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Insolita storia d’amore tra Cascina e le onde gravitazionali / Bice Del Giudice

- Cultura, Primo piano
19 Agosto 2026

Qualche giorno fa ho letto che in questa estate così orgogliosamente rumorosa, il vero lusso è la ricoperta del valore della pratica culturale del “silenzio”. Io del silenzio, sottovalutato e incompreso, sono una cultrice da sempre e proprio il silenzio è la meta preferita dei miei voli pindarici.

Che immenso luogo è il silenzio! Non assenza, ma presupposto dell’ascolto. Di pensieri, ricordi, rimpianti. E perfino della voce dell’universo o del cinguettio delle onde gravitazionali. Proprio intorno alla ricerca di un silenzio molto particolare, quello cosmico e alla possibilità di ascoltare ciò che quel silenzio nasconde, molti anni fa cambiò per sempre il destino di Cascina. Non per caso, perché nulla accade per caso. Ma a seguito dell’incontro di uomini sufficientemente folli, dotati di intuito, competenza, coraggio, capacità  di immaginare quello che ancora non è, determinati a far camminare insieme i propri entusiasmi, guardando oltre la linea dei propri  rassicuranti orizzonti. Fu così che molti anni fa a Cascina, con una sinergia quasi inconcepibile,  il sogno di alcuni scienziati incontrò amministratori capaci di riconoscere il valore di qualcosa che ancora non esisteva.

Visionari? Visionari. Tutti. Quanto basta per fare ed essere storia. Uno di loro è stato Adalberto Giazotto, scienziato, fisico, pioniere della ricerca delle onde gravitazionali, che per primo intuì che si poteva ascoltare qualcosa che nessuno aveva mai ascoltato prima: il passaggio delle “onde gravitazionali”, increspature infinitesime dello spazio-tempo,  generate dagli eventi più remoti e violenti del cosmo. A raccogliere la sfida lanciata alla comunità scientifica da Adalberto Giazotto, nello scetticismo generale, a Cascina ci furono  i sindaci Franco Viegi e Carlo Cacciamano. Il primo  non esitò a dar il via ai procedimenti di esproprio dei terreni su cui sarebbero sorti i misteriosi “tubi”,  che avrebbero cambiato per sempre la fisionamia di una porzione della nostra campagna. Il secondo seppe proseguire quella sfida, candidandosi a legare  per  sempre il nome di Cascina a una delle più straordinarie avventure scientifiche contemporanee.  

Adalberto Giazotto guardò le stelle e  immaginò una macchina capace di ascoltare l’universo. Franco Viegi  ebbe il coraggio di individuare e procurargli un pezzo di terra da cui ascoltarle, nel quale quella macchina avrebbe potuto nascere. Carlo Cacciamano gestì gli anni di lavoro che seguirono, avendo la lungimiranza di continuare a credere che quella visione riguardasse non soltanto alcuni scienziati, ma un intero territorio. Fino a quando quel sogno diventò realtà. Il 23 luglio 2003, in silenzio,  a Cascina, precisamente a Santo Stefano a Macerata,  veniva  inaugurato l’interferometro Virgo. Il  17 agosto 2017, in silenzio,  Virgo rilevava le onde generate dalla collisione di due stelle di neutroni. E in silenzio cascina diventava il centro del mondo. E da Cascina prendeva il via l’epoca dell’astronomia multimessaggera con onde gravitazionali.

Questa storia rende Virgo non soltanto una straordinaria impresa scientifica, ma anche una storia profondamente politica. Scienza e politica, in quel momento, fecero la stessa cosa: guardarono oltre la linea dei rispettivi orizzonti. Oltre la durata di un mandato amministrativo o di un incarico accademico. Oltre la paura  del dissenso cui  ogni impresa titanica condanna  chiunque  ambisca a compierla.

Adalberto Giazotto così scriveva, riferendosi alla sua squadra: “È in situazioni come questa che gli individui fanno la differenza. Ci vuole intuito, ci vuole coraggio, ci vuole competenza, ci vuole una squadra di persone che condividano un sogno. E soprattutto ci vuole tanta determinazione, la cocciutaggine di non mollare mai. Quella ce la mettevo io, ma senza i ragazzi che mi hanno seguito non sarei andato da nessuna parte. Naturalmente non tutti sono arrivati fino in fondo ma tutti hanno dato il loro contributo, e ciascuno è stato determinante. Soprattutto all’inizio, quando sembrava impossibile che un progetto del genere potesse decollare, ogni singola persona ha fatto la differenza” (Adalberto Giazotto, “La musica nascosta nell’universo. La mia vita a caccia delle onde gravitazionali”).

Il  silenzio non è assenza e non è vuoto. Anche la politica dovrebbe ricordarsene. Dovrebbe riuscire, almeno qualche volta, a fare silenzio intorno al presente. Dovrebbe distinguere, dentro il rumore del consenso immediato, delle polemiche quotidiane, dei sondaggi e delle scadenze elettorali, il segnale più debole e più prezioso: quello del futuro si costruisce grazie al coraggio di decisioni i cui frutti maturano quando chi le ha prese non è più lì a raccoglierli.

Mentre scrivo immagino  un filo sottile, quasi impercettibile, ma continuo, che unisce le storie di Albert Einstein, di Adalberto Giazotto, di Franco Viegi, di Carlo Cacciamano. Non è un filo visibile. Eppure è ciò che connette. Mi piace immaginare che sia un £filo fucsia” e che lungo questo filo si muova anche la storia di Virgo. Tra l’Arno, la campagna di Santo Stefano a Macerata, le stanze del palazzo comunale e le stelle, Cascina imparò così una cosa che oggi vale la pena ricordare. Che qualche volta, per ascoltare il futuro bisogna prima riuscire a fare silenzio. Sogni in fucsia Per Voi.

Bice Del Giudice

  • La revisione artistica delle foto è opera di Roberto Brunetti
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