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Quale futuro per l’area del vecchio ospedale Santa Chiara di Pisa?

- Politica, Primo piano
4 Gennaio 2026

Il futuro dell’area dell’ospedale Santa Chiara di Pisa è un tema di estrema importanza per chi ha a cuore l’interesse della città della Torre. Ancor di più visto che l’area è proprio a ridosso della piazza più bella del mondo. Sono passati già dodici anni da quando è stato approvato il Piano Recupero e, al momento, vi sono non poche difficoltà a vendere l’area in questione, con offerte decisamente al ribasso. Di questo e altri temi abbiamo parlato con Riccardo Ciuti, segretario unione comunale Psi, e Carlo Sorrente, segretario provinciale Psi.

Cosa ne pensate del futuro del Santa Chiara?
“Non sta nel suo affidamento al mercato immobiliare, ma nel ruolo di governo dell’amministrazione comunale. A oltre 12 anni dall’approvazione del Piano di Recupero firmato dal prestigioso architetto Chipperfield, e quindi a piano ormai scaduto, si registrano nuove difficoltà a vendere il complesso del Santa Chiara. Le offerte presentate per l’acquisto arrivano a malapena a un terzo del valore stimato; probabilmente qualcuno può pensare che si debba modificare quel Piano incrementando l’appetibilità dell’investimento con incrementi di volumetrie o introduzione di destinazioni d’uso remunerative richieste dal mercato, sfruttando la contiguità con una delle piazze più famose d’Europa: questo sarebbe una sciagura”.

Per voi cosa si dovrebbe fare?
“Alla base del mancato decollo della riconversione del complesso ospedaliero c’è la mancanza di una regia attiva da parte dell’Amministrazione Comunale che sin dal momento dell’approvazione del Piano, 2013, dopo aver definito i vincoli alla trasformazione e alcune linee di intervento di natura edilizia, si è affidata completamente al mercato. E il mercato, finora, non ha risposto, vuoi per la mancata dismissione dalle funzioni ospedaliere, che consegue al ritardo nel completamento del nuovo ospedale a Cisanello, rendendo indisponibile la gran parte dell’area, vuoi per la dimensione troppo grande, fisica ed economica, che rischia di scoraggiare gli investitori”

Quindi non era giusto far decidere al mercato?
“La scelta di affidare al mercato le scelte d’uso di una parte così importante della città storica, usandola esclusivamente come fonte di finanziamento del nuovo ospedale, se poteva apparire sbagliata nel 2023, lo è sicuramente di più oggi, che vede i problemi della città aggravati e alla cui soluzione, o comunque attenuazione, l’area potrebbe dare un contributo fondamentale”.

In che modo?
“Pensiamo al tema delle abitazioni per gli studenti, non solo in termini di necessità di assicurare una nuova offerta a prezzi di locazione accessibili, ma anche al contrasto dell’espulsione degli abitanti tradizionali che la domanda di alloggi a breve termine ha prodotto nel centro storico, pensiamo al tema della mancanza di spazi dedicati alla vita sociale dei giovani che con situazioni di mala movida in molte piazze del centro storico; pensiamo alla crescente dilatazione geografica che sta assumendo il sistema delle sedi universitarie; pensiamo alla bassa qualità del sistema dell’accoglienza del turismo in città. A queste tematiche l’area di Santa Chiara potrebbe contribuire a dare risposte positive, ma solo in un quadro di iniziativa concertata da parte delle principali istituzioni amministrative e culturali cittadine, aperta alla partecipazione dei privati, ma sotto una autorevole guida politica dell’Amministrazione comunale, con la revisione del Piano di Recupero e alla ridefinizione delle modalità di utilizzo del complesso e all’individuazione dei soggetti attuatori”.

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