Il governo ha deciso di prorogare il rigassificatore di Piombino. La decisione è contenuta nel decreto Infrastrutture pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. L’impianto, che serve all’approvvigionamento del gas che arriva via nave allo stato liquido e viene trasformato in gas per essere poi immesso nella rete, resterà in funzione finché non si troverà un’alternativa. Dunque non è stato fissato alcun termine preciso per la chiusura e ciò, inevitabilmente, alimenta come benzina sul fuoco le polemiche di questi ultimi mesi tra la Regione Toscana e il Governo.
“Allo scopo di assicurare la continuità degli approvvigionamenti funzionali alla sicurezza energetica nazionale – si legge sulla Gazzetta ufficiale – gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto in esercizio sulla base di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, in scadenza entro il 31 dicembre 2026 e per i quali, alla data del 30 giugno 2026, sia stata presentata un’istanza di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione, anche in altro sito, continuano a operare sulla base dell’originaria autorizzazione e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione”.
Gestito da Snam il rigassificatore è entrato in funzione nel luglio 2023, è uno dei quattro attivi in Italia. Ha una capacità di circa 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, fondamentali per la diversificazione energetica del nostro Paese. Inizialmente sarebbe dovuto restare in funzione tre anni. Ma, come si è visto, per ora si va avanti. E, in un momento delicato come questo, con la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran che crea non pochi interrogativi sull’approvvigionamento del petrolio, è scontato che il governo non si privi di una infrastruttura ritenuta indispensabile.
Restano però irrisolte alcune questioni, prime fra tutte le “compensazioni” che Piombino avrebbe dovuto ricevere per il sacrificio di aver ospitato sul proprio territorio un impianto che nessuno voleva.
Immediato, com’era inevitabile, lo scoppio della polemica politica. Il Pd parla di “colpo di mano del Governo Meloni, che con il decreto Infrastrutture ha prorogato il rigassificatore di Piombino senza alcuna concertazione con il territorio e senza alcuna compensazione per famiglie ed imprese, è uno schiaffo alla città e la palese delegittimazione del sindaco e coordinatore locale di Fdi Francesco Ferrari“. Lo scrivono in una nota congiunta Emiliano Fossi, segretario Pd Toscana, Simone De Rosas, segretario Pd Val di Cornia Elba Piombino, Fabio Cento, segretario Pd Unione comunale Piombino, dei deputati Pd Laura Boldrini e Marco Simiani, e di Alessandro Franchi, consigliere regionale Dem della Toscana.
“Il fallimento del primo cittadino è ormai definitivo – proseguono i dem – non solo il governo lo ha umiliato calpestando ogni sua richiesta sullo spostamento del rigassificatore ma ha addirittura penalizzato la popolazione non mantenendo le promesse sui benefici per la città . A questo punto delle due l’una: o Francesco Ferrari era consapevole di tutto e ha scientemente preso in giro i suoi cittadini oppure, usando un po’ di coraggio, dovrebbe trarre inevitabili conclusioni politiche e istituzionali, per salvaguardare la sua dignità e l’intera comunità di Piombino”.
Ferrari, il sindaco paladino del no al rigassificatore
Nell’ottobre 2022 il sindaco Ferrari condusse una durissima battaglia contro il rigassificatore, creando qualche imbarazzo al suo stesso partito. “Siamo convinti che un soggetto terzo, la magistratura, saprà valutare adeguatamente e oggettivamente la vicenda”, disse parlando del ricorso contro il progetto voluto dal governo Draghi dopo aver preannunciato un ricorso al Tar.
Giorgia Meloni dovette impegnarsi non poco, in campagna elettorale, per uscire dall’impasse di sostenere il rigassificatore, a livello nazionale, ma trovarsi sul territorio chi remava contro in modo palese ed energico: “Io e il sindaco capiamo che i rigassificatori in Italia servono e che servono il prima possibile – disse la leader FdI -. Se non ci fosse un’alternativa a Piombino, allora bisognerà offrire le compensazioni necessarie alla città”. Ma il sindaco rimase sulle barricate: “Siamo contrari per questioni di sicurezza. Non esistono in Italia rigassificatori dentro un porto, quelli esistenti hanno un raggio di sicurezza di diversi chilometri”». Poi, da avvocato, ha avanzato i dubbi sulla correttezza del procedimento amministrativo che ha prodotto il ricorso al tribunale amministrativo”.

