Domenica sarei dovuto essere all’Arena Garibaldi. Perché certe partite non si guardano soltanto: si frequentano, si respirano, si attraversano insieme agli altri, dentro quello strano miscuglio di speranza, paura e convinzione assolutamente ingiustificata che, per novanta minuti, tutto possa andare esattamente come vorresti. E invece niente. Ho dovuto rinunciare. Non per il maltempo, non per un impedimento “serio”, non per una ragione di quelle che consentono a un uomo di uscire di casa con la coscienza tranquilla.
No. Ho dovuto arrendermi al senso del dovere di mia moglie. Un senso del dovere enorme. Praticamente monumentale. Di fronte al quale anche l’Arena Garibaldi, con tutta la sua storia, ha dovuto cedere. E così la partita me la sono vista da casa.
Ma forse è stato proprio questo il piccolo risarcimento che la vita, talvolta, concede a chi viene “privato” delle proprie gioie per ragioni domestiche: perché da casa è stata una partita come solo la Serie B sa regalare. E io adoro la Serie B. La adoro proprio per questo. Perché in Serie B non vince mai nessuno di sicuro. Mai. Puoi arrivare alla partita con una classifica, una forma, una statistica, un pronostico, una sensazione, perfino una convinzione, comincia la partita e tutto quanto viene educatamente buttato nel cestino.
È il campionato delle certezze che durano venti minuti, delle partite che cambiano faccia senza chiedere permesso, dei gol che arrivano quando ormai avevi decretato che non sarebbero arrivati, delle squadre che sembrano morte e invece respirano ancora.
La Serie B è una cosa meravigliosa perché non ti concede il lusso della tranquillità. Ed io, dal divano, l’ho vissuta tutta.
Certo, non ero all’Arena. Non c’erano i rumori dello stadio, le facce, le imprecazioni dette insieme a sconosciuti che per novanta minuti diventano fratelli, gli insulti al centravanti e al portiere, quella sensazione fisica che soltanto il campo, visto dal vivo, riesce a dare. Ma c’era la partita. E che partita. Pisa-Catanzaro. Non ridete *** strisciate di Milano e Torino. Non capite. Una di quelle che ti ricordano perché ami questo calcio imperfetto, imprevedibile, spesso crudele e proprio per questo bellissimo.
Alla fine ho pensato che forse mia moglie, con il suo senso del dovere, mi aveva “tolto” l’Arena, i Pisani al Nord, il panino con la porchetta o con la cecìna ma non mi aveva tolto la Serie B. La ringrazio perché gli strilli aspettando la decisione che ha annullato il loro gol al Var mi hanno fatto risentire quello che la serie A mi aveva tolto. E questa, francamente, è già una forma di vittoria.
Anche se, in Serie B, naturalmente, non vince mai nessuno di sicuro. Bona Ugo. Forza Pisa.
Francesco Fasulo
Foto: Gabriele Masotti

