Il gran finale del tredicesimo Festival musicale internazionale Fanny Mendelssohn non poteva che svolgersi nel bellissimo salone dello Zodiaco della Villa di Corliano a San Giuliano Terme (PI) dove il Duo spagnolo Bela Kovacs ci ha accompagnato dolcemente a godere di una delle ultime serate di maggio. Non a caso, infatti, i primi due brani che sono stati eseguiti dal pianista Manuel Tevar e la giovanissima clarinettista Irene Ces, sono stati “Die Mainacht” op.42 n.2 (la notte di maggio) e “Minnelied”op.71/5 (canto d’amore), entrambe di Brahms. Nelle due melodie abbiamo percepito chiaramente la natura che si apre e si prepara all’estate con i fiori che sbocciano e le speranze di un amore che rende il mondo intorno più luminoso, e tutto ciò attraverso due strumenti suonati con estrema delicatezza e intensità. Con mio immenso piacere la seconda esibizione è stata “Serenade espagnole” della musicista francese, Cecile Chaminade nata nel 1857. Finalmente si dà spazio al talento femminile dell’epoca, posso solo immaginare quanto si sia dovuta battere per affermarsi, leggo che nonostante tutti i pregiudizi e gli ostacoli ottenne grandi soddisfazioni e, ascoltare una sua opera mi riempie di gioia. Irene Ces ci fa vivere il brano concepito come una serenata, danzando con il clarinetto ma le sorprese non finiscono qui, in scaletta ci prepariamo ad ascoltare un’altra musicista francese, Lili Boulanger. Anch’essa talento straordinario purtroppo morta troppo giovane, compose musiche meravigliose; il Duo Kovacs ci propone dapprima “Reflecs” brano in cui il piano e il clarinetto si impegnano, riuscendoci benissimo, a farci immaginare la luce che si riflette sull’acqua, e poi “Nocturne” mentre il parco della Villa di Corliano accende le prime luci della notte, ci sembra perfetto.
Dopo il doveroso tributo alle due grandi musiciste del passato si cambia totalmente genere con due brani dell’inglese Roger Quilter, compositore di “canzoni d’arte”. In “Where go the boats” si racconta di un bimbo che guarda le sue barchette di carta galleggiare, tema apparentemente leggero eseguito splendidamente, di contrasto all’infanzia e ai suoi sogni viene poi proposto “Come away, Death” che, come si evince dal titolo, vuole esprimere tutt’altra consapevolezza. È la volta di Kurt Weill, interessante compositore tedesco di cui vorrò approfondire la conoscenza, originale nelle sue creazioni in cui amava mescolare diversi stili. Avverso al regime nazista, in esilio scrisse “Youkali” (l’isola che non c’è, tema ripreso nel tempo da molti musicisti), un tango lento che descrive in modo abbastanza chiaro le riflessioni dell’autore sui sogni e le illusioni della vita.

È incredibile il programma della serata finale, degno di una splendida conclusione della kermesse. Si continua con tre brani di Piazzolla “Ausencias”, Mumuki” e “Oblivion”. per poi concludere con melodie contemporanee che ci riportano ad un recentissimo passato. Alcuni brani del Duo norvegese-irlandese “Secret garden” ci accompagnano verso il genio italiano di Morricone “Love theme from Cinema Paradiso” e all’ultima esecuzione, “Moon River” di Henry Mancini durante la quale Irene Ces e Manuel Tevar ci fanno letteralmente vibrare.
Tanti applausi meritatissimi per il Duo che ci saluta con tre bis, due dei quali in omaggio alla Canzone Napoletana, patrimonio dell’umanità, non avevo mai ascoltato il cantato sostituito dal clarinetto, è stato molto emozionante soprattutto per chi come me ha vissuto qualche anno nella città partenopea.
Nel bellissimo parco della Villa, gustando i dolci offerti dall’Osteria dell’Ussero, abbiamo avuto modo di salutare gli artisti e di ringraziare il team dell’Associazione Fanny Mendelssohn, in particolar modo le due direttrici artistiche del Festival, Sandra Landini e Francesca Amato che ogni anno si spendono con impegno e passione per l’organizzazione di ogni serata musicale. Con la speranza di aver contribuito, nel nostro piccolo, a diffondere la bellezza della musica e la rilevanza del Festival nel nostro territorio, diamo appuntamento al prossimo anno.
Marina Sacchelli
Foto: Alessio Alessi

