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Rimessa laterale – Pisa, non è finita finché non è finita / di Andrea Cosimi

- Sport
22 Febbraio 2026

Una cosa a Firenze e ai fiorentini, in tutte le loro espressioni, va riconosciuta: presa consapevolezza della pessima stagione si sono calati a tutto tondo nella realtà di doversi salvare, come ha detto un mio caro amico si sono “mentalizzati” sull’obiettivo con determinazione e quella sana “rabbia” che occorre in queste circostanze.

Ecco è forse solo qui che si gioca la differenza tra noi e loro.

A Pisa troppo “fioretto”, sia nella Società, che mai è riuscita a derogare al suo linguaggio di sempre, elegante, sobrio ma evidentemente inefficace visti i risultati, ai tifosi, molti dei quali hanno sdoganato il concetto del “comunque vada sarà un successo”,  e del “mal che vada si ritorna in B”.

Tutto questo clima “molle” bene o male c’è il rischio che, anche inconsciamente, sia passato nel gruppo squadra.

In tutte le altre realtà implicate per la Salvezza si respira tantissima voglia di lottare, a Pisa tutto ciò è molto più blando, incredibilmente, dopo 34 anni di attesa e di lotte che avrebbero meritato ben altre decisioni e atteggiamenti da parte di tutte le componenti del mondo neroazzurro.

Domani sarà dunque derby, e lo è anche per i fiorentini: inutile che alcuni di loro fingano di snobbare, patetico che ostentino superiorità, da sempre scorre qualcosa di più della rivalità tra loro e noi, e lo sanno bene.

Da una parte il capoluogo di Toscana, città di poco più di 380 mila abitanti, giustamente famosa per l’arte che rappresenta, che si sente “Capitale”, in linea con la annosa e, consentitemelo, un po’ stucchevole prosopopea che qua e là la caratterizza.

Dall’altra Pisa, altrettanto famosa, altrettanto competitiva, con una logistica da invidia, da sempre sprezzante e disinteressata a quanto avviene dalle parti del Bilancino ma anche meno “combattiva” e troppo adagiata su sé stessa.

Tra i tanti aspetti che ci dividono ne cito uno su tutti: loro sono più ambiziosi, più esigenti, è innegabile.

Così per domani pomeriggio hanno moltiplicato appelli per la partita dell’anno: sbraitano sui social, deridono, offendono, ostentano, caricano l’ambiente. Ma sanno bene i rischi che corrono.

A Pisa invece l’attesa scorre silenziosa. Ecco… ci vorrebbe un Pisa “pugnante”, un Pisa “guerriero”, un Pisa che ritrovasse la consapevolezza che in tantissime occasioni ha fatto grandi partite vanificate da dabbenaggini tipiche dell’inesperienza o dalla sfortuna.

Una su tutte? Il derby di andata, dove una indimenticabile direzione arbitrale, Var e Avar compresi, ci privò di una vittoria legittima. Cominciarono lì le nostre sofferenze che ci vedono adesso in una situazione quasi disperata.

Ma non è finita, a Firenze hanno vinto in tanti, pure il Verona, e se sono quartultimi un motivo ci sarà. E non sarà finita nemmeno se si perdesse, perché dopo mancherebbero sempre dodici lunghe giornate.

Dunque forza Pisa, forza pisani, svegliamoci dal torpore, non esiste applaudire una retrocessione se retrocessione dovesse essere, e non esiste rassegnarsi prima del tempo.

La Società, Il Mister e la squadra più che compiacersi di qualche complimento pensino all’unica cosa che conta nel cuore di un tifoso lunedì, il risultato: perché il calcio è passione ed è trasporto emotivo: e tutto ciò va riportato e messo al centro del progetto neroazzurro.

Andrea Cosimi 

Foto Gabriele Masotti

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