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LO SCOLMATORE – L’Autostrada tirrenica e i giapponesi

- Politica, Primo piano
24 Marzo 2026

Vi ricordate il mostruoso terremoto dell’11 marzo 2011 che colpì e distrusse buona parte della regione di Tohoku in Giappone? Lo tsunami che ne seguì causò anche il disastro nucleare di Fukushima. Ma cosa ci porta a introdurre il Giappone nella nostra rubrica “Lo Scolmatore”? Poco o molto, lo giudicheranno i lettori.

Siamo partiti da questo evento catastrofico solo per evidenziare la distanza siderale che separa il “fare” di due popoli con i rispettivi governanti. Tra i molteplici danni causati dallo tsunami, si verificò anche la distruzione di ben 160 km dell’autostrada che si snodava in quella regione. Orbene, la rimessa in servizio di quell’infrastruttura indispensabile per poter ricostruire anche tutto il resto, fu realizzata in poco più di un mese.

Una capacità, o meglio una volontà operativa che ci riporta immediatamente dalle nostre parti, per fortuna non colpite da tsunami o da terremoti, se non quello del chiacchiericcio politico decisionale, dei nostri amministratori per ciò che concerne l’ultimazione (meglio sarebbe dire realizzazione) della tanto sospirata “Autostrada Tirrenica”. Il primo “eppur si muove” di galileana memoria, apparve nel 2019, con il passaggio dalla SAT (Società Autostrada Tirrenica) all’Anas i cui vertici abbandonando il progetto iniziale, optarono per la trasformazione della Statale Aurelia, in una superstrada a 4 corsie senza pedaggio.

Da allora, niente di niente è stato realizzato, silenzio su tutti i fronti. In pratica, l’unico viaggio effettuato è risultato quello attraverso il tempo che ci ha portato all’inizio di quest’anno quando, “udite, udite”, è stato annunciato lo studio di un nuovo progetto di fattibilità per sbloccare l’impasse nei tratti critici, come quello vicino a Grosseto, dove il tracciato originario era stato bloccato da vincoli ambientali e ricorsi vari.

Nel frattempo prosegue il calvario quotidiano per automobilisti e autotrasportatori, perennemente in guardia per evitare salatissime ammende da autovelox, i cui introiti, dovrebbero essere impiegati almeno per risistemare lunghi tratti dal fondo stradale dissestati. Ma forse è chiedere troppo.

Così come chiedere troppo è rendere fruibile il serpentone della Fi-Pi-Li, di proprietà della Regione Toscana e gestita dalla Città Metropolitana di Firenze in convenzione con le amministrazioni provinciali di Pisa e Livorno. Sul tratto stradale, su certi tratti degno di un groviera poco digeribile, si verificano con frequenza impressionante incidenti che causano code chilometriche, tant’è che si è formata un’associazione dall’eloquente nome, “I dannati della FiPiLi”, che potrebbe dare spunto per un titolo di film horror. Un horror che “qualcuno” in passato, dalla stanza dei bottoni fiorentina, pensava anche di far pagare, magari almeno per tappare le buche/voragini del manto stradale.

Stante così le cose “non ci resta che piangere” (questo sì che era un bel film), nella speranza che un giorno giungano in Toscana squadre di operai giapponesi o di extraterrestri!

Doady Giugliano

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La rubrica si chiama “Lo Scolmatore” perché, quando il troppo è troppo, è opportuno aprire le paratie dando libero sfogo all’acqua del fiume, per evitare che tracimi allagando tutto. Ogni riferimento al canale Scolmatore, che dall’Arno devia al mare l’acqua in eccesso, è voluto. Un libero sfogo ragionato da cui si possono trarre spunti di riflessione interessanti.

Foto: Wikipedia

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