633 views 3 min 0 Commenti

Due o tre cose importanti su Francesco Guccini e il suo legame con la Toscana

- Cultura, Primo piano
6 Agosto 2026

Non parente, ma vicino. Così mi definisco, perché certe persone ti entrano dentro senza carta d’identità. Quando ho saputo della scomparsa di Francesco Guccini, non è stata una notizia come le altre: è stato come sentir cadere una tazza nella stanza.

Non l’ho mai chiamato “zio” né l’ho mai incontrato a casa sua, ma le sue parole mi hanno tenuto compagnia nei viaggi in treno, nelle pause al bar, nelle notti in cui la città sembrava troppo grande e io troppo piccolo, forse lo ero.

Ricordo un verso che mi tornava sempre alla bocca, una frase ruvida e gentile o entrambe che sapeva mettere ordine nei pensieri. 

Così è stata la sua morte, non un lampo teatrale, ma la chiusura di una porta 

Ho pensato a tutte le persone che hanno imparato a parlare piano grazie a lui, a dosare le parole, a quei gesti di rispetto che non si comprano: ascoltare, tacere, sorridere, borbottare. Le sue parole restano, come i vecchi oggetti in soffitta: consumate, ma capaci di dire ancora chi eravamo e forse chi ci sforziamo di essere.

Non sono parente, ma porto il lutto come si porta un maglione che hai indossato mille volte: addosso, comodo, con qualche buco. Non è tristezza pura, è una nostalgia che sa di gratitudine. 

Perché grazie a lui ho imparato a guardare più a fondo, a chiamare per nome il dolore e la bellezza, a capire che la fine di qualcuno può insegnarti a non sprecare il tuo tempo.

Se dovessi dirgli qualcosa, non sarebbero grandi discorsi: solo grazie.

Io, da non parente molto vicino, continuerò a portare la sua musica come una lampada per le sere buie, per ricordare che anche quando qualcuno se ne va, le sue poesie restano a farci compagnia.

Luci accese, un goccio di vino e il popolo che canta “la guerra santa dei pezzenti”.

Che figata indimenticabile.

P.S. Direttore non mi chiedere oggi “cosa c’entra con un giornale che parla di Toscana?”

Francesco Fasulo

—-

Caro Francesco, Guccini in realtà aveva uno stretto legame con la Toscana. A Pavana, il paesino nel comune di Sambuca Pistoiese sull’Appennino tosco emiliano, dov’è morto, aveva trascorso la sua infanzia, andandovi a vivere con la mamma Ester dai nonni paterni, dopo che suo padre, che in quel periodo era stato richiamato alle armi, era finito prigioniero dei nazisti per essersi rifiutato di giurare fedeltà alla RSI. Proprio a Pavana Guccini dedicherà il suo primo romanzo, Croniche epafaniche, e diverse sue canzoni riprenderanno aspetti di quell’ambiente montanaro di cui sempre l’autore andrà fiero. Nel brano Radici descriverà i luoghi di origine della sua famiglia, ricordati con un profondo senso di appartenenza (Orlando Sacchelli).

Foto Wikipedia

Condividi la notizia:
Articoli pubblicati: 224

Collaboratore

Lascia un commento