”Di quel periodo ricordo di non aver mai dormito: di giorno per le strade a contestare e di notte chiusi qui a studiare. Anni da non dimenticare, quando il piacere della ricerca si mescolava con grandi passioni politiche”. Fabio Mussi usò queste parole per raccontare la sua esperienza alla Normale di Pisa, quando vi fece ritorno da ministro nel 2006.
Mussi si è spento ieri a Roma a 78 anni. Esponente del Pci e poi del Pds, già ministro del governo Prodi. Piombinese, figlio di operai, si iscrisse al Pci a 17 anni, muovendo i primi passi nella politica a venti anni, ai tempi dell’università. Allievo della Scuola Normale di Pisa, ebbe come compagno di studi Massimo D’Alema, ma a differenza di quest’ultimo si laureò con 110 e lode.
Il direttore della Normale, Alessandro Schiesaro, ricorda che Mussi “da normalista, si era laureato con lode all’Università di Pisa con il filosofo Nicola Badaloni e una tesi su Adorno e la Scuola di Francoforte: a lungo parlamentare, è stato vicepresidente della Camera dei deputati e ministro dell’Università e ricerca dal 2006 al 2008, e in quella veste aveva fatto ritorno alla Scuola Normale nel maggio del 2006″.
Con Mussi, aggiunge Schiesaro, “scompare un normalista che ha svolto la sua attività di politico con coerenza e dignità: vent’anni fa, quando era ministro, proprio in un incontro con gli studenti della Normale aveva sottolineato il ruolo fondamentale che la nostra Costituzione attribuisce alla libertà della ricerca e della conoscenza”.
Una lunga carriera politica
A soli ventuno anni entrò nel Comitato centrale del partito e fu nominato vide direttore di Rinascita nonché vice responsabile del settore stampa e propaganda di Botteghe Oscure. Dopo 4 anni alla guida del partito in Calabria, dal 1980 al 1984, entrò a far parte della Direzione nazionale. Condirettore dell’Unità dal 1986 al 1988, aderì con convinzione alla “svolta della Bolognina”, con cui Occhetto diede vita al Pds e mandò in soffitta il Pci. Nel 1992 iniziò la sua attività parlamentare, che proseguì ininterrottamente fino al 2008. Dal 2006 al 2008 fu ministro dell’Istruzione e della ricerca nel secondo governo presieduto da Romano Prodi.
Nel 2007 si candidò alla segreteria del suo partito, i Democratici di sinistra, ottenendo il 15% dei consensi dietro Piero Fassino, che vinse con il 75%. Durante il congresso rese nota la sua intenzione di non seguire i suoi compagni nella nuova svolta, quella per la nascita del Partito democratico. Con altri esponenti diede vita a Sinistra Democratica, che partecipò alle elezioni del 2008 con Sinistra Ecologia e Libertà (Sel). La lista, però, non riuscì a superare la soglia di sbarramento del 4%. Nel 2017, dopo lo scioglimento di Sel, partecipò alla fondazione di Sinistra italiana, partito che poi è entrato in parlamento in alleanza con i Verdi (AVS).
Tornando agli anni lontani dell’università vissuti a Pisa, nella sua visita alla Normale nel 2006 raccontò: “Si preparavano anni tumultuosi, quando le passioni politiche erano, forse esagerate e sconfinavano in inutili radicalismi. Ma non mi pento di come eravamo allora. Per governare questo paese sono necessarie grandi idee di cambiamento. Forti idee, ma saggezza e prudenza nell’applicarle”.
Il suo ex compagno di studi (e poi di partito), Massimo D’Alema, ha ricordato così Fabio Mussi: “Capì per primo la fragilità di quel progetto (Pd, ndr). In 60 anni di amicizia tanti dissensi, mai un litigio. Neppure quella volta che mi disse che avrebbe votato Veltroni alla segreteria… A Pisa raccoglievamo clandestinamente gli abbonamenti del Manifesto”.
Foto: Wikipedia

