Nel mese di di febbraio sono molti i paesi toscani che si adoperano per organizzare sfilate e feste rionali nelle quali gli amanti di questo evento si sbizzarriscono con i travestimenti. Nella nostra regione spicca fra tutti il Carnevale di Viareggio. I maestri carristi dedicano tempo e lavoro per la maggior parte dell’anno progettando i bozzetti e realizzando le opere in cartapesta negli hangar della Cittadella. In Versilia è molto seguito anche il Carnevale di Pietrasanta, con i carri un po’ più piccoli, ma nella cittadina versiliese nota come la “piccola Atene” le contrade si sfidano anche in un seguitissimo Festival musicale e con scenette umoristiche in dialetto.
Di solito la creatività e la satira dei carristi si concentra sui personaggi del momento, spesso politici o televisivi, ma ci sono alcune maschere tradizionali che sono degne di essere raccontate.
La più famosa maschera è quella di Firenze e del teatro fiorentino: Stenterello. Nacque dalla fantasia dell’attore fiorentino Luigi del Buono alla fine del ‘700, periodo in cui il teatro diventa più popolare e nascono personaggi come Arlecchino e Pulcinella con i loro costumi e caratteri ben definiti. A Firenze Stenterello è vestito di stracci, è un chiacchierone brioso con un aspetto gracile, da qui il nome che evoca appunto qualcuno cresciuto a stento.
Le maschere tipiche di Viareggio, Burlamacco e Ondina, nacquero negli anni ‘30, ma già nel 1873 sfilavano carrozze addobbate a festa nel cuore della città vecchia. Nel 1930 uscì il famoso manifesto del pittore futurista Uberto Bonetti per pubblicizzare il Carnevale viareggino e così nacque Burlamacco. Il costume è un mix tra il cappello di Rugantino, un costume a scacchi che richiama quello di Arlecchino, la gorgiera bianca di Capitan Fracassa e un pompon, come quello di Pierrot. A pensarci bene, anche il nome ricorda vagamente un personaggio del Decameron, Buffalmacco, nome che comunque gli fu assegnato alcuni anni dopo, per la precisione nel 1939.
Ondina, raffigurata con un costume da bagnante, fece la sua prima apparizione nel manifesto del Carnevale del 1931, accanto a Burlamacco. Come si deduce dal costume, Ondina nacque per rappresentare il simbolo della stagione balneare e per pubblicizzare le vacanze estive lungo la costa viareggina.
Un’altra maschera da ricordare, sicuramente la meno conosciuta, è quella di Re Giocondo. Eppure, stiamo parlando del personaggio festeggiato in uno dei Carnevali più antichi d’Italia, che si tiene a Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo. Di origine contadina, risale al 1539 e il suo emblema è questo fantoccio gigante fatto di stracci e paglia con una corona reale in testa e il corpo imbottito di petardi. L’antichissima tradizione vuole che il fantoccio venga dapprima celebrato facendolo sfilare sul carro, poi però, alla fine del periodo carnevalesco, verrà letto il suo testamento scritto in rima e infine sarà condannato ad essere bruciato nella piazza principale del paese.
Il Carnevale toscano, con le sue maschere immortali come quelle di Stenterello, Burlamacco, Ondina e Re Giocondo, continuerà ad alimentare l’immaginazione e la satira popolare. E allora cosa aspettiamo? Indossiamo una maschera e uniamoci alla festa, tra carri imponenti e feste rionali. Buon Carnevale a tutti!
Alessia Casini


