Di fronte a una melodia celestiale si ha quasi il timore di applaudire per non disturbare. È quello che è accaduto al Teatro di via Verdi a Vicopisano (PI) la sera del 3 maggio ascoltando il concerto di Linda Hedlund violinista finlandese e Floraleda Sacchi all’arpa. Nello scrigno di fine Ottocento, recentemente restaurato, si è svolto il nono spettacolo della rassegna musicale Fanny Mendelssohn. Emozionanti ed intense fin dalle prime note, le due musiciste hanno toccato generi ed epoche diverse dando prova di
versatilità e bravura.
Splendide, in una mise verde smeraldo, hanno aperto il concerto con “Elegia Op.21” di Luigi Maurizio Tedeschi, un arpista e compositore di fine Ottocento che con questa opera ci predispone a una intima commozione che perdurerà fino alla fine dello spettacolo. È un tacito accordo tra le artiste e il pubblico, gli applausi ci sono ma non invadono lo spazio musicale che continua quasi senza una pausa.
Con “O mio babbino caro”, Aria SC88 di Giacomo Puccini, abbiamo l’impressione di sentir cantare la Callas. L’arpa e il violino si sostituiscono alla voce e l’emozione è palpabile. Il brano è talmente famoso da essere stato utilizzato anche in alcuni film. Le luci sono soffuse non riusciamo quasi a seguire la scaletta dalla brochure e forse è meglio così ci lasciamo trasportare dai suoni e dalla gentilezza dei gesti sull’arpa e sul violino di Linda e Floraleda.
Adesso suonano “Fantasie Op. 124 di Camille Saint-Saens, un musicista parigino nato nel 1835, enfant
prodige, appassionato di astronomia. Il talento musicale e la passione per gli astri avranno sicuramente influito sulle sue composizioni, l’ascoltiamo a tratti con occhi chiusi. Applausi discreti ed è la volta di due brani di Max Richter (n. 1966): “Embers e The Tartu” entrambi di breve durata.
Confesso che adoro questo genere di musica classica contemporanea, sono rimasta totalmente ipnotizzata dallo stile, sarà per una questione di generazione o di gusto ma la fusione tra elettronica e tradizione è sicuramente coinvolgente e si percepisce tutta anche se gli strumenti sono arpa e violino.
Si cambia ancora genere, avverto suoni di un altro continente, sì non mi sbaglio si tratta di “Piece for Ilia” del giapponese Ryuichi Sakamoto, scomparso nel 2023. La bellezza in sintesi, non aggiungerei altro, i presenti mi capiranno, per chi non c’era il mio consiglio è quello di cercarlo in rete ed ascoltarlo in
solitudine.
Si continua con un altro artista giapponese, una vera celebrità. Nato nel 1950 è il più conosciuto compositore di musica per film del suo paese e i brani proposti sono proprio tratti dalle colonne sonore di tre pellicole, pur non conoscendone la trama ci facciamo condurre verso immagini di fantasia dalla musica di “A town with Ocean”, “Princess Mononoke” e “One Summer day”.

Siamo all’ultimo brano in programma “Por una cabeza” di Carlos Gardel, torniamo indietro ai primi del 900 con uno struggente tango che ci porta nei salotti viennesi, nelle feste eleganti, in una spirale di promesse infrante, innamoramenti, scommesse, insomma in un clima da perdere la testa, un salto notevole nel tempo e nello stile. Stavolta gli applausi si fanno sentire e le artiste ci concedono tre
bis. I primi due sono di Piazzolla, si tratta di “Oblivion e Escualo”.
Il tango assume nuova forma pur non perdendo la sua identità, l’arpa sostituisce il pianoforte o il bandoneon mentre il violino esprime ed evidenzia la passione e la malinconia, un arrangiamento da
perfetta atmosfera tanghera. Con la Milonga di Alberto Ginastera le due splendide musiciste concludono il concerto tra gli applausi calorosi del pubblico che, dopo averle omaggiate, si appresta al momento conviviale “Note d’olio”, una visita al frantoio con degustazione di bruschette.
Un’altra occasione molto gradita per unire la musica con la scoperta del nostro territorio. Ricordiamo il prossimo appuntamento in programma venerdì 8 maggio presso la Pieve di San Casciano, comune di Cascina(PI) con lo Smetana Trio della Repubblica Ceca.
Marina Sacchelli

Foto: Alessio Alessi

