Il film “Camera con vista” (A Room with a View) del 1985, diretto da James Ivory, tratto dall’omonimo romanzo di E. M. Forster, vinse tre premi Oscar. Parla di una giovane inglese che viaggia in Italia, accompagnata da sua cugina, più anziana. Giunte a Firenze le due donne alloggiano alla pensione Bertolini, che ospita altri inglesi. Al loro arrivo restano deluse dalle vedute delle finestre delle loro camere che, diversamente da quanto pattuito, non si affacciano sull’Arno impedendo loro la vista del fiume.
Chissà quale sarebbe stata la reazione delle due donne, prima di partire per Firenze, se avessero letto il Times che, nei giorni scorsi, ha titolato così: “Camera con vista su un brutto ripetitore 5G“. Il prestigioso quotidiano britannico si è soffermato su un caso finito al centro delle polemiche nel capoluogo toscano. “Per secoli – si legge nell’articolo – chi contempla Firenze viene ricompensato dallo stesso panorama senza tempo: la maestosa cupola del Brunelleschi e lo slanciato campanile di Giotto che emergono da un mare di tetti in terracotta sullo sfondo delle colline toscane“. Il Times va avanti scrivendo che “l’ultima aggiunta allo skyline non è così ‘senza tempo’ e la sindaca e la soprintendenza sono in disaccordo su chi l’abbia approvata e se sia possibile farla abbattere”.
C’è da dire che l’antennone (lo chiamano così viste le dimensioni), montato nel gennaio 2023 su un condominio di viale Belfiore, ha tutte le carte in regola, con i pareri favorevoli espressi dall’Arpat e dalla commissione Paesaggio del Comune. Resta, però, un pugno in un occhio, è inutile girarci intorno. E molti già si domandano: come è possibile che abbia avuto tutti i permessi?
La soprintendente Antonella Ranaldi ha spiegato che “l’autorizzazione paesaggistica del Comune è di luglio 2022. La Soprintendenza non si è espressa, la procedura è andata avanti col silenzio assenso. Queste trasformazioni sulle coperture, antenne, parabole, impianti tecnologici, incidono più di quanto possa immaginarsi. La realtà lo dimostra e spesso creano effetti cumulativi generalizzati.Non siamo in centro storico, ma questa antenna ha dimensioni e forma esagerate”.
Tirato in ballo il Comune precisa che in materia di antenne telefoniche ci sono regole nazionali e, se una pratica presenta tutti i requisiti previsti dalla legge, deve essere rilasciata l’autorizzazione. In realtà qualcosa il Comune può eccepire in merito al rispetto del paesaggio. Ma a quanto pare non sono stabilite misure e limiti precisi (possibile mai?). E sul silenzio-assenso la sindaca Sara Funaro aggiunge: “La Soprintendenza ha 60 giorni di tempo per esprimere un parere, il silenzio assenso è un parere favorevole”.
Braccio di ferro durissimo, dunque, tra Comune e Soprintendenza. Quest’ultima, attraverso le parole di Rinaldi, vede un’unica soluzione al problema: un intervento volontario da parte del proprietario. Cioè chi ha messo l’antenna (e speso soldi) la tolga di mezzo per il “bene comune”. Ma se è tutto in regola perché mai dovrebbe rimuoverla? Forse potrebbe essere convinto a farlo se in cambio ottenesse qualcosa, magari la possibilità di metterne due in punti strategici?
La sindaca non si dà pace e insiste: “Prima di dire che ci vuole una volontà da parte della proprietà che ha messo l’antenna (la soprintendente, ndr) deve dire che se ritiene che la Soprintendenza abbia dato un assenso che non va bene: che lo dica e spieghi le motivazioni. Bisogna partire dal punto precedente, prima di andare a ragionare con chi ha installato un’antenna e ha avuto i permessi per farlo. Quindi, l’invito che faccio è approfondire il tema, e se c’è qualcosa che la soprintendente ritiene che non è stato fatto in maniera corretta che lo scriva e faccia un’operazione a tutela”.
A ben vedere siamo davanti all’ennesimo pasticcio all’italiana. Davvero un brutto episodio.
Foto: The Times

