La tempesta di fiamme e fumo sembra ormai passata, anche se “tirare un respiro di sollievo” cerchiamo di rimandarlo a quando la bonifica sarà ultimata, onde evitare problemi all’organismo di coloro che hanno vissuto momenti di paura per quella nube tossica scaturita dall’incendio di un capannone di stoccaggio della Delca Energy a Lugnano, nel comune di Vicopisano (Pisa). Nube che ha creato non pochi problemi agli abitanti di ben 4 comuni, compreso il capoluogo di provincia, Pisa, i cui sindaci sono stati costretti ad emettere ordinanze di chiusura di scuole, attività all’aperto, impianti di climatizzazione, altre attività lavorative, e soprattutto raccomandando i cittadini a rimanere chiusi in casa con porte e finestre ben chiuse.
La domanda, adesso sorge spontanea, ma cosa c’era in quel capannone per generare tanto timore? Oggi, a fuochi spenti e nube dissolta, anche se avrà sicuramente rilasciato parecchie sostanze al suolo, l’ipotesi che avanza è quella dell’autocombustione delle materie plastiche. Fenomeno che può verificarsi con l’accumulo troppo compatto, temperature non monitorate, scintille prodotte da mezzi o impianti, manutenzione insufficiente. E dire che sul sito ufficiale dell’azienda, che dal 2023 fa parte del Gruppo Eridania, si legge “l’azienda è attiva nella Green Economy e nell’ Economia Circolare, responsabile di un sito produttivo dotato di Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), per il recupero di materia e la produzione di Combustibile Alternativo, con elevati standard qualitativi, energetici ed ambientali”.
Autorizzazioni sicuramente rassicuranti, anche se continuando a leggere nel sito, ci sono paroline che adesso possono risultare meno rassicuranti: “Grazie all’impianto di trattamento, Delca Energy fornisce servizi quali: stoccaggio di rifiuti non pericolosi e pericolosi; quattro linee di trattamento: selezione e recupero; Produzione di Combustibile Alternativo – CSS END OF
WASTE – Materie prima seconde”.
Ecco quel “PERICOLOSI” ormai dissolti nell’azzurro cielo di un mattino di Giugno, non faranno dormire tranquilli coloro che lavorano in quella zona industriale e ancor meno i residenti nelle abitazioni limitrofe e anche quelle un po’ più distanti. Ammesso e non concesso che l’azienda abbia sempre adempiuto ai regolamenti imposti, abbia avuto costanti controlli da quando la Regione Toscana nel 2022 ha concesso l’autorizzazione ad operare fino al 2038, l’altra domanda che sorge spontanea è questa: conoscendo l’ottima qualità dell’azienda, che però aveva a che fare anche con sostanze pericolose, era il caso di collocare la struttura in un ambiente così densamente popolato? Pur nel rispetto totale delle normative vigenti, che adesso stanno monitorando, l’incidente è sempre dietro l’angolo, e in questo caso, le normative vanno a farsi benedire, così come coloro che adesso, credenti o non credenti, andranno ad accendere un cero al santo preferito, per lo scampato pericolo.
Doady Giugliano
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Perché la rubrica si chiama “Lo Scolmatore” – Quando il troppo è troppo è opportuno aprire le paratie dando libero sfogo all’acqua, per evitare che tracimi allagando tutto. Ogni riferimento al canale Scolmatore, che dall’Arno devia l’acqua in eccesso verso il mare, è voluto. Un libero sfogo ragionato da cui si possono trarre spunti di riflessione interessanti.

