Nato a Roma da genitori pisani, 65 anni il prossimo ottobre, Alessandro Del Fabbro, più conosciuto come “Gomma Dj”, è stato ed è ancora oggi una delle figure più conosciute nel panorama musicale toscano e nazionale, come disc jockey ma anche per produzioni dance e collaborazioni radiofoniche.
Fanno riflettere alcuni passaggi di questa intervista che ha concesso a L’Arno.it: il confronto tra ciò che era ed è adesso il mondo delle discoteche; il ricordo dell’indimenticabile Riccardo Cioni, il cui mito continua grazie alla famiglia con “Djft Family”, un progetto nato per celebrare la sua memoria attraverso serate ed eventi in cui tramandare la sua musica e il suo mondo.
L’intervista parte proprio da questo appellativo, “Gomma” o “Gommino”, che ci incuriosisce.
Alessandro, come e perché nacque questo nome?
(Sorride) “Iniziarono a chiamarmi così da giovane, per come ballavo, in modo molto elastico e snodato”.
Visto allora che andiamo indietro nel tempo, quali locali ricordi con maggiore piacere e perché?
“Green Ship, a Nave (Lucca), il mio primo locale dove passavo continuativamente i miei sabato sera e le domeniche pomeriggio. Una discoteca bellissima, sembrava di entrare in un ambiente lontano dalla normalità, ti astraeva, era un luogo dove non ti giudicava nessuno, non c’era bisogno di omologazione. Emozioni e ricordi indelebili”.

Come è cambiato il mondo delle sale da ballo da allora?
“È cambiato tutto, oggi la sala da ballo è quasi estinta. Sono rimaste delle balere dove continuano ad andare coloro che vissero la musica di quei tempi memorabili. Oggi il ballo e la musica non sono più protagonisti assoluti come allora, mentre negli anni settanta/ottanta conoscenze ed educazione musicale erano molto alte. Adesso i social fanno sì che si interagisca più con il cellulare che con le persone, vediamo tanti filmati di dj affermati, ma tutto questo anche al famosissimo Bob Sinclair – il noto disc jockey e produttore discografico francese – non piace perché tutti spesso se ne stanno fermi a guardarlo e a riprenderlo senza ballare. I social hanno aumentato la spettacolarizzazione, ma la musica è condivisione, prima si diventava abitudinari, la discoteca era una ‘comfort zone’ dove potevano nascere amicizie e amori molto più facilmente di adesso”.
Cosa è stato Riccardo Cioni per la musica e per te?
“Riccardo mi ha cambiato la vita, mi ha portato in questo mondo che è pura passione, ha sdoganato e fatto capire che essere dj è un lavoro serio, professionale e di tutto rispetto. Lui ha inventato questo lavoro, mi ha insegnato che bisogna essere preparati, puntigliosi, responsabili, dare il buon esempio, essere punto di riferimento. Prestava attenzione a tutto, persino ai volumi, sempre sotto controllo per non creare danni acustici alle persone. Era un valore aggiunto con impianti all’avanguardia e le sue serate significavano tanta endorfina. Con lui facevi un’esperienza quasi ‘sciamanica’, con tanta energia che si propagava e dava piacere, altro che droghe. Capitano indiscusso di una situazione di leggerezza, questo è stato il grande Riccardo”.

Una grande soddisfazione lo spot all’ultimo Superbowl…
“Era impensabile. Il percorso del brano ‘In America’ (nel video ufficiale Alessandro è uno dei due ballerini) sembrava ormai concluso. Il fatto che lo abbiano scelto è motivo di grande soddisfazione personale postuma per Riccardo, la sua famiglia, per me, è anche un riconoscimento alla Italy disco e ad Edmondo Guidi che la compose”.
La tua prima volta in consolle?
“Ricordo una festa un ultimo dell’anno, in una casa… frequentai il corso a Livorno organizzato dalla Associazione Italiana Dj a guida Gianni Naso (forse il primo Dj della storia musicale italiana). Riccardo Cioni era il principale responsabile per la Toscana. Dopo proprio il Cioni mi faceva aprire e chiudere le sue serate nei tanti locali dove era protagonista e mentre lui metteva i dischi io ero il suo ballerino”.

Quali consigli daresti ad un ragazzo che volesse intraprendere la tua carriera?
“Ascoltare tanta musica di tutti i tipi, imparare a suonare uno strumento, perché conoscere le basi della musica aiuta. Ma gli consiglierei anche di non farsi traviare dalle mode, da tutto ciò che è accessorio, essere più liberi. Oggi troppi cloni, troppi clichè, ma al successo si arriva anche e soprattutto quando si è originali”.
Quali sono le differenze tra il vinile e il digitale?
“Il vinile è quasi romantico, ha un packaging artistico, belle copertine, ma è pesante, delicato, si deteriora, non ti fa accedere ad un data base illimitato. Il digitale significa una infinità di brani in una sola chiavetta, è leggero, un computer, un controller e lavori ovunque, tanti effetti digitali, si può manipolare musica, tonalità, tempo, c’è più creatività. Tutti possono avere tutto in tempo reale, ma la musica è svalorizzata”.
Qual è il bilancio che ti senti di fare di questa tua vita al servizio della musica?
“Volevo tirare fuori tutta la mia passione, ho fatto anche tante esperienze collaterali, teatro, moda, studio di registrazione, produzioni.. Ho esplorato i confini oltre la discoteca e forse l’unico rimpianto che ho è non aver fatto radio come avrei voluto”.
Andrea Cosimi

