Rendiamo omaggio a Sua Maestà il Procinto: una bella gita (con imprevisto) al Rifugio Forte dei Marmi

- Angoli da scoprire, Primo piano
7 Aprile 2026

Risaliva a trent’anni fa la mia ultima escursione al Rifugio Forte dei Marmi sulle Alpi Apuane. Ricordo che non mi parve una salita particolarmente impegnativa, certo non una passeggiata, ma neanche i miei genitori sembravano avvertire il peso delle gambe. Mio padre durante il tragitto costruiva curiosi cappelli con le foglie di castagno mentre mia mamma ed io seguivamo con un discreto ritmo mio figlio Lorenzo di appena quattro anni che saliva svelto con le sue agili gambette.

Il giorno di Pasquetta ho deciso di ripercorrere quel sentiero principalmente per rievocare quei ricordi. Non ricordavo più da dove si dovesse intraprendere e mi sono fatta istruire da mio cugino Alessandro, da sempre appassionato di trekking. In realtà la decisione di risalire all’Alpe della Grotta era dovuta anche al fatto che da pochi mesi il rifugio è gestito da suo figlio, Francesco, e dalla sua ragazza, Agnese, e mi sembrava carino trascorrere una giornata lì sapendo di trovare anche mio cugino e sua moglie Susanna.

Queste le indicazioni ricevute: seguire la via per Stazzema e arrivare a un bivio poi prendere la strada verso destra. Dopo poco inizia una sterrata, proseguire fino ad una sbarra, da lì c’è una mulattiera in salita fattibilissima. Una volta arrivati a “casa Giorgini” inizia il vero sentiero di montagna, ripido e un po’ sconnesso, ma si tratta di trenta minuti al massimo, in tutto si sale in poco più di un’ora e un quarto.

Ok, tutto chiaro. Arrivati alla sterrata decidiamo di percorrerla a piedi e di lasciare subito l’auto, è nuova non vogliamo correre rischi di graffiarla. Dopo pochi metri vediamo una segnaletica CAI che indica il sentiero 115 verso il Rifugio: senza pensarci lo seguiamo ma dopo appena una decina di minuti ci rendiamo conto di essere stati precipitosi perché la fatica è tanta e il dislivello è tremendo, soprattutto per chi come me non è abituato a queste camminate.

Per farci forza ci diciamo: “Non sarà sempre cosi!“. Sono già le undici e mezzo e tornare indietro ci farebbe perdere solo tempo, quindi proseguiamo. Ci vorrebbero gambe lunghe il doppio per salire su alcuni gradoni, la cosa mi fa anche ridere mentre bevo qualche sorso d’acqua perché la gola è secca il sole oggi picchia e io sudo come un cammello. Finalmente, si fa per dire, arriviamo a casa Giorgini, davanti a noi spuntano dalla mulattiera, belli tranquilli, due escursionisti che si preparano all’ultimo tratto: beati loro, sono stati bravi a indovinare il percorso giusto!

Ormai sono rassegnata e resisto fin quando la vista del Procinto e del rifugio mi dà una gioia immensa
e dimentico ogni fatica. Abbiamo i viveri per rifocillarci, le torte putte versiliesi, panini, cioccolata e perfino il caffè nel thermos. Il rifugio è pieno, la giovane coppia di gestori si dà da fare in cucina con qualche aiuto da casa, il menù è invitante e gli escursionisti sembrano tutti soddisfatti.

Incontro i miei parenti che si stupiscono del fatto che ci abbiamo messo il doppio del tempo, ci informano che quello che abbiamo fatto è il sentiero antico, non più battuto da tantissimi anni.

È bellissimo stare quassù, ci si riposa sulle piane erbose intorno al rifugio, ci sono camere per fermarsi a dormire, l’acqua che sgorga da una fontanella è fresca, c’è anche una pozza dove mi dicono che qualcuno
particolarmente accaldato si sia immerso, c’è pace e silenzio (magari oggi non tanto), spazio alle riflessioni e ai bei ricordi.

Verso le 16 riscendiamo a valle, stavolta seguendo alla lettera le indicazioni e ce la caviamo molto ma molto meglio. Abbiamo promesso di ritornare con qualche amico per passare un’altra bella giornata e gustare la cucina di Francesco e Agnese, ma stavolta state tranquilli che la sbarra sarà il nostro
riferimento!

Marina Sacchelli

Condividi la notizia:
Articoli pubblicati: 2

Un fiume unisce la Toscana e rappresenta il modo di vivere forte e intraprendente del suo popolo. L'Arno.it desidera raccontarlo con le sue storie, fatiche, sofferenze, gioie e speranze. Senza dimenticare i molti toscani che vivono lontani, o all'estero, ma hanno sempre nel cuore la loro meravigliosa terra.

Lascia un commento