Più o meno un anno fa, di questi tempi, il Pisa tornava in A dopo lunghissimi 34 anni di attesa e sofferenza, tra fallimenti, mancati ripescaggi e frequente anonimato nelle serie minori. Ricordo con malinconia e amarezza quel bellissimo ritorno da Bari, la notte, con la serie A in tasca, pieni di gioia e convinti che il futuro che ci aspettava sarebbe stato luminoso.
Niente di tutto questo, non è andata così, anzi, è andata peggio di quanto chiunque potesse immaginare.
Proprio da quel giorno in poi è iniziata la parabola discendente, a partire dallo sbagliatissimo divorzio con Inzaghi, ufficializzato il 13 giugno successivo.
E qui il primo errore: un allenatore del genere, grazie al quale una buona rosa era diventata insuperabile ed era stata promossa, bisognava tenerselo e fare di tutto per accogliere le sue istanze o quanto meno trovare punti di incontro.
Fosse stata data continuità al suo operato le possibilità di potenziare nel modo giusto l’organico sarebbero state maggiori, visto che il Mister conosceva troppo bene pregi, difetti e gap da colmare in vista della serie A, giustamente definita “un altro sport” il 12 maggio, nell’ambito di dichiarazioni piene di ottimismo per il suo futuro a Pisa.
Da lì in poi non sapremo mai cosa esattamente sia successo, fatto sta che le strade tra il club e il mister si sono incredibilmente separate.
Ognuno si tenga la sua idea in proposito, ma fatti alla mano, visto poi il pessimo campionato neroazzurro che finalmente va a concludersi, mai detta soluzione fu più sbagliata.
Il 26 giugno la Società scelse Gilardino e, tutto sommato, quella scelta tranquillizzò tutto l’ambiente.
Lo stimolo nell’attendere le mosse di mercato, un mercato di serie A e da serie A, andò poi via via attenuandosi proprio per le stesse dinamiche avvenute.
Tra trattative prolungate, affari dati per fatti e poi sfumati e consuete voci di mercato, luglio e agosto sfilarono via senza mai entusiasmare i sogni e con alcuni arrivi che lasciarono in molti perplessi, al di là di coloro che si esaltano quando qualche nome esotico veste la nostra maglia.
Nomi importanti ma datati, come quelli di Cuadrado e Albiol, buoni giocatori come Aebischer e Nzola (quest’ultimo forse poteva essere gestito meglio).
Ma anche troppi arrivi di giocatori che la A non la conoscevano, oltre all’acquisto di Meister (scommettendo sulle potenzialità di un giocatore che invece si rivelerà una delle tante delusioni, acerbo e non pronto per la massima serie), per menzionare anche Stengs, Lorran, Denoon, Lusuardi, tanto per citarne alcuni, tra infortuni, e prestazioni negative.
Un “mercato dei se” che purtroppo è andato nella direzione che nessuno avrebbe voluto.
Ancora non si riesce a capire perché non ci si sia rivolti a giocatori che la A la conoscessero bene, rafforzando come si doveva una difesa che, numeri alla mano, ha poi fatto acqua da tutte le parti e un attacco costantemente privo di giocatori di grande vena realizzativa (si è salvato il solo Moreo).
Eppure fino all’inizio di febbraio il Pisa, pur con i suoi tanti limiti, una identità precisa l’aveva dimostrata: Gilardino bene o male era riuscito a dare un volto concreto ad una squadra innegabilmente debole e, pur commettendo anche lui alcuni errori, la Salvezza era ancora ampiamente raggiungibile.
Certo il mercato di gennaio, dal quale attendersi rinforzi che la A la “masticassero” già o che comunque conoscessero il calcio italiano, non gli era venuto in aiuto.
Salvo Iling Junior, giunto in prestito e utilizzato ben poco, Bozhinov, Durosinmi, Lojola e Stojikovic erano nomi mai sentiti e che, inevitabilmente, avrebbero necessitato di tempo per adattarsi.
Un’altra scelta dunque poi rivelatasi sbagliata, visto l’insufficiente rendimento degli stessi.
Al termine del deludente e tardivo mercato di gennaio la Società si separa da Gilardino e, mentre tutti si aspettano nomi conosciuti e dal passato importante e di sicura esperienza, ufficializza a sorpresa Hiljemark.
Da lì in poi parlano i risultati: il Pisa smarrisce quel minimo di identità che aveva e precipita sempre più in basso a suon di reti subite e sonore sconfitte.
Una stagione dove tutto ciò che poteva andare male è andato malissimo.
Oltre ad essere debole il Pisa fa i conti anche con un discreto numero di torti arbitrali, su tutti l’inquietante arbitraggio in Pisa-Fiorentina, che ci cadono addosso senza mai lamentarci, li subiamo praticamente inermi e senza mai protestare come si deve.
La tifoseria subisce continue privazioni e limitazioni, la più eclatante quella del divieto di trasferta alla vigilia di Milan-Pisa, con cinquemila biglietti già venduti che vengono rimborsati senza le commissioni e che creano grande amarezza e indubbia difficoltà ad un Popolo che, anche in questo caso, avrebbe meritato più di una pubblica parola di conforto.
Anche la giornata neroazzurra in occasione della partita di ritorno con lo stesso Milan va di traverso e, in una annata come questa, poteva essere evitata o ripensata.
Così, con tre giornate di anticipo, il Pisa torna in B, al termine di una stagione nella quale, paradossalmente, si è diffuso un “terreno” dove si è disinnescato l’entusiasmo e colpevolizzato coloro che, giustamente, erano delusi e insoddisfatti.
Già, bisogna sempre pensare al Livorno o a Perignano, a Pomponi o a dove eravamo, guardare sempre a chi sta peggio.
È qui evidente la mancanza di ambizione della Piazza che, piuttosto, con una Proprietà facoltosa come questa, dovrebbe ambire ad emulare gli esempi di Parma, Udinese e Sassuolo, tanto per fare alcuni esempi di squadre di piccole città che puntano sempre in alto.
Inizia dunque, con grandissimo anticipo, la preparazione del prossimo campionato di B.
Di tempo per scegliere il nuovo allenatore ce n’è (impensabile la conferma di Hiljemark), come pure settimane e settimane abbondanti per capire come costruire una rosa in gran parte da rifondare.
Verrebbe da chiedere alla Società dove si sia creato valore con questa balorda retrocessione, ma intanto dobbiamo accontentarci delle parole del Direttore Generale, che bene o male, nel post partita contro il Lecce è venuto a darci la sua chiave di lettura.
Anche le tanto celebrate parole di Knaster sono relativamente confortanti, perché mi sarei aspettato un chiaro passaggio sull’obiettivo sportivo.
Ok, c’è un progetto immobiliare importante che andrà a trovare il suo compimento, ma avere un centro sportivo patrimonializza la Società ma non fa punti né categoria (gli esempi di Novara, Brescia e Triestina sono lì a ricordarcelo), e dopo una stagione del genere ci saremmo attesi chiare parole su ciò che ci aspetta in termini di ambizione dopo questa autentica disfatta.
E francamente le scuse ad una Piazza che ha accettato senza colpo ferire caro prezzi, giornata neroazzurra e assenza di risultati senza mai contestare (caso unico nel panorama calcistico italiano) le avremmo volute ascoltare in tanti.
Vediamo se arriveranno nei giorni a venire, in attesa di una B niente affatto da sottovalutare.
Andrea Cosimi
Foto: Gabriele Masotti

