Dal pazzo a stelle e strisce si gioca il Mondiale più squallido di sempre. Qatar, Uzbekistan, Curaçao, Nuova Zelanda, Congo… il calcio si vende a tutti per aprire ai consumatori. Guardate il video della cerimonia inaugurale di Italia ’90 con la Gianna e Capitan Uncino per capire cosa intendo. Io ero lì. Diciotto anni da fare con Ame, Ago e Mejo. Sedicimila lire il biglietto. Maledetti puzzoni, il calcio allora era di tutti, perdinci. Non dell’ hydration break fatto anche con 20 gradi per inserire spazi pubblicitari per vendere beni o servizi in un circolo vizioso senza fine.
Per fortuna esiste qualcosa di diverso. Il ritiro della propria squadra in Valle d’Aosta, per esempio. Gli amici di sempre, Pisa grande amore e dalla Cittadella fino al mar volume 20 dalla radio della macchina caricata male. La gente che guarda attonita all’alba in circonvallazione senza capire cosa succede, una felpa per la sera, i panini mangiati in piedi, il campo visto da vicino, senza filtri e senza troppi effetti speciali.
Niente lusso, niente vetrina, niente imprese da sbandierare. Solo un’appartenenza piu sobria e forse per questo piu intensa. Perché alla fine il calcio è anche questo: non l’evento che riesci a comprare ma la misura dell’affetto che decidi di mettere nel tuo viaggio. C’è chi attraversa continenti per una partita per noi senza senso e chi trova casa SUA in un pomeriggio d’estate, ai piedi delle montagne senza notti magiche ma con l’aria fina e in testa la solita canzone… quando il Pisa scende in campo fortissimo batte il mio cuor e io ci perdo la voce perché sei il mio unico amor… Bona Ugo, quest’anno ci sarò.
Francesco Fasulo
Foto: Pisa SC

