Incredibile ma vero: la celebre Coca Cola, bibita più famosa del mondo, ha un’antenata che parla toscano. Lo proverebbe un documento trovato nell’archivio di un’antica farmacia di Firenze, dove si parla di un elisir, dalle molteplici proprietà benefiche (proprio come la prima Coca Cola), prodotto dai frati domenicani.
A parlane per primo è stato il settimanale cattolico Toscana Oggi, che ha raccolto le parole di padre Manuel Russo, rettore del convento di San Marco. Il religioso racconta che nel riordinare i documenti storici è stato rinvenuto un volantino pubblicitario di metà Ottocento in cui si parla di un elixir vinoso ricostituente, in grado di alleviare la stanchezza mentale e fisica così come il mal di testa e le debolezze dovute all’età o alle fatiche straordinarie.
E com’era prodotta quella bevanda? Ce lo dice una ricetta, piuttosto precisa: 30 grammi di noce di kola e dieci grammi di foglie di coca boliviana infuse in un litro di misto alcolico. Non è da escludere che quegli ingredienti arrivarono dai missionari presenti in in America Latina e in Africa in quel periodo. I medesimi, tra l’altro, che pochi anni dopo vennero utilizzati dal farmacista statunitense John Stith Pemberton per il suo “French Wine Coca“. Inizialmente, infatti, era un preparato medicinale, poi si trasformò in bevanda, dopo l’eliminazione dell’alcol.
La curiosità sulle origini di questa bevanda è fortissima. “Ho scoperto che era uno dei prodotti più richiesti della farmacia dei frati”, spiega ancora padre Russo a Toscana Oggi. “La ricetta risale al Settecento, anche se la sua maggiore diffusione si ebbe soprattutto tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento”.
Negli anni in cui Firenze si trovò ad essere capitale del neonato Regno d’Italia, tra il 1865 e il 1871, si legge su Toscana Oggi che molti funzionari e impiegati del ministero delle Finanze si fermavano alla farmacia San Marco per acquistare quell’elisir, che tra l’altro continuò ad essere venduto per diversi anni, almeno fino agli anni Trenta del Novecento. “Dell’elisir – spiega padre Manuel – sono rimaste le etichette originali e alcune bottigliette vuote. Sono piccole testimonianze di una storia che racconta quanto fosse avanzata la tradizione farmaceutica dei frati domenicani”. Non avreste voglia anche voi, dopo aver letto questa storia, di assaggiare come fosse quella bevanda?
Foto: Toscana Oggi e Pixabay

