Come mi capita di dire spesso, il caso guida tutte le nostre azioni. E non mi pare una grande scoperta. Stavolta è successo che parlando col mio amico musicista Cosimo Acquaviva, che aveva composto anche le musiche di cortometraggi di due registi pisani, i fratelli Carlo e Luigi Peccia, sono venuto a sapere che uno dei due aveva scritto un libro e stava svolgendo un’operazione di crowdfunding per pubblicarlo con la casa editrice Bookabook. Poiché in questo periodo, a Pisa, con il Book Festival imminente, siamo dentro al mood librario con tanti autori che si accingono a presentare le loro opere pubblicate, mi è venuta voglia di farmi raccontare il percorso un po’ alternativo che questo autore intende percorrere per imitarli.
Signor Peccia, come dico sempre, si presenti!
“Mi chiamo Carlo Peccia, sono nato a Eboli nel 1988 e vivo a Pisa da molti anni. Qui ho conseguito un dottorato in Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna, e oggi faccio il docente di sostegno da quasi dieci anni. Parallelamente ho studiato regia cinematografica a Firenze e lavoro come sceneggiatore. Con mio fratello Luigi abbiamo realizzato quattro cortometraggi: “Apotropaico” nel 2019, “Isole” nel 2020, “La vigilia” nel 2021 e “Fame d’aria” nel 2022. Sono inoltre tra i fondatori, sempre con mio fratello, dell’associazione pisana “Trame Indipendenti”, che da dieci anni organizza un festival internazionale di cortometraggi.”
Festival interessante e molto seguito, che non mi perdo mai. Ma ora ci parli di questa sua prima fatica letteraria.
“Si chiama “Insetti molesti”, sottotitolo “Trilogia dell’alienazione”. Sono ventuno racconti divisi in tre volumi, e la divisione non è decorativa: ogni volume guarda la stessa cosa con strumenti diversi. Nel primo si resta attaccati ai corpi e ai sensi, alle case, ai cortili, alle spiagge fuori stagione. Nel secondo la città si fa più dura e viene allo scoperto la violenza sociale. Nel terzo il mondo comincia a cedere per davvero, e si entra in un territorio più visionario, fra apocalissi lente, sogni e ospedali.
Ci dice qualcosa sui personaggi?
“Sono persone che stanno ai margini. Un uomo il cui olfatto funziona troppo bene, così bene che gli odori lo portano via da sé stesso e lui non ricorda più da quale delle sue condizioni fosse partito. Una bambina che allinea le forchette sul tavolo della cucina
per costruire un treno che non partirà mai, aspettando invano che qualcuno le urli di rimettere tutto a posto. Un direttore sanitario che scrive le sue ultime pagine chiuso in un appartamento con vista, contando le persone che ha lasciato sotto terra. Non è un libro consolatorio e non ho intenzione di venderlo come tale. Però ogni tanto, in mezzo al peggio, succede qualcosa di luminoso: dura quanto una canzone, poi tutto torna al suo posto, ma succede”.
Com’è nata l’idea del libro?
“Nel 2019 venivo dalla sceneggiatura e volevo provare a scrivere qualcosa che stesse in piedi da solo, senza bisogno di una macchina da presa dopo. Il primo racconto che ho scritto si intitola «Qualcuno deve chiamare!», ed è finito comunque in un film — io e mio fratello ne abbiamo tratto il soggetto di Apotropaico. Però, proprio scrivendolo ho capito che la letteratura e il cinema non sono due modi diversi di fare la stessa cosa. Sono due cose diverse. Il libro è venuto dopo, quando mi sono accorto che i racconti che continuavo a scrivere parlavano tutti dello stesso nodo. A quel punto ho cominciato a organizzarli”.
Perché parla di insetti? Lei è un entomologo?
“No, e nel libro di insetti in senso proprio non ce ne sono. Il titolo riguarda le persone: gli insetti molesti sono i personaggi, cioè individui che gli altri percepiscono come si percepisce un insetto — un ronzio da scacciare, qualcosa di fastidioso, vagamente
disgustoso, comunque di poco conto. Solo che nel libro sono gli unici a sentire l’odore del marcio sotto le facciate perbene: i quartieri nuovi tirati su con i soldi pubblici, le famiglie a posto, le inaugurazioni col buffet già imbandito. Questa è la loro condanna: non essere ascoltati e capire tutto”.
In quanto tempo l’ha elaborato?
“Sette anni, dal 2019. Non sette anni a tempo pieno, ovviamente: quasi sempre di sera, dopo il lavoro, e senza dirlo a quasi nessuno. Ci sono racconti riscritti cinque o sei volte e altri venuti fuori quasi subito, e non ho mai capito da cosa dipenda”.
Com’ è arrivata la scelta di questa formula con questa casa editrice che la invito a illustrarci.
“Ho passato un paio d’anni a valutare proposte, aiutato da un’amica che lavora nell’editoria e che ha letto i contratti riga per riga. Bookabook funziona così: è una casa editrice che decide cosa pubblicare in base ai preordini dei lettori. L’autore non paga niente — è la prima cosa da chiarire, perché la gente pensa immediatamente all’editoria a pagamento, che è l’esatto contrario. Sono i lettori che prenotano la copia in anticipo, e se si raggiunge la soglia stabilita la casa editrice avvia l’editing, pubblica e distribuisce in libreria. Nel mio caso la soglia è di duecento preordini in cento giorni. Se li raggiungo parte il lavoro vero, quello redazionale, con l’uscita prevista per l’estate del 2027. Se non li raggiungo, il libro non esce. Sul perché ho accettato questo meccanismo: l’obiezione ovvia è che si fa scegliere ai lettori una cosa che dovrebbe scegliere un editore. Ma un esordiente senza nome che scrive racconti, in Italia, dall’editoria tradizionale riceve quasi sempre la stessa risposta, e non è un giudizio sul testo, è un calcolo di mercato. Qui almeno il calcolo lo fanno delle persone che decidono di leggermi, ed è una trasparenza che preferisco”.
Come si sta muovendo per raccogliere i fondi necessari?
“Con un lavoro molto artigianale, che scopro giorno per giorno. La parte più grossa sono i messaggi individuali: sto scrivendo a una per una alle persone che conosco, spiegando il meccanismo, che è la cosa che nessuno capisce al primo colpo. Poi ci sono i cosiddetti ambasciatori, cioè amici che non si limitano a preordinare ma ne parlano ad altri — ed è lì che si decide tutto, perché una persona fisica può preordinare al massimo cinque copie, quindi da soli non ci si arriva nemmeno volendo. La leva più importante sono i sostenitori collettivi: associazioni, biblioteche, enti, gruppi di lettura, che possono arrivare a trenta copie ciascuno. Cinque realtà di quel tipo valgono tre quarti dell’obiettivo. Sto lavorando su quel fronte con l’associazione Officina Spazio Tempo, nata nella scuola dove insegno, e sto cercando sedi per una serie di incontri a Pisa fra fine ottobre e metà dicembre. E poi i social, con moderazione, perché su un pubblico piccolo servono a ricordare che la cosa esiste, non a vendere.”
Come sta procedendo la raccolta dei fondi e quanto tempo a disposizione ha per concluderla?
“La campagna è partita il 28 settembre e si chiude il 5 gennaio 2027, quindi siamo all’inizio: i cento giorni sono appena cominciati e i primi preordini stanno arrivando adesso. Se questa intervista esce nei prossimi giorni, capita nel momento in cui serve di più
— la pagina è questa: bookabook.it, cercando Insetti molesti, e c’è anche un’anteprima che si legge gratis, il prologo e il primo racconto. Consiglio a chiunque sia incuriosito di leggere quella prima di decidere qualsiasi cosa”.
Buona fortuna, allora! E che la letteratura trionfi ancora una volta.
Guido Martinelli

