Non tutti conoscono la piccola e amatoriale casa cinematografica pisana denominata Ruben Film. Ne parliamo oggi convinti che stia svolgendo un lavoro apprezzabile e sicuramente prezioso, che merita di essere conosciuto. Per farlo abbiamo incontrato Giovanni Ferrari e Maurizio Ierardi, due pisani innamorati della loro terra e appassionati di storia, ma soprattutto due grandi amici sin dalle scuole medie. Dopo una vita lavorativa, entrambi funzionari, uno in banca e l’altro in Comune, hanno deciso di dedicarsi alla ricerca storica sulle più belle chiese pisane e di realizzare dei video, di volta in volta sempre più accurati. Li abbiamo intervistati per cercare di saperne di più.
Quale è stata la spinta iniziale e quale il vostro primo video?
Maurizio: “Il desiderio di dedicarci alla nostra passione e la consapevolezza che, pur vivendo la città, le chiese non sono conosciute come si dovrebbe ed alcune spesso sono chiuse e visitabili soltanto in alcune occasioni. Riteniamo che attraverso i nostri approfondimenti sui luoghi di culto, si possa meglio comprendere anche la storia del nostro territorio. C’è totale fiducia e collaborazione tra di noi, fondamentale per la riuscita dei nostri progetti. Il nostro primo video lo realizzammo nel 2020 per la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno”.
A chi vi rivolgete?
Maurizio: “Ai turisti, ma non solo. L’intento è raccontare la storia della nostra città a chi è curioso di saperne di più, a quelle persone che poi torneranno a visitare una chiesa con occhi diversi”.
Come siete partiti in questa avventura?
Giovanni: “Avevamo a disposizione dei mezzi non performanti come quelli di adesso, a partire dalla telecamera e dai costumi realizzati in maniera semplice. L’entusiasmo però era alle stelle e il risultato ci incoraggiò a continuare. La collaborazione con i parroci è fondamentale: sono sempre molto gentili e disponibili, ci lasciano liberi di girare quando vogliamo. Successivamente abbiamo girato altri otto video: San Piero a Grado, San Pierino, San Martino, San Michele degli Scalzi, San Sepolcro, San Sisto, la Cattedrale e Santa Caterina”.

Che tipo di video realizzate e come sono strutturati?
Giovanni: “Una volta individuata la chiesa su cui lavorare, Maurizio inizia a documentarsi attingendo soprattutto alla sua biblioteca personale composta da circa centocinquanta volumi, tra cui anche libri antichi, sporadicamente, ci siamo anche avvalsi di materiale dell’Archivio storico. Terminata la ricerca, inizia a scrivere la sceneggiatura. Per rendere più coinvolgente il video non ci limitiamo a narrare la storia della chiesa ma realizziamo qualche scena rappresentando quei personaggi di spicco che l’hanno vissuta. Mettiamo in evidenza quelli che ci incuriosiscono di più che di volta in volta possono essere un frate, un santo e persino il costruttore stesso che si occupò della realizzazione materiale”.
Quindi vi avvalete anche di aiuti esterni?
Giovanni: “Dopo la prima esperienza abbiamo cercato qualche collaborazione preziosa e possiamo dirci fortunati in quanto il figlio di Maurizio, Alberto, è un attore che anni fa fondò insieme all’amico Giorgio Vierda, la Compagnia ‘La Ribalta’. Il loro è un valido aiuto per la realizzazione delle nostre scene attoriali perché con il loro contributo ci spingono a fare sempre meglio. Inoltre, abbiamo perfezionato la realizzazione dei costumi d’epoca ricorrendo alla professionalità del Laboratorio Brumier di Lucca, un’eccellenza nel campo della sartoria teatrale. Una volta terminate le riprese, io inizio a lavorare al montaggio, una fase molto delicata del lavoro che richiede una pazienza infinita. Quello è il momento in cui si assembla tutto il materiale e bisogna individuare le luci più appropriate, togliere rumori inopportuni, cercare le musiche giuste in rete, tra quelle gratis ovviamente”.
Maurizio: “Devo dire che Giovanni è veramente bravo oltre ad avere una pazienza certosina, cura ogni particolare, riesce anche a modificare le musiche togliendo o aggiungendo gli strumenti a suo piacimento, rendendo il tutto perfettamente inerente alla storia. Naturalmente ogni correzione viene fatta di comune accordo fino alla conclusione del lavoro che poi viene caricato su YouTube“.

Qual è il video che ha riscontrato maggior successo?
Maurizio: “Senza dubbio il riscontro maggiore lo avemmo sulla chiesa di San Michele degli Scalzi. Ottenne un numero veramente alto di visualizzazioni, in effetti era ricco di riferimenti e curiosità sulla società del tempo fino ai giorni nostri, scorreva bene e piacque molto. In quel video venivano ricordati tra le altre cose, antichi mestieri quali lo zoccolaio, il lattaiolo, il renaiolo e l’importanza del lavoro degli ortolani che rifornivano di verdura i mercati di Pisa coltivando gli orti diffusi nelle campagne adiacenti la chiesa, tutte figure tipiche del secolo scorso. Da allora cerchiamo sempre di inserire qualche momento particolare nei nostri video, a volte abbiamo perfino osato far incontrare personaggi vissuti in epoche diverse”.
Perché la vostra casa cinematografica si chiama Ruben?
“In latino ruben vuol dire rosso. Lo stemma della città di Pisa è rappresentato dalla bandiera rossocrociata. La bandiera rossa, inizialmente senza la croce, fu concessa alla Repubblica di Pisa da Federico Barbarossa”.
C’è un progetto futuro che vi piacerebbe realizzare?
Maurizio: “Per il futuro il progetto immediato è realizzare i nostri filmati per le chiese più importanti come Santa Maria della Spina, la Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, e quelle di San Francesco e San Matteo. Dovremmo darci da fare in quanto ogni video richiede diversi mesi di lavoro. Ci piacerebbe inoltre occuparci delle chiese scomparse utilizzando foto d’epoca e consultando esperti del settore. Un’altra cosa che abbiamo in mente è la pubblicazione di un libro in cui racchiudere i nostri lavori magari con QRcode annessi, un sistema che abbiamo già utilizzato in alcune chiese dove con l’autorizzazione dei parroci
abbiamo installato piccoli pannelli fruibili con il cellulare dai visitatori”.
Giovanni: “Saremmo anche felici di poter assistere con i nostri concittadini alla proiezione dei video, magari nella chiesa stessa in cui sono stati realizzati oppure in un altro luogo di aggregazione, significherebbe molto per noi, una grande soddisfazione da condividere con un pubblico in carne ed ossa e non solo virtuale”.
Ci sembra, quest’ultima, un’ottima idea. L’augurio è che, magari dopo aver letto questo articolo, qualcuno possa rendere possibile questo desiderio. Sarebbe un bel regalo per chi ama Pisa e un giusto riconoscimento per Maurizio e Giovanni.
Marina Sacchelli

