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Il Pisa visto da sedè / Pisa-Padova

- Primo piano, Sport
26 Agosto 2026

Con l’inizio del campionato parte una nuova rubrica de L’Arno.it, “il Pisa visto da sedè”, di Antonio Cassisa. Il nome trae origine da una vecchia serie di articoli che Antonio iniziò a scrivere nel 2008, che sfociarono poi in un libro molto apprezzato.

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Ci risiamo, come fosse il primo giorno di scuola ci ritroviamo lì, in quel luogo familiare, pieno di sogni e aspettative comuni. Uno dei pochi esistenti al mondo in cui non ci sono differenze tra chi siede su quei gradoni, classi sociali, religioni o colore della pelle. Oddio, una piccola differenza tra me e chi vede il Pisa in quei gabbiotti a bordocampo che costano quanto un viaggio in Malesia sette giorni tutto compreso, escluso le bevute, c’è, ma non è la fede calcistica, è il portafoglio. Tutti insieme con un’unica passione, la stessa speranza e nessun bisogno di nessuno che ti convinca a tifare per chi.

Esistono le preferenze, certo, ed esiste sempre chi si innamora di questo o quel giocatore e quando cambia allenatore lascia sempre
vedove ed estimatori cui resterà in mano solo quel selfie, benedetto il giorno in cui mi misi in fila du’ ore a San Piero, vicino alle mucche, per farlo. Ma l’amore per il Pisa, per quella maglia a strisce nerazzurre, non importa se più strette, più lunghe, più o meno blu o celesti resta. No, l’arancione ‘un c’entra nulla ma basta una barra diagonale nerazzurra per diventare bella anche quella.

Le modalità di avvicinamento son sempre le stesse: bermuda, Spezial da battaglia ai piedi, sciarpetta leggera, cappellino e maglietta del Pisa addosso. No, quella sintetica con questi caldi no. Forse andrà bene per giocare ma a sta’ fermi sugli spalti col sole in faccia meglio di cotone, sennò al quarto d’ora del primo tempo son più sudato di Lerìs, per dinne uno che macina chilometri sul prato dell’Arèna. La strada verso lo stadio, un saluto e le solite battute a tutti quelli che incroci e che sono in pieno clima pre-partita, proprio come te. L’inevitabile sosta al barrino, zona stadio, tappa irrinunciabile, fondamentale come il riscaldamento dei ragazzi prima della gara.

Che abbia inizio lo spettacolo, quest’anno si scoppia il campionato eh? No seee, speriamo d’un scoppia’ noi. Oggi gioa Petagna? Di già? Eh oh, sennò chi ci metti? Ma è già in forma? In formissima, già stagionato, come il Parmigiano. Speriamo in bene, di siùro se ci serviva un attaccante di peso ora ce l’abbiamo. Forse Petagna è più basso di Meister ma come peso penso lo supera anche se Meister monta sulla bilancia e piglia in collo Tramoni. A posto.

Lo storico ingresso dello stadio, lato curva Sud/Gradinata, appena restaurato, tornato lustro e splendente come ai vecchi fasti. Che bellezza! E meno male hanno lasciato sta’ l’alberi che ci accompagnano al prefiltraggio, sennò le sentivi le critiche di chi non fa ma c’ha da ridi’.

Il tornello riconosce l’abbonamento alla prima ed è già un buon segno, un paio di doppi nodi belli stretti e la pezza “GnamoPisa” è pronta al suo posto. Il sole picchia in faccia anche se son le 18.30 e l’unico rimedio, neanche a dirlo, è una birretta fresca del bar della gradinata, sempre lì, al suo posto, sempre uguale, unica cosa mai rinnovata nè restaurata, nemmeno una rinfrescatina di bianco. Che poi, devo ancora capi’ in che modo rinfresca la tinta bianca, perchè ci faccio delle sudate a tinge’ d’estate io. Boh.

Il pomeriggio si srotola come di consueto, dal riscaldamento dei ragazzi, con la maglietta che pare quella del Como, e i primi commenti alla formazione uscita in rete. Giocano come annunciato dal primo minuto gli ultimi arrivati Confente e Petagna mentre Loyola parte dall’inizio al posto di Piccinini che stai a vede’ gira e rigira fa la panca anche quest’anno. Cinque su undici sono nuovi e la sensazione generale è che la squadra non è per niente male, anche se il dubbio su chi dovrà buttarla dentro resta. Speriamo in Petagna… ma l’entusiasmo non è come quello dei cugini viola con Mastantuono e Pellegrino. A proposito, o come l’è andahaaa a Roma? Mahlen eh? Capita a chi gode delle disgrazie altrui ancor prima dei successi propri.

La Curva è in grande spolvero e con un paio di striscioni prima chiede impegno e serietà alla squadra, garantendo supporto tutto l’anno, poi saluta Idrissa Tourè, passato al Monza nell’operazione scambio con Petagna. In bocca al lupo vecchia pantera. In Curva sud compaiono un paio di bandiere in più e inizia ad animarsi con qualche gruppo rumoroso e colorato, complice anche la discreta differenza di prezzo con la gradinata che nel frattempo resta la solita, animata dai ragazzi della Gradinata 1909. Mi raccomando, sempre in alto le bandiere eh? E pernacchie per chi ogni tanto si sveglia e grida : “La bandieraaaa”. Bello e toccante anche il due aste nerazzurro preparato dai suoi amici in memoria di Tenco, mancato quest’estate. Ci mancherai vecchio amico mio ma sarai sempre con noi.

Ma la partita? Eh lo so che avete furia e vi par fatìa legge’ fino in fondo ma ora ci arrivo. La partita è andata male, per rispondere ai simpatici viola che ce lo chiedevano subito dopo la fine. Male nel risultato, malissimo per come è maturato, benino nel primo tempo, dominato ma non concretizzato, molto male nel secondo, confezionando con un pacchetto regalo la palla della vittoria e consegnandola al capitano del Padova direttamente tramite l’ultimo arrivato che in teoria dovrebbe essere l’estremo difensore, non un complice infiltrato del nemico.

Vabbè, come dice il Mister, ci sta l’errore e così come sbaglia un goal l’attaccante può sbagliare anche il portiere ma a me non sembrano sullo stesso piano. Certo è che un goal subìto su papera del portiere o di un difensore impegnato nella famigerata partenza dal basso di Aquilana memoria avevamo messo in conto potesse succedere, ma subito così alla prima brucia un po’, eh?

Impressioni generali? Da rivedere il portiere per ovvi motivi, bene Petagna per la protezione della palla e l’aumento di peso in area, ma noi si vuole vedere la rete gonfiarsi. In crescita Tramoni, molto attivo nel primo tempo, anche se ancora poco pungente, ma soprattutto molto molto bene Lerìs nel ruolo che Angori vorrebbe tutto per sè ma che io lascerei al nostro numero 7, altra categoria. Buone sensazioni su Vural, giovane, dotato tecnicamente e con buona personalità ma dal quale vorremmo tutti qualcosa in più. Non male i nuovi che non potranno fare che meglio di così, almeno si spera.

Steccata la prima, testa già a domenica prossima quando arriverà il Catanzaro di Mister simpatia, il buon Iemmello. Vediamo di farci trovare pronti. Pronostico? Si vince. Nomacchè.

Antonio Cassisa

Foto: Gabriele Masotti

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