esperienza il legame della Maraini con il Giappone è rimasto sempre buono anche perché durante la prigionia erano stati solo i militari ad essere crudeli con loro in tanti modi, mentre il popolo si era sempre mostrato ben disposto verso di loro e non approvava la guerra. Anche adesso la scrittrice si reca spesso in Giappone dove è ancora ben considerata dal punto di vista artistico e umano.

Nel dopoguerra la Maraini riuscì finalmente a tornare in Italia e iniziò il suo percorso di scrittrice e drammaturga rivelando un notevole spessore intellettuale che l’ha vista impegnarsi, da sola e in compagnia, sia di grandi intellettuali come Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia, suo compagno di vita per molti anni, che soprattutto di figure femminili di alto spessore artistico. Queste persone hanno condiviso con lei significative esperienze artistiche coronate da successi teatrali sia in ambiti periferici nostrani isolati che in tante parti del mondo.

Alla fine il documentario e la testimonianza de visu nel confronto diretto col pubblico successiva alla proiezione, hanno tracciato un quadro completo di una intellettuale coerente e ancora attenta a divulgare alle nuove generazioni, anche girando tra le scuole, l’amore per la democrazia, la disponibilità e l’attenzione verso gli altri. Senza dimenticare il lavoro da lei svolto in vari modi, e ovviamente non ancora terminato, a favore dell’eguaglianza femminile. Sforzi nobili e doverosi in un contesto sociale come il nostro attuale in cui l’indifferenza e l’individualismo stanno minacciando un corretto modo di vivere civile e democratico in cui tutti devono avere il diritto alle medesime opportunità. Grazie!

Guido Martinelli

Foto: Pisa Book Festival (Facebook)

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