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Mauro Viviani: “Vi spiego perché allenare è un’arte”

- Sport
5 Dicembre 2025

È uscito l’ultimo libro di Mauro Viviani, allenatore di calcio ed ex giocatore. Si intitola “Allenare è un’arte” (ed. Calzetti Mariucci). Viviani è stato vice allenatore del Pisa ai tempi della presidenza Anconetani dal 1988 al 1993, anno in cui fu promosso allenatore titolare. All’ombra della Torre è stato 5 anni, 2 in A e tre in B. Inoltre è stato nel Perugia come vice di Castagner, ottenendo una promozione in serie B.

Grazie, Mauro, per la tua disponibilità, di cosa ti occupi attualmente?

“Tengo dei corsi online di aggiornamento per la scuola allenatori della Figc ed anche per il Csain, un ente sportivo affiliato al Coni”.

Hai scritto un nuovo libro sul calcio. Ci puoi spiegare il titolo?

“Tenendo questi corsi da una quindicina di anni, allo scopo di formare i futuri allenatori, mi sono reso conto che non è una cosa semplice fare l’allenatore. Leggendo il libro credo si possano apprendere i rudimenti del mestiere e migliorarsi. Il libro affronta la terminologia tecnica, l’allenamento, la tattica e tocca anche il tema del settore giovanile. Spero possa essere utile a chi si appresta a fare l’allenatore o lo è già. Io sono diversi anni che alleno ma molte cose le ho dovute comunque approfondire, anche perché il mestiere si evolve in continuazione”.

Come si può fare per acquistarlo?

“Si può trovare online dagli editori Calzetti e Mariucci richiedendolo all’indirizzo email r.calzetti@calzetti-mariucci.it“.

Ilario Castagner e Mauro Viviani

Hai scritto altri libri in passato?

“Sì, diversi. Il più bello di tutti secondo me è quello scritto sul presidente Romeo Anconetani dal titolo ‘Il signor nessuno e il Presidente’. Il signor nessuno sarei io, perché prima di arrivare al Pisa avevo allenato in Promozione”. 

Sei stato calciatore, di ruolo di difensore, che bilancio trai da quella esperienza?

“Da calciatore avevo iniziato benissimo, fui acquistato dal Torino ma mi spaccai subito il ginocchio dopo 3 settimane. Poi mi ripresi piano piano e mi ingaggiò il Genoa. Ero bravino però il ginocchio non mi ha mai dato pace, poi sono andato a giocare in D e la carriera è andata scemando. Praticamente non correvo e mi si gonfiava sempre il ginocchio ed allora iniziai a fare l’allenatore ed è andata meglio”.

Hai allenato il Pisa ai tempi della presidenza Anconetani, prima come vice e poi come titolare. Cosa ricordi di quel periodo?

“È stato un sogno, una cosa bellissima, per me che ero livornese. Me lo chiedono in tanti, e ti dico con sincerità, ho avuto più ‘”‘fastidi’ dai tifosi livornesi (ride! ndr) perché allenavo a Pisa, mentre dai tifosi nerazzurri ricordo di aver ricevuto solo incoraggiamenti e applausi nonostante fossi livornese, non hanno fatto caso alla mia provenienza”.

Viviani e Romeo Anconetani

C’è qualche aneddoto curioso che ti va di raccontare vissuto con il presidente Anconetani?

“Ce ne sarebbero milioni. Per esempio a Catanzaro, dopo una partita persa sfortunatamente, mentre eravamo all’aeroporto di Lamezia Terme (c’eri anche te, caro Schiaccia) l’aereo che doveva riportarci a Pisa andò ad Udine a prendere il Napoli, invece di venire subito da noi. Così, anziché partire alle 19.30 decollammo a mezzanotte e mezzo, atterrando poi al Galilei alle 3 di notte. Una cosa che ci scombussolò tutta la trasferta. Romeo era su tutte le furie, ed aveva ragione. Quando arrivarono i piloti non gliele mandò certo a dire e loro non volevano più partire. Io e Luca Giannini andammo all’ufficio della Polaria e riuscimmo a convincere i piloti a partire”.

Sei rimasto in contatto con giocatori e tecnici di quel periodo?

“I giocatori li sento spessissimo, i tecnici anche. Quando dal Pisa andai al Perugia ero con Ilario Castagner, siamo stati un paio di anni assieme”.

Sull’esperienza a Perugia cosa ci puoi raccontare?

“Anche a Perugia, come del resto a Pisa, sono stati anni bellissimi. Del resto anche Gaucci era un personaggio alquanto particolare”.

Hai avuto modo di seguire il Pisa attuale?

“Certo che lo seguo e mi sono fatto l’idea che sia una buona squadra, che ha tutte le possibilità per raggiungere gli obiettivi che si è posto. Una cosa, però, non mi torna tanto bene, nel senso che il Pisa viene classificata come squadra ‘medio-piccola’ in serie A ed allora quando giochi contro l’Inter dovresti giocare per quello che sei, una medio-piccola appunto. Se invece giochi troppo a viso aperto questo può influire negativamente perché se non riesci a fare gol e gli altri ti fanno un tiro e segnano, può diventare un grosso problema. Sono convinto e spero tanto che il Pisa ce la faccia a salvarsi, però, secondo me, ma il mio è solo un semplice consiglio, forse la squadra dovrebbe essere meno ‘spavalda’ e frenarsi un po’, considerando che deve giocare per la salvezza”.

A livello di giocatori chi ti ha più colpito positivamente?

“Mi piace  molto Tramoni, poi il capitano Antonio Caracciolo, Canestrelli, Calabresi. Ma ripeto, il Pisa è una buona squadra nel suo complesso, con ottimi giocatori”.

Quali differenze percepisci fra il calcio attuale e quello dei tuoi tempi?

“Quello attuale si basa soprattutto sul pressing e molte squadre non ti danno la possibilità di esprimerti per quello che sei, quindi bisogna avere una velocità di pensiero incredibile ed essere tecnicamente molto validi. Prima vi era più tempo per pensare, adesso c’e troppa frenesia. A livello tecnico, secondo me, prima erano migliori i giocatori. Ora corrono di più”.

Maurizio Ficeli

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