Il vernacolo pisano, come altri vernacoli e dialetti, non è volgarità ma cultura. Esistono persino dei vocabolari che riportano certi termini ed espressioni che si vanno perdendo mano a mano che le nostre città cambiano pelle. Malgrado ciò si incontrano ancora delle persone in là con l’età che, in modo simpatico, storpiano molte parole. Con questo articolo cerco di riportarvi pari pari tali espressioni, che ho sentito con le mie orecchie.
ALLO STADIO
Inizia la partita e dopo un minuto, visto che un giocatore del Pisa sbaglia un passaggio, un tizio urla, rivolto all’allenatore: “Levelo!“. Passa qualche minuto e il tizio in questione, vedendo un altro passaggio sbagliato, grida di nuovo: “Levelo”. E così va avanti per tre-quattro volte. Ad un certo punto un altro tifoso si volta verso di lui e gli fa: “Ascolta, leva vello, leva vell’altro, poi a gioa’ ci vai te?“.
Ai tempi di Romeo tra i giocatori c’era Stefano Cuoghi. Spesso molti tifosi storpiavano nome e ruolo. Ricordo il commento di Silvano, fruttivendolo sotto casa mia: “Ar Pisa ni manca i terzini fruttificanti… però ir Coghi gioa eh!”.
Nell’anno del Pisa allenato da Rino Gattuso ,la mia vicina di casa Elvira commentò entusiasta: “Vest’anno ir Pisa è forte… e ci s’ha Guttuso!“. Scherzando le rispondo: “Sì, anche Picasso e Dali, ma un dipinge mia!”. E lei: “O bimbo, io sono pisana di Sant’Andrea, parlo come mangio, un son mia tanto ostruita!“.
Arrivo di Henrik Meister. due vecchi tifosi a fine partita mi fanno: “O Schiaccia, ma s’è preso Jagermeister?” Ed io: “Sì, ma anche Averna e Montenegro! Bimbi, è un gioatore, mia un amaro!”.
Arrivo di Lucas Lorran in nerazzurro: “O Schiaccia, ma s’è preso Loriano?“.
Commento di qualche tifoso un po’ attempato dopo il pareggio di Udine: “Ir punto è bono, però Gherardino vole i rinforzi”. Al che domando: “Scusi, ma chi è Gherardino?”. Risposta: “L’allenatore, no?”.
AL SUPERMERCATO
Una signora un pochino in là con l’età chiede a un commesso: “Senta vell’omo, la mi figliola dice se ci avete i biscotti senza glutei, sa, è ciriaca“.
Sempre al supermercato, reparto elettrodomestici, un’altra signora anziana chiede a un commesso: “La mi figliola vor sapè se avete la tivvù con lo schermo ar plasmon“.
IN FARMACIA
Un uomo dal farmacista: “Dottore, ci ha qualche medicinale? Un posso più pipà”. “E perché?, gli chiede il farmacista: “La mi moglie ha le mestolazioni“.
NEL FOSSO COL VESPINO
Un tizio alquanto alticcio che si beve diverse birre in un bar di Pisa. A un certo punto decide di tornare casa con il suo vespino. Vicino casa, un po’ brillo, urta un albero e cade in terra. Sua mamma, sentendo la botta, esce fuori di casa e trovandolo a terra gli dice: “Silvio (nome di fantasia), in che stato sei?”. E lui risponde: “Mamma, sono in Italia, mia in Isvizzera“.
IN QUEL DI CASCINA
Intorno ad una fontanella alcuni ragazzi domandano a un signore: “‘O vell’omo, si pole bere?”. E lui: “Sì, bimbi, la fonte è tostata“.
Una moglie si lamenta disperata perché non fa più l’amore: “Ir mi marito un piglia mai l’iniziativa, ce l’ha sempre mencio!”.
Una sera Neva chiede alla sora Ardelia: “Bimba, oddov’è ir tu marito? È in ciglieri?“.
Maurizio Ficeli
Foto: visittuscany.com / Credit: Scott Brenner

