“Domenica è sempre Domenic” cantavano Mario Riva e Renato Rascel nella sigla del “Musichiere”, seguitissimo programma Rai (unico canale tv) sul finire degli anni ’50. Il testo, di Garinei e Giovannini, proseguiva poi con “si sveglia la città con le campane…”. Già, le campane. Nel caos totale dell’incedere del tempo non ci siamo manco accorti che le campane non suonano quasi più privandoci di quel clima gioioso, anche per i laici, che quelle note ci regalavano non solo alla Domenica.
Se pensate che la causa di questo silenzio sia dovuto alla mancanza di vocazioni o di sacrestani o dei chierichetti che si divertivano a giocare a Tarzan aggrappandosi alle funi campanarie, vi sbagliate di grosso. I mille e mille campanili della nostra bella Italia sono stati silenziati da proteste e denunce di cittadini, infastiditi (manco suonassero a morto) da cotanto scampanio.
Una pratica, quella della denuncia, che ha colpito diversi parroci, sanzionati secondo le normative sull’inquinamento acustico. Sanzioni, diciamolo francamente, originate da cittadini evidentemente poco avvezzi alle sane tradizioni – non solo religiose – che hanno caratterizzato da secoli e secoli i nostri territori.
Navigando su Internet si potrà scoprire un bel numero di denunce mirate al mutismo campanaro. Molte di queste a dir poco strane, altre giustificabili, altre ancora complesse, come quella avvenuta a Vecchiano (PI) nel 2023 originata dalle lamentele di una giovane coppia che mal sopportava i rintocchi non stop di un campanile, poi silenziato dalle 21 alle 8 di mattina.
La stranezza, in quel caso, era dovuta alla comproprietà della fonte di rumore acustico. Infatti i rintocchi provenivano dalla
torre civica (di proprietà comunale) con campane che però sono di proprietà della chiesa che decide quando farle suonare.
Guareschi avrebbe sicuramente tratto scritto per una delle sue formidabili storie.
Andando avanti di questo passo, molto presto da quelle torri potrebbero sprigiornarsi altri suoni o meglio voci. Quelle dei
Muezzin, che inviteranno i fedeli alla preghiera. Un passo e poi un altro ancora ci troveremo (Don Camillo salvaci tu!) tutti rivolti verso la Mecca. Scatteranno, anche in quel caso, le denunce per “molestie sonore”?
Doady Giugliano
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Perché la rubrica si chiama “Lo Scolmatore” – Quando il troppo è troppo è opportuno aprire le paratie dando libero sfogo all’acqua, per evitare che tracimi allagando tutto. Ogni riferimento al canale Scolmatore, che dall’Arno devia l’acqua in eccesso verso il mare, è voluto. Un libero sfogo ragionato da cui si possono trarre spunti di riflessione interessanti.

