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Trasformò il suo dolore in bellezza, Antonio Ligabue agli Arsenali Repubblicani di Pisa

- Eventi, Primo piano
31 Dicembre 2025

Durante le vacanze di Natale ci sono momenti di stasi tra un pranzo pantagruelico e l’altro che possono essere riempiti in maniera intelligente. A Pisa, per la bisogna, si può intervenire andando agli Arsenali Repubblicani, presso la Cittadella, in direzione del mare, che in questo periodo ospitano l’interessante mostra pittorica “Antonio Ligabue. Il Ruggito dell’anima”. Vi sono esposte alcune decine di quadri dei 1050 dipinti in vita dal noto pittore nato in Svizzera nel 1899 e deceduto a Gualtieri (Re) nel 1965. Proprio la ricorrenza dei sessant’anni dalla sua dipartita ha spinto l’organizzazione culturale Artika a mettere in mostra alcune delle sue opere in collaborazione con Beside Arts e il patrocinio della Fondazione A.A.Tota per Antonio Ligabue e del Comune di Pisa.

Scultore e pittore autodidatta dalla vita minata dalla malattia mentale per cui i suoi concittadini lo chiamavano “Toni al mat”, Ligabue è stato una figura di grande spessore artistico e fascino nella storia della pittura italiana del secolo scorso. Espulso, orfano e solitario, dalla Svizzera in cui era nato da famiglia di emigrati, visse emarginato sull’argine del Po, in mezzo ad una natura da lui riprodotta attraverso scene campestri costellate quasi soltanto da animali tra cui spiccano galli in lotta, esotici grossi e aggressivi felini rappresentanti i suoi profondi disagi interiori. Non mancano neppure molti autoritratti, sempre un po’ diversi, con cui rivendicava la sua presenza in un mondo che lo emarginava e dove si notavano testimonianze delle sue tragedie interiori attraverso i tagli effigiati nel suo volto.

Grazie all’arte questa singolare figura di pittore ha potuto urlare il suo dolore, la sua angoscia, la sua disperazione in modo catartico, liberatorio. Il suo dolore si è trasformato in bellezza potente e universale. Il suo stile, frutto non di insegnamenti accademici ma di puro talento esploso in giovane età durante un ricovero in manicomio, anche se spesso avvicinato alla pittura naif, si può definire espressionista. Le sue vigorose e colorate pennellate sono state realizzate senza alcun lavoro preparatorio, su faesite, materiale composto da fibre di legno utilizzato da aziende della sua zona e reperite gratuitamente dal pittore in evidenti difficoltà finanziarie.


Gli sono state riconosciute dai critici soprattutto tre doti. Una forte memoria fotografica insieme alla capacità di saper cogliere le caratteristiche dell’ambiente in cui viveva, la precisione e la cura di dettagli e simboli presenti nella tele, a cui va unita la sua innata perizia nella tecnica pittorica. Scacciato dagli umani, che cercava di compiacere ogni tanto regalando alcune delle sue opere ai contadini del posto, ha vissuto in questo suo mondo magico e primitivo esprimendo il suo malessere al pari di altri pittori di valore come James Ensor, Edvard Munch e Vincent Van Gogh. E molti lo hanno accostato al tormentato pittore olandese per i suoi variopinti tratti cromatici e il ripetuto uso di autoritratti.

Una mostra, aperta fino al 2 maggio 2026, degna di attenzione sia per il suo alto valore artistico che per la testimonianza di una vita tormentata ma nobilitata dal talento espressivo.

Guido Martinelli

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