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Festival Fanny Mendelssohh, la fisarmonica di Gianluca Campi è uno tsunami di emozioni

- Cultura
20 Aprile 2026

Stavolta dovrò ricorrere al dizionario per trovare nuove parole, e anche nuovi aggettivi, non mi piace essere ripetitiva. Sì, perché “raccontare” i concerti del Festival Fanny Mendelssohh sta diventando via via sempre più impegnativo, ogni volta è magia, stupore, coinvolgimento, non mi vergogno a dire che quando si tengono in luoghi sacri cedo anche alla commozione. Ed è proprio quello che è successo nella chiesa di San Jacopo a Zambra (San Torpè), domenica 19 aprile, durante l’esibizione di Gianluca Campi, il Paganini della fisarmonica, l’enfant prodige, nominato eccellenza musicale nella sua regione, la Liguria.
Nel 2000 vinse giovanissimo il prestigioso trofeo mondiale di Fisarmonica e l’elenco dei riconoscimenti sarebbe lungo. Concordiamo che, dopo averlo ascoltato, ne abbiamo tutti capito il motivo: la bravura di Gianluca ci ha travolto come uno tsunami nella piccola chiesa dell’anno mille portandoci tra atmosfere barocche, del tardo barocco, fino al romanticismo e oltre.

Ma andiamo con ordine. Dopo una breve visita guidata in questo piccolo gioiello medievale, conosciuto per i “pesci coronati” (raro esempio di pittura murale paleocristiana), prende prepotentemente vita la fisarmonica di Campi con due brani di Johann Sebastian Bach. Il primo è “Io grido a te Signore Gesù Cristo BWV 639” un preludio corale dal “Piccolo libro d’organo”, poi Toccata e fuga in Re minore BWV 565. Ci rendiamo subito conto di assistere a qualcosa di veramente coinvolgente considerando soprattutto il fatto che questi brani furono composti per organo ed adesso ci troviamo di fronte un musicista che ci fa sentire una intera orchestra soltanto con il suono della sua fisarmonica, riuscendo a trasformarla nota dopo nota in organo o violino e accarezzando poi altri suoni quando ci presenta le composizioni di Vivaldi. Con il Concerto in Fa minore “L’inverno”, Allegro non molto, Largo, Allegro finale, riusciamo perfino a sentire il freddo, la pioggia, il battere dei piedi sul ghiaccio. Ma che strumento magico sta suonando?

Ritorniamo a Bach con “Aria sulla quarta corda” mentre il pubblico è già in delirio e, impaziente di battere le mani qualche volta anticipa troppo l’applauso. Con i Capricci n. 19, 21 e 24, “Adagio dal concerto in Mi minore n.0 e “La Campanella”, abbiamo tutti incredibilmente l’impressione di sentire anche il violino di Paganini, la Chiesa è stracolma, unita negli applausi. È, a questo punto, la volta di un classico “L’Ave Maria” di Bach/Gounod, il brano sacro più famoso al mondo. Sulla base del Preludio di Bach composto intorno al 1722, Gounod, cinquant’anni dopo scrisse una melodia e la integrò perfettamente all’armonia bachiana con il risultato che tutti noi conosciamo.

L’ultimo brano in scaletta è la “Cavatina di Figaro” di Gioacchino Rossini, un gran finale intenso suonato con quella tecnica rossiniana del crescendo che prevede inoltre di aggiungere man mano strumenti fino al finale travolgente. Inutile ripetere che il maestro Gianluca Campi aveva solo la fisarmonica! Che dire ci arrendiamo, siamo letteralmente conquistati! Non smettiamo di applaudire tanto che ci viene concesso un “bissone” (parole del maestro). Si tratta di “Fantasia sobre Carmen de Bizet, op.25” composizione per
violino e orchestra di Pablo de Sarasate. Ancora applausi a non finire. Il maestro è generoso e, nonostante il grosso impegno profuso, ci regala “Il volo del calabrone” di Nikolaj Rimskiy-Korsakov che io ricordavo aver ascoltato nella versione per orchestra, per violino, per pianoforte, e perfino del trombettista Nini Rosso in vecchi filmati in bianco e nero degli anni ‘70. La musica miracolosamente si fa viva, l’insetto fluttua e si agita sopra di noi, siamo dentro “La fiaba dello zar Saltan”, non poteva esserci finale più bello.

Concludo ricordando il prossimo appuntamento del 24 aprile presso l’Hotel Bagni di Pisa, a San Giuliano Terme, dove si esibirà il “Forte Trio” del Kazakistan (violino, violoncello e pianoforte).

Marina Sacchelli

Foto: Alessio Alessi

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