La cronaca politica deve registrare una “spaccatura”, in seno alla Giunta regionale toscana, sull’ampliamento dell’aeroporto di Firenze. Alberto Lenzi (Avs) e David Barontini (M5s) hanno votato contro l’invio al Governo del richiesto materiale integrativo – da far pervenire alle istiruzioni europee – che attesti le esigenze economiche e sociali della nuova pista. Il Pd e il governatore Giani minimizzano rispetto a quanto accaduto, ma la vicenda è seria e rivela la divisione del “Campo largo” su un tema così importante per la Regione.
“Rispetto le posizioni di tutti, ma vorrei proprio essere la sindaca che inaugura i lavori per la nuova pista”, ha detto la sindaca Sara Funaro. L’europarlamentare Francesco Torselli (FdI) le risponde: “Parole giuste, allora perché continuano ad allearsi con chi, sull’aeroporto, la pensa esattamente al contrario?”. E Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, osserva: “Ogni volta che emerge un tema rilevante per la Toscana, la maggioranza si spacca”.
Al di là delle schermaglie politiche e dei giochi delle tre carte di chi a Pisa si dice contrario all’ampliamento di Peretola e poi, a Firenze (e a Roma), sostiene l’esatto contrario, a noi preme sottolineare un aspetto, il “peccato originale” di questa vicenda. La creazione di una società unica che gestisce gli aeroporti di Pisa e di Firenze. Se i due scali fossero rimasti divisi probabilmente nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Ognuno per la propria strada, libero di crescere e di svilupparsi, ovviamente nel rispetto delle leggi, secondo le richieste e le esigenze del mercato. L’intromettersi della politica, invece, ha prodotto solo pasticci e ripetuti mal di pancia.
L’aeroporto di Bergamo Orio al Serio, pensate, è il terzo scalo in Italia per volume di traffico passeggeri e il primo, a livello nazionale, per il traffico low-cost. In dieci anni ha registrato un incremento del 65% dei voli ed emissioni invariate (particolare non secondario). Orio al Serio dista 88 km da Malpensa, distanza percorribile in poco meno di un’ora di auto. La distanza tra lo scalo di Bergamo e l’aeroporto milanese di Linate, invece, è di appena 50 km (40-45 minuti). Se in passato qualcuno avesse ragionato, in maniera miope, basandosi solo sulla distanza non avrebbe scommesso un centesimo su Orio al Serio. Invece, come abbiamo accennato, quello di Bergamo oggi è il terzo aeroporto d’Italia come volumi di traffico. E a deciderlo non è stata la politica, con le sua alchimie e i suoi giochini, ma il mercato, cioè i viaggiatori.
C’è da dire che la Lombardia ha un bacino di utenti-viaggiatori molto più alto rispetto alla Toscana, e che per viaggiare usano gli scali lombardi anche i cittadini del Veneto e del Piemonte, oltre che dell’Emilia. Non possiamo, dunque, fare paragoni né mettere sullo stesso piano realtà molto diverse. La Toscana ha un volume di traffico più piccolo, non ci sono dubbi.
Resta però un dubbio: perché a suo tempo si è scelto di fondere le due società aeroportuali? Che senso aveva se non quello di indebolire uno scalo (quello più grande) a vantaggio dell’altro (più piccolo ma ambizioso?). È stata una scelta puramente politica, un “peccato originale” che, a nostro avviso, ha danneggiato in modo pesante lo sviluppo dello scalo pisano, a svantaggio di tutta la costa toscana.

