Chi ha un po’ di memoria storica sa cosa accadde il 31 agosto 1943. Alle ore 13.01, mentre nella maggior parte delle case le famiglie erano riunite a tavola per il rituale pranzo, 152 aerei americani (Boeing B-17 “Fortezze volanti” e B.24 Liberator) decollati dall’Africa sorvolarono la città ad alta quota. In circa 10 minuti sganciarono 1.100 ordigni (408 tonnellate di esplosivo) che colpirono la stazione ferroviaria, la zona industriale e i quartieri di Porta a Mare, Porta Nuova e Lucca-Le Celle. Secondo i dati ufficiali della prefettura ci furono 952 morti accertati e circa un migliaio di feriti tra la popolazione civile.
Si voleva distruggere le infrastrutture e colpire il morale della popolazione, anche se erano in corso i colloqui per l’armistizio che venne siglato pochi giorni dopo in Sicilia, a Cassibile, e comunicato a tutti in modo ambiguo dal generale Badoglio l’8 settembre successivo.
Forse, quindi, non sarebbe stato necessario provocare tutti quei morti, come hanno evidenziato molti storici, ma gli americani e gli alleati volevano fare tabula rasa per evitare perdite umane quando le loro truppe sarebbero arrivate fin lì, e purtroppo i civili ne pagarono, come sempre, l’amaro prezzo.
La cosa non finì lì, dopo quel primo bombardamento, tra l’autunno del 1943 e l’estate del 1944, gli alleati continuarono a colpire per 50 volte la città con l’intento di isolare le truppe tedesche ed eliminare ogni via di rifornimento. Tutte quelle bombe distrussero i ponti sull’Arno per spezzare in due i collegamenti stradali e ferroviari. Anche i lungarni e parte del centro storico medievale vennero colpiti e danneggiati gravemente.
Vicino all’attuale ponte della Fortezza, in lungarno Galilei, non distanti dal Giardino Scotto, vi sono ancora oggi i resti di un palazzo distrutto in quei tragici momenti, che non è stata mai ricostruito, quasi come un tragico ricordo e monito.
La liberazione della città, com’è noto, sarebbe arrivata quasi un anno dopo il primo cruento bombardamento: il 2 settembre 1944. Tristi ricordi che sembrano non essere un deterrente in grado di evitare la ripetizione di tali sanguinose gesta. Sembra che la storia non insegni niente dato che ancora ci sono persone che inneggiano a quelle forze politiche che scatenarono il secondo conflitto bellico, e le guerre purtroppo continuano a insanguinare il nostro pianeta anche con maggiore virulenza.
Aveva ragione il buon Nelson Mandela quando affermava che “la pace è un sogno che può diventare realtà, ma per costruirlo bisogna essere capaci di sognare”. I sognatori, ahimè, da sempre scarseggiano sulla crosta terrestre.
Guido Martinelli
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