Solo chi ha avuto oppure ha un parente o un amico che soffre di Alzheimer sa quanto sia terribile questo morbo che ti prende i ricordi e ti cancella la vita. Eppure ci sono anche notizie positive, come il Caffè Alzheimer di Scandicci (Firenze), uno spazio per persone malate e per i loro familiari, promosso dalla cooperativa sociale Nomos. Un luogo dove si può accedere liberamente trovando ascolto e facendo attività creative e ricreative.
Di recente Il Caffè ha organizzato il progetto “Tazzine di ricordi” al Giardino delle Tate, asilo privato convenzionato di Scandicci, promuovendo alcuni incontri con i bambini dell’asilo e gli anziani: hanno fatto merenda insieme e svolto attività esperienziali con musica, palle morbide e teli colorati con educatrici, operatori, musicoterapeuti e arteterapeuti.
Elena Poli, psicologa, referente del progetto per Nomos, ha raccontato che la signora Daniela, insieme al marito, ha iniziato a seguire le indicazioni date della psicoeducatrice durante gli incontri, riscontrando che “il suo modo di comportarsi, relazionarsi e comunicare avevano effetti positivi anche sui suoi scatti d’ira e il cambiamento che avviene in lei ha aiutato il marito a rasserenarsi. Hanno notato un miglioramento dell’umore”. Daniela ha iscritto il marito non solo al Caffè Alzheimer ma anche gli Atelier Alzheimer, laboratori strutturati per chi vive il problema ella demenza.
Il progetto “Tazzine di ricordi” si è svolto, con una frequenza mensile, dal febbraio 2024 all’ottobre 2024, coinvolgendo dodici anziani, con i loro caregiver, e 18 bambini. Durante l’attività è stata compilata una scheda di osservazione e monitoraggio, sia per gli anziani che per i bambini; nella scheda è stato attribuito un punteggio relativamente al grado di partecipazione, coinvolgimento, attivazione e al comportamento (in termini di presenza o meno di manifestazioni quali ansia, irritabilità o altro).
“I risultati sono stati positivi – racconta la psicologa Poli -. Quegli incontri sono stati un dono per tutti: per i bimbi, perché accrescevano le loro conoscenze sulla vita; per gli anziani, che ritrovavano lo scintillio all’esistenza; ma anche per tutti noi operatori, che abbiamo avuto modo di sperimentare quanto la paura del ‘diverso’ sia infondata e inconsistente. Gli esiti positivi del progetto indicano l’opportunità di replicare l’iniziativa e di approcciarsi anche alla scuola dell’infanzia”.
Una piccola esperienza di cui ci è sembrato doveroso parlare. Crediamo sarebbe opportuno che iniziative come queste divenissero “normali” in ogni provincia della nostra Toscana, e non solo.
Foto: Ufficio stampa

