Si discute sull’aumento dei prezzi dei biglietti per poter ammirare le bellezze di Firenze. Aumenti che, in vigore dal 1° febbraio, variano dal 30 al 50%. Facciamo un rapido riepilogo: il polo museale di Accademia e Bargello costa 20 euro (prima 16), Palazzo Vecchio 18 (prima 12,50). E che dire degli Uffizi, che dal primo gennaio costano 25 euro. Cifre importanti, non c’è ce dire. Ma se andiamo a vedere quanto costa entrare al Louvre, al Musée D’Orsay di Parigi, alla Tate Gallery di Londra o al museo Van Gogh di Amsterdam, tanto per citare alcune mete culturali prestigiose, capiamo subito che i prezzi di Firenze sono adeguati. La cultura costa e i biglietti non possono essere a prezzi stracciati. Perché se lo sono i soldi per mantenere certe strutture devono gioco forza arrivare da altre parti. E indovinate un po’ da dove? Dallo Stato.
Fatta questa premessa, ben vengano gli sconti (per i gruppi, gli studenti e gli anziani) così come le giornate gratis ai musei, possibilmente da aumentare. Perché la cultura deve essere a disposizione di tutti, almeno alcuni giorni all’anno.
Interessante anche l’idea delle tessere-abbonamenti, con cui, ad esempio, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta promuovono le loro realtà culturali: 500 musei, 365 giorni di validità per visitare mostre, residenze reali, ville, castelli, giardini, fortezze, siti archeologici, collezioni pubbliche e private. Interessanti i prezzi: i ragazzi fino a 14 anni pagano 40 euro, dai 15 ai 26 anni 62 euro, agli over 65 sono richiesti 80 euro, a tutti gli altri 87 euro (per una sola regione il costo è inferiore). E sono previste anche convenzioni con dopolavoro, carta del docente, carta della cultura giovani e altre iniziative.
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