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Da Pisa al mondo con le sue opere d’arte: Francesco Maria Messina

- Primo piano
8 Febbraio 2026

Una laurea in architettura e un master in Urbanistica a Lione presso il Confluence Institute, sotto la guida di Odile Decq e Matteo Cainer, con una tesi sulla “rivitalizzazione del centro storico di Atene”. Con questi titoli Francesco Maria Messina, è partito alla conquista del mondo artistico internazionale, raggiungendo in pochi anni una fama inaspettata, ma solo per chi non ha conosciuto le sue opere.

Trentaquattro anni, pisano doc, Francesco con la modestia del vero artista, si intrattiene volentieri a parlare delle sue opere durante uno dei frequenti ritorni alla città natale.

“Sono da poco rientrato da Barcellona – esordisce l’artista – dove sto esponendo attualmente con Antoine Ratigan presso Casa Sayrach, edificio classificato come monumento nazionale e progettato da Gaudí. La mostra è realizzata in collaborazione con Gabriela Soleille, mia gallerista per la Spagna e la Francia. Continuo a collaborare negli Stati Uniti con Wexler Gallery, sia a New York che a Philadelphia”.

I tuoi lavori ci risulta che non siano apprezzati soltanto in Occidente…

“Come si suol dire, l’arte non ha confini, le mie opere hanno riscosso un notevole successo ad Abu Dhabi, dove lo scorso novembre ho partecipato a Nomad, una delle manifestazioni di riferimento a livello mondiale nel campo del collectible design, accanto a realtà come Art Basel e Miami. L’evento si è svolto in un’ex struttura aeroportuale, un capolavoro modernista degli anni Settanta progettato da Paul Andreu (autore anche del Charles de Gaulle di Parigi). La forza architettonica del luogo ha contribuito a rendere l’esperienza particolarmente intensa, amplificando la qualità delle gallerie presenti e del pubblico internazionale. Nei giorni della mostra hanno fatto visita numerose personalità di primo piano, tra cui membri di famiglie reali e rappresentanti istituzionali”.

L’arte arriva all’anima più di mille parole. Cosa hai voluto dire nell’occasione?

“All’interno di questo contesto ho presentato diversi lavori ispirati alla natura. In particolare lo specchio B15A, un’opera che riflette sullo scioglimento dei ghiacci polari attraverso l’uso combinato di alabastro e specchio blu, fondendo linguaggi artistici e progettuali. Erano inoltre presenti le lampade Plinio, evocazioni dell’eruzione del Vesuvio realizzate con lava e cenere vulcanica miscelate a resine, e l’Arco di Luce, progettato e realizzato a Volterra, ispirato alle forme classiche dell’architettura
etrusca e romana”.


Ti ritieni un artista prolifico?

“Diciamo che preferisco lavorare e lavorare, per questo parallelamente a Nomad, ho avviato nuove collaborazioni internazionali. Negli Stati Uniti il milavoro è ora rappresentato da Wexler Gallery, realtà storica del collectible design con sedi a New York e Philadelphia, da anni impegnata nella promozione di artisti e designer d’avanguardia. A Ibiza ho invece concluso un accordo con Soleille Gallery, diretta da Gabriela Soleille, architetto, curatrice e designer franco-messicana”.

A Barcellona cosa hai presentato?

“Tra i lavori selezionati figurano il tavolo Plinio, ispirato al Vesuvio, e lo specchio Lunae, realizzato in marmo Portoro delle Cinque Terre. Come già saprai aggiunge Francesco – pur essendo ormai un giramondo, tut tutte le mie opere sono realizzate interamente in Toscana e affondano le proprie radici, sia per materiali che per lavorazioni, nel territorio e nelle sue eccellenze artigiane. Ogni mostra diventa quindi anche un racconto della qualità produttiva toscana e del valore delle aziende e delle maestranze locali con cui collaboro”.


Ti consideri una sorta di ambasciatore?

“La Toscana e l’Italia è universalmente riconosciuta quale terra del bello. Per questo tra le collezioni nate di recente, ho dedicato una piccola serie a Roma, costruita su dettagli poetici e non convenzionali San Pietrini, un cabinet sospeso che reinterpreta il pavé romano in chiave geometrica ‘frammentata’, con aperture nascosteche rivelano interni dorati e luminosi; una serie di specchi ispirati ai grandi maestri del Barocco e del Rinascimento – Borromini, Michelangelo, Bramante – e al Pantheon, dove le cupole
diventano geometrie piane grazie a intarsi di specchi e marmi colorati. A questa si affianca la collezione Echi di Luci, dedicata ai campanili italiani: torri luminose in ottone che interpretano Venezia, Firenze, Lucca e Pisa, proiettando sulle pareti un gioco di ombre architettoniche. Un omaggio poetico e leggero al nostro celebre ‘campanilismo’. Tre di questi realizzati su misura come pezzi unici sono da poco stati acquisiti dal noto imprenditore Donato Todisco e sono esposti nella sede del gruppo”.

Doady Giugliano


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