Di solito dimentico quasi tutto quello che vedo sul telefono. Scorro, salvo, chiudo. Dopo qualche ora tutto si confonde. Ma quella foto no. Continuava a ritornare nei momenti più banali: mentre aspettavo il caffè, mentre sistemavo la spesa o cercavo qualcosa da guardare prima di dormire. C’era qualcosa di ipnotico in quelle immagini. Una parete bianca. Un’acqua verde. Un taglio netto nella montagna. Per giorni sono rimaste fisse nella memoria.
Un sabato mattina sono uscita senza pensarci troppo. Ho preso la macchina. Non c’era un piano. Solo una direzione verso quell’immagine. La strada verso il Passo del Vestito saliva tra le rocce. A ogni curva il marmo appariva e scompariva tra gli alberi. Da lontano sembrava neve aggrappata ai versanti nel pieno dell’estate.
Alla Cava Valsora ho spento il motore e sono rimasta qualche secondo ferma. Avevo bisogno di mettere a fuoco quello che avevo davanti. Le fotografie avevano colto qualcosa di reale, ma non la verità intera. Il bianco era più sporco. Le pareti più alte. Lo spazio più vasto. Soprattutto la montagna. Le superfici verticali avevano tagli ripetuti con precisione. Macchine e cavi avevano cambiato per sempre la forma della roccia.
Poi l’acqua. L’ho vista comparire tutta di colpo. Prima una macchia di colore, poi una superficie più ampia. Infine il lago. Aveva preso possesso dell’assenza. Per anni la pioggia era scesa dalle pareti bianche e si era fermata lì, nel vuoto lasciato dagli uomini. Non aveva ricostruito nulla. Non aveva cancellato la ferita. Si era limitata a riempirla. Eppure era bastato perché la vita tornasse a muoversi lì dentro. Era di un verde difficile da raccontare. Non il verde dei boschi o dei prati, ma qualcosa di più denso. In certi punti sembrava giada liquida, in altri vetro colorato. Vicino alla riva la luce si schiariva lasciando intravedere il fondo; al centro diventava profonda, satura.
Sono rimasta immobile. Ero sola. Forse perché era l’ora meno ospitale della giornata: quella in cui il sole cade verticale sulle pareti e il marmo riflette la luce con tale violenza da costringere a socchiudere gli occhi.
Nell’aria c’era un odore sottile di minerale e acqua ferma. Un refolo di vento scendeva lungo la cava e sfiorava l’acqua senza incresparla. Il silenzio era quasi assoluto. Sentivo soltanto il rumore delle mie scarpe e lo scricchiolio delle pietre sotto i passi.
Poi qualcosa si è mosso lungo la riva in ombra. All’inizio ho pensato a un riflesso, ma ha cambiato direzione. Un corpo sottile, vivo, si è infilato tra le rocce sommerse. Solo per un istante ho riconosciuto un piccolo tritone delle Apuane. Procedeva lento nell’acqua verde, dopo è sparito di nuovo nel fondo. E non si è mosso più nulla.
Ho continuato a scendere verso il bordo. Il marmo, da vicino, perdeva ogni idea di grandezza. Era ruvido, graffiato, attraversato da fratture sottili. Vene scure correvano lungo la roccia. Nelle fessure crescevano ciuffi d’erba e macchie di muschio.
Le pareti bianche si riflettevano nell’acqua e si scomponevano in figure geometriche. Triangoli di luce, linee, superfici nette che cambiavano a ogni passaggio di una nuvola. Per un attimo mi sembrò di essere dentro un quadro astratto. Una lieve vertigine mi attraversò e il vuoto scavato dalla montagna sembrò aprirsi anche dentro di me. Eppure non c’era nulla di decorativo in quella bellezza.
Più restavo lì, più lo sguardo passava dai gradoni scavati nella roccia alle ombre ferme sull’acqua. Nessuna delle due immagini riusciva a prevalere. Restava tutto insieme. La montagna scavata. Il lago. La luce. La ferita e ciò che aveva trovato il modo di viverci dentro.
La polvere bianca del marmo si era attaccata alle scarpe. Ho battuto le suole contro il bordo della strada. Una parte si è staccata, il resto è rimasto appicicato.
Quando sono risalita in macchina, sentivo ancora quella profondità che pungeva lo stomaco. Ho alzato gli occhi e per un istante ho rivisto il lago verde chiuso tra le pareti della cava. La curva successiva lo ha nascosto. La montagna è tornata quella di sempre. Ma oltre continuavo a vedere quel taglio.
Chiara Ercolino




Cava Valsora è una cava di marmo del Comune di Massa (MS) e si trova a un’altitudine di circa 900 metri in località Passo del Vestito sulle Alpi Apuane. Un luogo unico, un sito estrattivo affascinante circondato dalla natura che ospita il “laghetto dei tritoni”: un biolago situato in una suggestiva cornice formata da alte pareti verticali di marmo striato.

