L’unione fa la forza. Un vecchio e arcinoto detto torna alla mente commentando la notizia che alcune associazioni culturali pisane attive nelle rievocazioni storiche hanno deciso di operare insieme d’ora in avanti. Stiamo parlando di queste realtà: Compagnia dello Stile Pisano, Compagnia di Calci, Associazioni Amici di Pisa, Calamo associazione culturale, Balestrieri di Porta San Marco, Alma Pisarum, Società Operaia di Cascina, Comitato della valorizzazione della Basilica di San Pietro a Grado e Associazione Il Dragone. Questo connubio è frutto anche del lavoro svolto dall’amministrazione comunale di Pisa volto a coordinare le principali rievocazioni storiche cittadine.
Il primo evento che i gruppi organizzeranno sarà lo “Sposalizio del mare”, in programma il prossimo 6
luglio. Con questo evento, già diffuso nel Medioevo, si intende celebrare il legame tra la città, nota Repubblica marinara, e il mare. È probabile che in origine fosse un rito propiziatorio di origine pagana, diffuso anche in altre città marinare, ma a Pisa assunse caratteristiche peculiari. Michel de Montaigne ne parla nel libro “Viaggio in Italia” (1581), ripreso dallo storico pisano Emilio Tolaini nel volume “Lo Sposalizio del Mare” (2004).
Ogni 6 luglio i pisani raggiungevano San Piero a Grado per celebrare il rito, che si svolgeva in due momenti distinti: prima in processione si portava la reliquia del sangue di San Clemente dalla Cattedrale alla Basilica. Il corteo raggiungeva poi il mare, con l’arcivescovo che gettava tra le onde un anello consacrato, simbolo dell’unione indissolubile tra Pisa e il mare.
Grande era la partecipazione popolare alla processione, sia a piedi che sulle barche che solcavano l’Arno. Su una di esse, dorata, si spostava una giovane, “Madonna Pisa”, che simbolicamente rappresentava tutta la città.
Quando ne scrisse Montaigne la tradizione pisana era quasi del tutto scomparsa visto che, a seguito della vittoria definitiva di Firenze, la città della Torre pendente aveva perso la propria indipendenza con la cancellazione di molte usanze, rimosse dalla storia.
Guido Martinelli


