Mi corre il compito di una “difesa d’ufficio” per silenziare una sorta di tormentone che ci rompe i timpani da qualche anno a questa parte. Titolo del remix (mixato male): “Pisa città per soli anziani”. Ammesso e non concesso che in questi ultimi decenni gli abitanti, soprattutto del centro storico, si siano trasferiti nei Comuni limitrofi, personalmente vi invito a contare i “vecchi” che incontrate per le strade non solo del centro. In genere ci si ritiene vecchi quando si perde l’autosufficienza, come emerge da un recente sondaggio del Censis. Vale a dire che un “demente” giovane, e non sono pochi, lo possiamo considerare anziano? Cronologicamente no, neurologicamente sì, tre volte sì, a giudicare dai neuroni spappolati (che non hanno avuto il tempo di invecchiare) che albergano in certe giovani testoline.
In questo caso potrei affermare che Pisa è una Città per Vecchi, in quanto popolata da soggetti non più in grado di ragionare perché guidati da un solo neurone, parafrasando la celebre pubblicità di un’acqua minerale. Tralasciando questa mia “bonaria” constatazione, vorrei affrontare il tema in chiave più o meno numerica. In questa città la maggior parte degli over 80 si trova collocato nelle numerose RSA sparse sul territorio non solo comunale. I sopravvissuti che vivono, o sopravvivono, in genere nei quartieri periferici, poche centinaia, non avendo grandi risorse economiche, diciamo pure pensioni da fame, se ne stanno
chiusi in casa, o nel migliore dei casi (quelli con pensione superiore o figli contribuendi) possono permettersi una badante, rigorosamente straniera che provvede alle prime e sovente, seconde necessità.
Gli autosufficienti tendono ad uscire raramente, un po’ per paura di quello che accade quotidianamente non solo a Pisa, ma anche e soprattutto perché la loro città non esiste più. I negozietti della zona sono tutti chiusi, quelli del centro sono stati sostituiti da kebabbari o venditori di cineserie. Con chi potrebbero socializzare? Andare su qualche panchina a far due chiacchere dei tempi che furono con qualche coetaneo è assai rischioso, essendo in gran parte occupate da nullafacenti costretti a vivere di espedienti ai limiti e talvolta ben oltre la legalità.
Ecco dipinto, per lor signori mugugnanti, il quadro di una “Città per vecchi”. Ma avete sugli occhi il presciutto (come si dice dalle nostre parte) o la finocchiona? Ai giovani e meno giovani (specialmente studenti fuori corso, nullafacenti o manifestanti a tempo pieno) dico: vogliatevi bene, cercate di invecchiare anche voi, lasciando stravizi, droghe e lamentele da parte, altrimenti, ben che vi vada farete la fine del “Seghetti”. Un povero vecchio degli anni post bellici, che senza una lira e pure senza denti, si nutriva con pane secco inzuppato nel vino offerto da qualche buon’anima. Ricetta oggi inserita nei menù dei numerosi pub e trattorie locali, proprio col nome di “Zuppa del Seghetti”. Solo che viene presentata con cantuccini e Vin Santo. Altri tempi, ed altri giovani invecchiati troppo presto.
Doady Giugliano
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Perché la rubrica si chiama “Lo Scolmatore” – Quando il troppo è troppo è opportuno aprire le paratie dando libero sfogo all’acqua, per evitare che tracimi allagando tutto. Ogni riferimento al canale Scolmatore, che dall’Arno devia l’acqua in eccesso verso il mare, è voluto. Un libero sfogo ragionato da cui si possono trarre spunti di riflessione interessanti.
Foto: vecchia cartolina di Pisa


Cercavo qualcuno che ricordasse dove stava l’Agenzia Funebre Pardi & Pecori (poi anhe Bianchi) che si trova in piazza delle vettovaglie o lì vicino.Grazie.saluti. FG