Abbiamo incontrato un giovane arbitro di calcio pisano, Gioele Iacobellis: classe 1994, originario di Calci, promosso nel 2021 dalla CAN dalla Serie D alla Serie C, categoria nella quale ha diretto numerosi incontri professionistici. L’ho conosciuto ai tempi del Liceo Classico “Galileo Galilei” di Pisa, dove lavoravo e dove lui si è diplomato nel 2013. Successivamente ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa e un Master in HR Management e Giurista d’Impresa, sempre presso l’ateneo pisano. Ho avuto il piacere di rivolgergli qualche domanda per cercare di conoscere un po’ meglio il suo mondo.
Grazie Gioele per la disponibilità. Ci puoi parlare della tua attività professionale?
“Lavoro a Marina di Carrara presso The Italian Sea Group S.p.A., azienda leader nella costruzione di yacht di lusso, dove ricopro il ruolo di HR Business Partner. Mi occupo principalmente di relazioni sindacali, diritto del lavoro, gestione del personale e organizzazione aziendale, un’attività perfettamente in linea con il mio percorso di studi”.
Quando è iniziata la tua avventura da arbitro?
“Era il febbraio del 2011. Arbitravo una partita della categoria Esordienti a Porta a Lucca. Da lì è iniziato un percorso che mi ha accompagnato per tanti anni”.
Quali sono le partite che ricordi con maggiore emozione?
“Sono tante le partite che mi vengono in mente, soprattutto quelle dove ho trovato ambienti caldi con molti spettatori. La prima che ricordo è la finale playoff di Serie D tra Messina e Acireale, disputata allo stadio San Filippo. Era un derby sentitissimo e fu un’esperienza indimenticabile. Un’altra è senza dubbio l’ultima gara che ho diretto: Benevento-Audace Cerignola allo stadio Vigorito. Al termine dell’incontro il Benevento ha festeggiato la promozione in Serie B davanti a circa 14.000 spettatori. Per i primi dieci minuti io e i miei assistenti faticavamo persino a sentirci negli auricolari per il rumore del pubblico. La coreografia dei tifosi è stata davvero straordinaria”.
Hai vissuto momenti difficili durante la tua carriera arbitrale?
“Sì, molti. Oltre ai normali inciampi tecnici che possono esserci nel percorso di un arbitro, quello che porto più dentro è legato alla scomparsa di mio nonno, avvenuta quattro giorni prima del mio esordio in Serie C, nella partita Mantova-Giana Erminio. Il funerale si svolse il sabato pomeriggio; la sera partii comunque per Mantova e il giorno dopo scesi in campo. È stato emotivamente difficilissimo, ma sapevo che mio nonno avrebbe voluto vedermi arbitrare quella partita”.

Quali arbitri ammiri maggiormente?
“Ho avuto la fortuna di condividere il percorso con tanti colleghi oggi alla CAN A e B. Tra questi cito Simone Sozza, Valerio Crezzini e Matteo Marcenaro: grandi arbitri, ma soprattutto persone di grande valore umano”.
Sul tuo profilo social compare una foto con Pierluigi Collina. Com’è nata?
“All’epoca Pierluigi Collina era designatore FIFA e partecipò a un raduno regionale degli arbitri. In quell’occasione ebbi modo di conoscerlo. Successivamente venne anche ad assistere a una mia gara di Eccellenza a Pietrasanta e negli anni successivi a una gara di Serie C a Carrara”.

Cosa cambieresti del sistema arbitrale?
“Rispondo anche con l’occhio di chi oggi lavora nelle risorse umane. Le aziende investono molto nella formazione dei dipendenti e cercano poi di valorizzare quel patrimonio di competenze. Nell’arbitraggio, invece, esistono limiti di permanenza molto rigidi nelle varie categorie: in Serie D normalmente non si possono superare tre stagioni (salvo deroghe), mentre in Serie C cinque (salvo deroghe). Questo significa che, una volta raggiunta una piena maturità tecnica, spesso il percorso termina comunque. Se è vero che questo determina un veloce ricambio generazionale favorendo l’inserimento dei più giovani, è altrettanto vero che si rischia così di disperdere competenze ed esperienza. Le alternative per proseguire sono davvero limitate”.
Guardandoti indietro, chi senti di dover ringraziare per questo percorso?
“Il primo ringraziamento va senza dubbio alla mia famiglia: ai miei genitori, ai miei fratelli e alla mia ragazza Lorenza. Sono loro che mi hanno sempre sostenuto, anche nei momenti più difficili, comprendendo i sacrifici che l’arbitraggio comporta. Un grazie speciale va poi alla Sezione AIA di Pisa, che per me è stata una seconda casa. In particolare ai presidenti che si sono succeduti in questi anni: Michele D’Alascio, Carlo Fiaschi e Roberto Palermo, che mi hanno accompagnato nel mio percorso di crescita. Vorrei ricordare anche alcuni amici di viaggio, come Marco Emmanuele e Lorenzo Bertani, ma potrei citarne davvero decine, perché ogni collega incontrato mi ha lasciato qualcosa di importante. Infine, un pensiero particolare ai miei maestri tecnici: Giancarlo Redini, ultimo arbitro pisano ad aver diretto in Serie A, e poi Matteo Trefoloni e Andrea Gervasoni, miei designatori prima a livello regionale e poi nazionale, dalla CAI alla Serie D. Da tutti loro ho imparato tantissimo, sia dal punto di vista tecnico che umano. Un ultimo ringraziamento lo devo sicuramente al mio paese, Calci. In questi anni ho sempre sentito una grande vicinanza da parte della comunità. Ringrazio le istituzioni locali che hanno seguito e valorizzato il mio percorso, a partire dall’ex sindaco Massimiliano Ghimenti, e tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e sostegno quotidianamente. Un pensiero particolare va anche all’A.S.D. Calci 2016, che mi ha dato la possibilità di allenarmi spesso presso le proprie strutture, dimostrando grande disponibilità e attenzione nei miei confronti. Sentire il calore dei miei compaesani, anche semplicemente per strada, con un saluto, un incoraggiamento o una parola di vicinanza, è stato qualcosa di davvero speciale”.
Come immagini il tuo futuro nell’AIA?
“Vorrei continuare a vivere l’associazione da un’altra prospettiva, mettendo la mia esperienza a disposizione dei ragazzi più giovani. Sono già consigliere della Sezione AIA di Pisa e mi piacerebbe accompagnare gli arbitri che affrontano i campionati di Promozione ed Eccellenza, aiutandoli nel loro percorso di crescita”.
Chiudiamo con il Pisa, squadra della tua città. Come giudichi l’ultima stagione e quali prospettive vedi?
“Ti premetto che seguo il Pisa da sempre e ho avuto anche la fortuna di arbitrare alcune amichevoli estive della squadra negli anni scorsi. La scorsa è stata purtroppo una stagione complicata. Fino all’autunno ero convinto che la salvezza fosse alla portata, poi il finale è stato molto deludente. Ero presente anche all’Olimpico nell’ultima giornata contro la Lazio. Per il futuro, però, credo ci siano i presupposti per ripartire. Ho avuto modo di conoscere personalmente il nuovo allenatore Paolo Bianco quando, nella scorsa stagione, ho ricoperto il ruolo di quarto ufficiale in una gara di Serie B del Monza. È un tecnico molto determinato, passionale e capace di trasmettere energia alla squadra. Sono fiducioso che possa fare bene”.
Maurizio Ficeli

