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Se chiude un negozio di scarpe con 99 anni di storia…

- Economia, Primo piano
10 Aprile 2026

La chiusura di un negozio storico è una notizia a cui è impossibile restare indifferenti, specie se l’attività in questione ha ben 99 anni di storia. Si interrompe un legame forte con la città, vengono meno punti di riferimento, abitudini, relazioni umane, vetrine. Tutto cambia, è la vita, osserva qualcuno con saggezza. Ma è opportuno chiedersi quale ragione ci sia dietro l’ennesima fine di un’attività commerciale.

A chiudere i battenti stavolta è il negozio di scarpe “Francesco Rossi” di Corso Italia, nel pieno centro di Pisa, a pochi metri da palazzo Gambacorti, sede del Comune. La notizia arriva dalla famiglia che lo gestisce da generazioni. “Cari clienti, amici e concittadini, con emozione e un velo di nostalgia desideriamo condividere con voi una decisione importante: dopo quasi un secolo di attività, la nostra storica ‘bottega’ di calzature ‘Francesco Rossi di Roberto ed Enrico Rossi’, fondata nel 1927, chiuderà definitivamente ad inizio maggio 2026, quella che si conclude non è stata soltanto un’attività commerciale, ma una lunga storia di famiglia che ha attraversato quattro generazioni. Una storia fatta di sacrifici, passione e dedizione, ma soprattutto di relazioni autentiche. Insieme a voi siamo cresciuti, abbiamo condiviso momenti, sorrisi e fiducia, diventando nel tempo un punto di riferimento per la nostra amata città di Pisa”.

Sono parole che vanno oltre la mera cronaca. Del resto non si arriva a un secolo di attività senza avere certi valori. Ed è inevitabile che si sia lasciato un segno importante nel tessuto cittadino. La famiglia Rossi si sofferma anche sulle possibili cause della chiusura. “Il mondo è profondamente cambiato: sono mutate le abitudini di acquisto e il modo stesso di vivere il commercio. Le difficoltà economiche del settore e, in particolare, l’avvento dell’online hanno inciso in maniera significativa sulla nostra attività, abbiamo resistito, sperato e atteso, ma oggi ci troviamo a dover prendere una decisione consapevole e responsabile: quella di chiudere. Non è una resa, ma una scelta dettata dalla realtà dei tempi. Il fondo, che resta di nostra proprietà, sarà dato in affitto a una realtà pisana che saprà rappresentare al meglio lo spirito e l’identità della nostra città”. Lasciatecelo dire, almeno una buona notizia c’è.

“Il nostro grazie più sincero va a voi – conclude la famiglia Rossi – ai clienti di sempre, a chi è entrato anche solo una volta, a chi ci ha scelto e sostenuto negli anni. Senza di voi, tutto questo non sarebbe stato possibile. Porteremo con noi ogni ricordo, ogni volto, ogni storia. Con affetto e profonda gratitudine, Famiglia Rossi”.

Federico Pieragnoli, direttore generale di Confcommercio Pisa, commenta la notizia con malcelata amarezza: “Fa male vedere chiudere un negozio storico alla soglia dei 100 anni di attività, un autentico simbolo per generazioni di pisani e non solo che sparirà dal cuore pulsante del commercio cittadino. Un cuore che purtroppo smetterà di battere se non si decide di affrontare alla radice il problema: serve un vero piano d’emergenza nazionale da parte del Governo per salvare i negozi di vicinato! Quella che fino a ora è rimasta una buona intenzione deve diventare una priorità”.

Del resto i numeri parlano chiaro. In 13 anni a Pisa hanno chiuso 311 attività di commercio al dettaglio. Un’enormità. Svegliamoci prima che sia troppo tardi. Non si tratta di impedire alle persone di acquistare su Amazon o altre piattaforme online, ma di capire che ogni scelta (sia dei cittadini-consumatori che dello Stato) comporta delle conseguenze. Le multinazionali attive nel commercio pagano ben poche tasse in Italia e gli effetti che producono sono pesanti sul tessuto sociale del nostro Paese, inutile negarlo. Per contrastare la desertificazione commerciale gli enti locali provano a ingegnarsi, nei limiti del possibile, supportando le attività che provano a resistere, talvolta dando loro una mano con gli affitti o facendo pagare meno tasse. Tutto questo ha un costo, ovviamente. È un tema politico di estrema importanza ed necessario che i nostri politici lo affrontino in fretta e in modo serio, non tanto per fare propaganda a fini elettorali. Si possono trovare delle soluzioni. Si deve farlo, con urgenza. Aspettare senza fare nulla vorrebbe dire, nel giro di pochi anni, trasformare le nostre città in tristi deserti urbani.

Foto: Roberto Rossi

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Giornalista.

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