Cari lettori, di recente mi è capitato di rileggere cosa scrisse il mio babbo qualche anno fa sul presepe. Era un ricordo struggente di quando era bambino, negli anni Trenta. Ve ne ripropongo uno stralcio qui di seguito e, in fondo, il link per rileggerlo nella sua interezza, per chi volesse farlo.
Il presepe è una parte importante della nostra cultura e delle nostre tradizioni, anche in Toscana. Non vogliamo assolutamente strumentalizzare questo simbolo però ci piace il presepe e ci permettiamo di chiedervi un regalo di Natale… Potreste scattare una foto al vostro presepe che avete fatto in casa vostra e mandarcela? Usate pure i nostri canali social (Facebook o Instagram) oppure mandateci una mail a questo indirizzo: info@larno.it.
Grazie a tutti, di cuore!
Il mio presepe finito sotto le macerie
di Renato Sacchelli
Da bambino vedere il presepe nelle chiese e nelle case della mia terra, la Versilia, mi ha sempre fatto provare belle sensazioni. Ricordo quando, insieme alla mamma e a mio fratello Sergio, visitai per la prima volta quello allestito nella chiesa di Vallecchia (Pietrasanta), l’antica Pieve di Santo Stefano. Era stato allestito utilizzando statuine vecchie di secoli e, proprio per questo, doveva avere un gran valore.
Ai tempi in cui frequentavo l’asilo Delâtre di Seravezza, in una fredda sera d’inverno vicina alle feste natalizie, appena sparecchiata la tavola della cucina annerita dal fumo del camino e scarsamente illuminata da una lampada a petrolio, mia mamma vi pose una scatola. La aprì e vidi che al suo interno erano state avvolte con minuziosa cura, nella carta di giornale, diverse statuine di gesso che sarebbero servite per allestire il nostro presepe. Le aveva acquistate in un negozio seravezzino. Rivedo i volti del babbo e della mamma e i bagliori sprizzanti dai loro occhi felici quando notarono che quel dono aveva riempito di gioia il cuore dei loro due bambini (gli altri due miei fratelli ancora dovevano nascere).
In quel periodo mio padre lavorava su una cava del Trambiserra. Quando a causa del maltempo, specie d’inverno, non poteva raggiungere il posto di lavoro, la mamma soffriva perché sapeva che senza i soldi guadagnati da mio padre non avrebbe potuto pagare la spesa che faceva ogni giorno per darci da mangiare. Fortunatamente i titolari delle botteghe segnavano su un apposito registro gli importi della spesa fatta dalle donne, annotando ovviamente anche la data. E appena i cavatori ricevevano la “quindicina” (si riceveva il salario ogni due settimane) andavano a saldare il conto. Si deve al credito fatto da queste piccole botteghe se negli anni della mia fanciullezza molte famiglie sono riuscite a sopravvivere dignitosamente. Mia madre per molti anni si servì della bottega di generi alimentari situata a Riomagno, gestita dalla signora Onorina e da suo marito, un invalido, non ricordo se del lavoro o di guerra.
Il bellissimo presepe ricevuto in dono mi ha sempre fatto pensare ai sacrifici che devono aver fatto i miei genitori per comprarlo, viste le loro ristrettezze economiche. Quando i tedeschi, nella tragica estate del 1944, fecero saltare in aria molti edifici di Seravezza (posta sulla famigerata Linea Gotica), vi era anche la nostra casa, in località Ponticello. Così anche il mio presepe finì sotto un cumulo di macerie, insieme ai nostri ricordi più belli…

