“Il tempo passa e Berta ‘un si marita”. Il celeberrimo detto toscano, declamato per descrivere le opere che non finiscono mai. Detto che ben si confà con il recupero di quel palazzo che una volta ospitava l’amministrazione provinciale di Pisa. Il bello, o meglio il brutto della situazione è che la struttura prospicente al gemello palazzo delle Poste con il quale delineava la circonferenza di Piazza Vittorio Emanuele, è da oltre sette anni in condizioni a dir poco indecorose.
Un bel biglietto d’accoglienza per i milioni di passeggeri che transitano dalla stazione ferroviaria oltre a turisti e pendolari su gomma o a piedi che si trovano a circolare in una zona frequentatissima. In oltre sette anni dalla sua dismissione, le uniche “azioni” cui abbiamo assistito, sono quella del montaggio di una gru telescopica, tre anni or sono (costo noleggio, in media, 2-300 euro al giorno, salvo accordi di favore) e tre-quattro bravi operai che appaiono a settimane alterne, come se dovessero lavorare nei ritagli di tempo. Una situazione incresciosa che ha fatto muovere anche il “Comitato Cittadini della Stazione” con lettere di protesta apparse sui social e su qualche giornale locale. A questo punto, corre l’obbligo di utilizzare un altro detto non solo toscano: “a volte a pensar male ci si azzecca…”.
Già, proprio così perché il “palazzaccio” è di proprietà della Regione governata dalla Sinistra, mentre il governo della città da quasi due mandati è in mano al centrodestra. Questioni, queste ultime, che turisti e anche molti cittadini non conoscono.
Conseguentemente la brutta figura, o meglio l’inefficienza e lo spreco di denaro pubblico (vedi ad esempio costi della gru poco utilizzata) indovinate su chi ricade?
Nel frattempo il “Don Rodrigo” fiorentino (scomodiamo anche Manzoni) ha deciso che questo matrimonio tra Comune e Provincia non s’ha da fare, almeno fin quando la Città non sarà riconquistata dai sui “Bravi”! Se così non fosse, “Berta” rischierà di morire zitella mentre i pochi volenterosi operai in attesa di ordini, si alterneranno sulla costosissima gru, almeno per rimirare dall’alto le bellezze di una città da sogno!
Doady Giugliano

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La rubrica si chiama “Lo Scolmatore” perché, quando il troppo è troppo, è opportuno aprire le paratie dando libero sfogo all’acqua del fiume, per evitare che tracimi allagando tutto. Ogni riferimento al canale Scolmatore, che dall’Arno devia al mare l’acqua in eccesso, è voluto. Un libero sfogo ragionato da cui si possono trarre spunti di riflessione interessanti.

