“Alle 23 mi arriva il messaggio dalla sala operativa di Firenze: da domattina (29 aprile, ndr) alle 7 il gruppo GAUF sarà attivo in località Santa Maria del Giudice (LU). Faccio parte di questo Gruppo Addetti Uso Fuoco da molti anni, siamo trenta in Toscana, sempre pronti alle emergenze”. Inizia così il racconto di Alessandro, una delle persone che ha tenacemente lottato contro il fuoco che ha sconvolto i Monti pisani in questi ultimi giorni.
“Arriviamo sul posto, siamo in cinque, ci sono altre squadre della Regione Toscana, ci sono i Vigili del Fuoco e tanti volontari. Come prima cosa bisogna passare dal PCA (Punto coordinamento assistito). È una struttura mobile che si reca nelle vicinanze dell’incendio e coordina chiunque arrivi a prestare soccorso. Mentre i Canadair fanno il loro lavoro dall’alto, noi pianifichiamo insieme una strategia per la squadra e ci muniamo di tutto l’occorrente per la protezione individuale, ovvero maschere, caschi, guanti, zappe,
rastri, pompa ad acqua spallabile e torce”.
“Quando arriviamo il fuoco, divampato il giorno prima, ha già devastato circa trenta ettari di bosco. È partito accidentalmente dai vicini uliveti, precisamente dal bruciamento delle potature. Noi siamo stati chiamati qui sul versante lucchese ma ci arrivano notizie che le fiamme si stanno dirigendo anche verso il
comune di San Giuliano Terme (PI), per la precisione in direzione di Asciano, nel pomeriggio sapremo poi che era riuscito ad entrare nell’abitato distruggendo case e automobili, si parla di circa tremila persone evacuate. Intanto noi abbiamo il nostro bel da fare”.
“Decidiamo di partire dalla coda dell’incendio con una tecnica chiamata ancoraggio. Fuoco contro fuoco. Mentre l’incendio sta per tornare indietro per aggredire il verde rimasto noi lo contrastiamo con lo stesso mezzo bloccandolo in sicurezza sul ciglio della strada per una lunghezza di circa un km. A mezzogiorno concludiamo l’operazione, il settore è in sicurezza”.
“Ci spostiamo verso la cima del monte Faeta – prosegue il racconto – ci vuole un’ora di macchina ma è un punto strategico: se non agiamo tempestivamente il fuoco potrebbe prendere verso Agnano e Calci. Quando arriviamo le fiamme stanno salendo veloci ma noi lo siamo di più, arriviamo in vetta e prepariamo il controfuoco assistiti anche da altre squadre presenti. Riusciamo a bloccarlo. Si torna a casa esausti ma pronti per l’indomani, Primo maggio, altro che concertone!”.
“Come da accordi il mattino dopo mi ritrovo in squadra con altre sei persone, colleghi forestali della media valle del Serchio. Nella notte c’è stata una ‘ripresa’ sulla cresta del Faeta, il fuoco si sta propagando verso Lucca, stavolta adottiamo un’altra tecnica. Armati di motoseghe, zappe e rastri puliamo il perimetro per circondare il fuoco, facciamo delle tracce, ‘tagliamo’ la vegetazione, zappettiamo e riusciamo a circoscrivere l’area e a bloccarlo. Un’altra giornata è passata e siamo al 2 di maggio, l’unico versante ancora attivo del Faeta è quello che guarda l’alta zona ascianese”.
“Tra volontari e squadre stamani siamo una trentina, giunti alla sommità del monte, adottiamo la tecnica del giorno prima, stavolta coadiuvati dai Canadair. Nell’intervallo tra un aereo e l’altro ci adoperiamo zappando e segando. Ci fermiamo e arriva il Canadair, poi di nuovo noi con la forza delle nostre braccia
e così via fino al pomeriggio. Non siamo ancora al sicuro, le ‘riprese’ del fuoco sono sempre in
agguato, domani sarà ancora una lunga giornata in attesa della pioggia prevista per lunedì”.
Testimonianza raccolta da Marina Sacchelli


Buongiorno. Sono un amico e collega (DO AIB e GAUF) di Alessandro che mi ha girato il vostro articolo. Ho spento il primo incendio come Direttore delle Operazioni (DO AIB) che era il 4 luglio del 1998. Nel 2018 l’incendio di Calci, nel 2022 quello di Massarosa, oggi Monte Faeta. In tutti questi anni ho lottato anche perché passasse un’informazione corretta e cioè che gli incendi boschivi non li spengo i VVF ma l’Organizzazione regionale Antincendi Boschivi alla quale partecipano ANCHE i VVF, per quanto riguarda però la difesa delle infrastrutture e il rifornimento delle linee d’acqua, ma all’interno della quale operano, sulla linea del fuoco, Operai forestali e Volontari, sotto la direzione (leggi responsabilità civile e penale…) di tecnici di Regione Toscana, delle Unioni dei Comuni (ex Comunità Montane) e di alcuni Comuni. L’articolo di Marina Sacchelli rende giustizia ai tanti operatori anonimi che in questi anni hanno spesso visto in primo piano, alla ribalta della cronaca, altre figure, a volte senza neanche essere citati. Operai e tecnici che rischiano in prima persona e devono magari rispondere davanti ad un giudice delle scelte fatte e delle conseguenze di quelle scelte con stipendi da dipendenti pubblici che non arrivano a 2000 euro. Volontari che, invece, prestano GRATUITAMENTE la loro opera dopo un percorso formativo obbligatorio. Pensionati, studenti, casalinghe, lavoratori in proprio che mollano tutto quando arriva la telefonata e se riportano a casa una pacca sulla spalla dal DO sono al settimo cielo. Questo è il nostro mondo e questo articolo gli rende il giusto riconoscimento. Mi sono permesso di condividerlo anche con i colleghi di Regione Toscana e vi posso assicurare è stato apprezzato anche da loro. Grazie ancora.