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Rimessa laterale – Ripartire dalle parole di Marin / Andrea Cosimi

- Primo piano, Sport
27 Maggio 2026

Finalmente la serie A è terminata. Al Pisa e al Verona si è incredibilmente aggiunta la Cremonese, cosa che ha sorpreso anche me, una squadra che aveva la Salvezza in pugno a metà campionato. Quanto meno i lombardi se la sono giocata fino all’ultimo, a differenza di noi: prendere la loro retrocessione ironicamente ad esempio fa sorridere, per non dire di peggio.

In attesa della composizione definitiva dell’organico della prossima serie B e auspicando che il Pisa guardi a come Venezia e Monza hanno gestito la propria retrocessione della passata stagione o a modelli sportivi (e non solo) virtuosi come quello del Lecce – alla quarta salvezza consecutiva nella massima serie – mancando al momento comunicazioni su ciò che il popolo neroazzurro possa aspettarsi in termini di progetto sportivo (qual è l’obiettivo? Allenatore “emergente” o profilo di esperienza?) rimbombano le bellissime e commoventi parole di addio di Marius Marin.

Anche se il giocatore va in scadenza a parametro zero (aspetto probabilmente non gradito alla società) sarebbe stato bello fargli disputare almeno alcuni minuti in occasione dell’ultima partita giocata all’Arena per fargli tributare il saluto da parte dei tifosi che sicuramente meritava. Triste e inspiegabile che ciò non sia avvenuto.

Il suo video di addio commuove e cozza con la freddezza con la quale la nostra serie A è arrivata e ci è scivolata via rapidamente. Ci stava di retrocedere ma non così.

Tutto vero, le società di Calcio sono di capitali, le logiche di profitto e industriali ne sono inevitabile conseguenza e ispirazione. Ma a Pisa abbiamo tutti un po’ perso quegli ideali che ci distinguevano e in tal senso anche i social hanno negativamente contribuito, alimentando divisioni e persino ironizzando vilmente su giocatori e allenatori che hanno scritto la storia recente del Club.

Cosa stiamo diventando dunque? Una tifoseria “industriale”?

Da più parti si invoca di guardare avanti, una banale ovvietà, ma rimango dell’idea che il futuro si ricostruisce facendo tesoro complessivo degli errori commessi, tantissimi, molti dei quali anche a livello comunicativo.

Ditemi voi se le dichiarazioni ascoltate fino ad ora post retrocessione abbiano rappresentato e compreso l’amarezza e la delusione vissuta e subita dalla nostra Piazza. Secondo me no, anzi, si continua per adesso sulla falsariga di una gestione del dialogo con il tifoso che non dà merito e riconoscenza a chi per questi colori soffre e fa grandi sacrifici con il cuore.

Questa serie A lascia una pesante eredità, non solo per l’impegnativa e difficile ricostruzione di un gruppo che dovrà centrare innanzi tutto la permanenza in cadetteria.

C’è una empatia da rialimentare tra Società e tifosi, mettendo da parte presunzione e posizioni per partito preso, perché non sempre la coerenza è una virtù e a rimanere fermi sulle proprie posizioni non si prende la medaglia.

Andrea Cosimi

Foto: Gabriele Masotti

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